Il Napoli a volte manca di serietà. Gli interrogativi sul rendimento difensivo degli azzurri spaziano tra la tattica, la condizione atletica e le qualità tecniche. Tuttavia c’è un aspetto che viene trascurato: la serietà. Negli ultimi quattro campionati il Napoli per due volte è risultato come la squadra con la migliore difesa tra tutti i principali campionati europei. Per ben due volte, dato non da poco, quella che ha subito meno gol di tutte le squadre europee dei campionati più importanti e difficili. 

Una volta per merito di un reparto con un Kim in stato di grazia e di un gioco talmente efficace in fase di costruzione e in fase offensiva da tenere alla larga le squadre avversarie dalla propria area di rigore senza necessità di arroccarsi. Il Napoli del terzo scudetto registrò numeri da record in un sistema di gioco in cui ogni fase sosteneva l’altra direttamente e indirettamente.

La seconda volta, l’anno del quarto scudetto, il Napoli ha vantato numeri da record in difesa grazie all’attenzione di Antonio Conte a una fase da lui ritenuta decisiva per conquistare la vetta della classifica e con una capacità di adattamento e di rotazioni che ha coinvolto interi reparti dediti a quella fase. Soprattutto con una capacità di concentrazione e di resistenza tali da condurre la sofferenza a trasformarsi in un’arma a proprio favore.

In queste prime 8 giornate di campionato il Napoli ha subito 10 gol, in Champions ne ha subiti 7 in appena 3 gare. 17 gol subiti in 11 partite sono veramente tanti. Senza contare le volte in cui il Napoli è stato rimontato. 2-0 a Milano e 2-0 in casa con la Roma e i partenopei non sono riusciti a vincere, smentendo un altro dato storicamente a loro favore. Senza contare il vantaggio momentaneo ed effimero di Firenze e quello col Villareal. 

Le ragioni non vanno ricercate soltanto nelle difficoltà dovute alle assenze di alcuni calciatori, ma nell’atteggiamento generale, orfano di quella solidità prima di tutto mentale. A Milano con l’Inter, Rrahmani cade a terra senza ragione, senza un contatto significativo, e il Napoli subisce gol a causa di quel vuoto di marcatura. Con la Roma, sul 3-2, negli ultimi minuti, Beukema, subentrante, cade a terra (restandoci, poi rialzandosi e poi ributtandosi) senza che ci sia stato alcun contatto degno di nota con l’avversario (contravvenendo proprio a quanto detto da Allegri dopo l'episodio di Milano), liberandolo di fatto nell’azione del pareggio. In Spagna il passaggio corto e sbagliato di Politano regala il pareggio al Villareal. 

Col Como il Napoli subisce uno dei due gol sconfitta per un disimpegno malestro della difesa, così come a Venezia Lucca e Rrhmani in cooperazione confezionano lo svarione del gol vittoria del Venezia. Così come in altre gare il Napoli ha subito azioni pericolose a causa di passaggi avventati e distrazioni al limite del grottesco. L’elenco di situazioni ed episodi è davvero lungo quanto preoccupante. E l’aspetto appare ancora più paradossale se si pensa che dalla gestione di Allegri, che però non merita di essere imputato come primo responsabile, ci si sarebbe aspettati prima di tutto una grande attenzione difensiva.

Al di là dei dubbi che si possono sollevare sull’attendibilità di una rimostranza legata a fattori di natura atletica (in ottobre francamente appare davvero un alibi grottesco), i problemi di tenuta difensiva, senza troppi giri di parole, sono sempre più legati agli atteggiamenti dei singoli, in alcuni frangenti di natura inspiegabile per mancanza di lettura e cattiveria agonistica. Questo è un Napoli che in certi momenti manca di rispetto a se stesso.