Tre giorni fa, dopo un rocambolesco Genoa-Palermo 3-4, il presidente rossoblù Enrico Preziosi se ne uscì con un commento a caldo tanto schietto quanto politically uncorrect. "Siamo molto bravi a resuscitare i cadaveri". Una frase che ha scatenato un putiferio mediatico, con Maurizio Zamparini che in primis ha preteso le sue scuse.

Ora, non siamo di certo a quei livelli, ma quanto fatto dalla Lazio a San Siro contro gli uomini di Pioli si avvicina sensibilmente alla fantozziana diatriba tra i due numeri uno di cui sopra. Le testimonianze più fulgide? La prestazione da 7 in pagella di Kondogbia e lo show (gol più assist) di Banega. Non a caso, due tra gli uomini peggiori della stagione nerazzurra fino a qualche ora fa. E se due indizi non fanno una prova, allora eccovi servito il terzo: l'Inter non vinceva cinque gare interne consecutive in Serie A da maggio 2011.

Prima di qualsiasi analisi, è doveroso sottolineare il verdetto emesso da San Siro: la Lazio è grande solo con le piccole. Eccezion fatta per il pareggio di Napoli e il 3-1 inflitto alla Fiorentina, questa squadra ha ottenuto una pioggia di punti e di elogi soltanto quando si è trovata ad affrontare squadre di caratura inferiore. Contro Juventus, Roma, Milan e Inter, invece, zero punti messi a referto. E' proprio su questo aspetto che Simone Inzaghi dovrà maggiormente riflettere e lavorare, in vista della seconda parte di stagione.

Il 3-0 con cui Icardi e compagni hanno passeggiato nel secondo tempo (nelle prime frazioni i biancocelesti hanno incassato solo 3 gol dopo 18 giornate, nessuno ha fatto meglio) ha messo in mostra una vulnerabilità difensiva che mai era stata 'ammirata' fino a qui in campionato. Giusto per farsi un'idea, prima della Waterloo milanese Biglia e compagni avevano subìto appena 10 reti in 8 trasferte. E, andando a sviscerare una per una quelle di ieri sera, ci si rende conto che si tratta di un mix di errori di reparto e ingenuità dei singoli:

1-0 Banega: Milinkovic-Savic si fa rubare palla in uscita sulla trequarti dallo stesso argentino che dai 20 metri spara e trova l'angolino;

2-0 Icardi: De Vrij si lascia sfuggire l'attaccante interista che alle spalle lo sorprende e va a insaccare di testa su cross di D'Ambrosio;

3-0 Icardi: Banega taglia fuori l'intera difesa ospite calciando rasoterra la punizione su cui si avventa l'ex Sampdoria che, sganciatosi dalla marcatura, di potenza può tirare indisturbato verso Marchetti.

Ma se quella della retroguardia può essere facilmente liquidata come una semplice e isolata serata storta, il momento di forma di Ciro Immobile è un qualcosa di molto più vasto. L'ultimo gol del napoletano risale addirittura al 30 ottobre scorso: in pratica il piatto al volo contro il Sassuolo è stato l'ultimo centro del suo 2016. Assolutamente impossibile da pronosticare un paio di mesi fa. Da allora, 658 minuti di digiuno. Non solo: il calo del rendimento sotto porta si è rivelato direttamente proporzionale all'aumento del numero di volte in cui si è fatto beccare in fuorigioco. Questo, forse, è il segnale più allarmante, perché sinonimo di una manovra che non riesce più a inglobarlo a dovere nei suoi ingranaggi così come accadeva prima.

La profezia di inizio novembre, dunque, è andata in frantumi a soli 90 minuti dal traguardo. Un vero peccato.