Quindi se il Napoli vede “barcollare” la permanenza di Antonio Conte alla sua guida, lo deve all’ennesimo fallimento della nazionale? Prendendo per fondate le spinte di una parte consistente della stampa verso la scelta del mister leccese per la ricostruzione di una selezione nazionale nuovamente competitiva, la direzione di fondo nasce addosso agli equilibri che fino a poche settimane fa sembravano certi e consolidati nel club azzurro?

Le parole di Conte, da nessuno interpretate secondo una retorica sarcastica e per nulla allusiva, è giusto che trovino libera interpretazione da parte di chiunque, ma nella speranza di chi, e non sono in pochi, vorrebbe Antonio Conte lontano da Napoli vivacchia in malafede l’altra faccia delle dichiarazioni di un allenatore che ha ricordato a quella stessa stampa che pure l’anno scorso era stato praticamente dato di ritorno alla Juventus, quando i fatti hanno dimostrato la piena continuazione con De Laurentiis.

Tutto può succedere, è vero, anche che Conte torni ad allenare l’Italia, anche qui secondo una prospettiva di quattro anni, vista la necessità da parte del calcio nazionale di fare ritorno ai campionati del mondo. Prospettiva lunghissima, estenuante, secondo i nuovi codici temporali del calcio, e di certo impervia, vista la situazione in cui versa la nazionale e considerando la scarsa praticabilità di un progetto tecnico adeguato da parte di un allenatore che conduce il suo lavoro secondo altri riferimenti e altre esigenze.

Tuttavia in quel tutto può succedere il congedo di Conte dalla panchina del Napoli potrebbe dipendere da altri aspetti, eventualmente anche di natura interna o per ipotetiche offerte di maggiore forza economica da altre società. E a Napoli questo meccanismo è stato ampiamente sperimentato. Anche con gli ormai abituali condizionamenti esterni.