Il Napoli si è dato all’insidia. La guida di Conte evidentemente non sa fare a meno dei finali palpitanti. Una qualificazione in Champions che sembrava acquisita è stata messa in discussione da un rendimento da retrocessione. Dopo il successo sul Milan e il dimezzamento dello svantaggio dall’Inter il Napoli ha fermato le macchine. Un arresto probabilmente imposto da uno stress atletico che prima o poi avrebbe presentato il conto, o da altro che non si conosce.
Restano i numeri e una classifica che dice ancora secondo posto, ma con la Juve a due lunghezze e la Roma a tre. In mezzo un Milan in crisi, ma ancora nel pieno della lotta per un posto per l’Europa delle grandi. Gli azzurri nelle ultime cinque gare hanno vinto solo una volta, in casa con la Cremonese. Poi un pareggio sofferto a Parma, senza gioco, e due sconfitte interne con Lazio e Bologna.
Conte fino a poche settimane fa vantava tra i migliori rendimenti casalinghi d’Europa, come la difesa della scorsa stagione. Adesso il Maradona sembra essere diventato luogo ostile di una squadra avversaria di se stessa. Uno smarrimento immalinconito che a tratti sfiora l’indolenza. Un organico che ha dovuto affrontare decimazioni e cali di forma adesso non sopperisce più a vuoti tattici evidenti.
Il Napoli si muove male, si allunga, frammentandosi in un disequilibrio tattico in cui ci sono elementi che latinano all’ombra di se stessi. 6 reti subite in 5 partite aggravano ulteriormente la fase di copertura di una squadra che ha perso 8 gare. Tra le prime 6 solo la Roma ha fatto peggio. E con 8 sconfitte è un mezzo miracolo che il Napoli sia ancora secondo.
La reazione a un’annata contraria, causa infortuni e altri generi di avversità, è stata vanificata da un finale di campionato paragonabile a quanto fatto vedere due anni fa. Il Napoli di Conte sembra quello di Calzona, reduce da quello di Mazzarri e da tutto un disastro che a un certo punto anche quest’anno sembrava fare nuovamente capolino. La squadra di Conte avrebbe avuto tutte le carte in regola per chiudere il torneo superando gli 80 punti, firmando comunque un ottimo campionato. Invece il Napoli non ha saputo scongiurare quell’andamento post felicità tipico anche di altre stagioni successive alla vittoria dello scudetto.
I partenopei hanno iniziato a condurre la consumazione di energie per un sistema di gioco che è macchinoso e controproducente. Un calendario che sulla carta avrebbe dovuto favorire il finale di campionato si sta rivelando un gioco dell’oca in cui la casella stop un turno pare imperversare in ogni direzione. E i 3 punti che servono al Napoli per l’aritmetica qualificazione in Champions stanno maturando, pericolosamente, fino a uno sfinimento che inizia ad assumere forme preoccupanti di attesa.
La squadra si sta assumendo una responsabilità che in questo momento non può permettersi di sostenere. Se verrà, subito dopo una sospirata qualificazione in Champions, arriverà una resa dei conti. Si spera serena.