Con il senno di poi è sempre facile parlare e analizzare, ma la scelta della Juventus di scendere in campo con una maglia che ricordasse il passato ieri non è stata certamente una delle migliori idee della dirigenza.
La volontà era quella di ricordare i fasti del passato, delle stagioni vincenti della metà/fine anni '90. Uno scopo interessante, anche se la resa estetica della maglia non è stata delle migliori. La prestazione sul campo invece ha ricordato, molto da vicino, un passato decisamente più recente, in particolare quello delle stagioni vissute sotto le guide di Thiago Motta e Igor Tudor. Per di più il passo falso di ieri pomeriggio della Vecchia Signora non è certamente un fulmine a ciel sereno, anzi già nelle ultime uscite si era visto un atteggiamento per lunghi tratti un atteggiamento ben più remissivo ed incline all'errore rispetto a solamente poche settimane fa.
Le prime certezze sono venute meno dopo l'episodio che ha sciaguratamente coinvolto Pierre Kalulu nella partita persa contro l'Inter. Il secondo colpo di piccone è stata l'uscita per infortunio di Bremer durante la sfida di Champions League di Istanbul e così si è arrivati al match di ieri con tante mancanze: due giocatori fondamentali e, soprattutto, tantissime sicurezze in meno.
Viste le assenze Spalletti ha provato a rifugiarsi nella difesa a tre, sperando di trovare maggiore solidità nonostante le assenze dei già citati Kalulu e Bremer. In campo dunque davanti a Di Gregorio sono andati Koopmeiners sul centro-sinistra, Kelly in mezzo e Gatti sul centro-destra. In particolare l'inglese era chiamato a riscattarsi dopo la brutta prestazione in campo europeo, mentre agli altri due era richiesto semplicemente di sbagliare il meno possibile. Sugli esterni nessuna novità con Cambiaso a sinistra e McKennie a destra, in mezzo la consueta coppia Locatelli-Thuram e in attacco spazio a Yildiz e Miretti dietro a Openda schierato in luogo di un David in non perfette condizioni fisiche.
La fragilità juventina si è palesata in tutta la sua potenza al 12 minuto di gioco: passaggio errato di McKennie verso il centro della difesa con la sfera che arriva tra i piedi di Douvikas, l'attaccante comasco vede e premia la sovrapposizione di Vojvoda con l'ex granata che entra in area e calcia sul primo palo una conclusione che non sembrava esattamente irresistibile, ma che l'ennesimo intervento goffo di Di Gregorio trasforma in gol. La Juventus, per la tredicesima volta in questa stagione, subisce una rete al primo tiro degli avversari nello specchio della porta. La squadra di qualche settimana fa avrebbe reagito con ferocia, gettandosi alla ricerca immediata del pareggio, invece l'attuale Vecchia Signora è tornata ad essere una squadra emotivamente in difficoltà e che si è consegnata mani e piedi al possesso palla avversaria, fino a venir punita con un contropiede a dir poco perfetto per la rete del definitivo 0-2.
Se c'era un momento della stagione in cui dover evitare questo tipo di situazione era proprio questo. L'ultima vittoria dei bianconeri risale addirittura al 1 febbraio (4-1 rifilato al Parma), da allora sono arrivate quattro sconfitte (Atalanta in Coppa Italia, Galatasaray in Champions League, Inter e Como in campionato) ed un pareggio (Lazio, in campionato). Un ruolino di marcia decisamente inaccettabile per una squadra che, teoricamente, ha velleità di qualificarsi alla prossima edizione della massima competizione europea per club, traguardo che in questo momento sembra più difficile di quello che racconta la classifica. I bianconeri si sono persi, di nuovo, mentre le sue competitor sembrano più affamate e non mostrano più alcun timore reverenziale nei confronti della società più vincente del calcio italiano.
Gettare la croce sui singoli sarebbe un esercizio di stile francamente superfluo, anche se i giocatori con maggiori responsabilità sono facilmente individuabili. Come diceva Al Pacino in uno degli sport movie più belli di sempre "O risorgiamo adesso, come collettivo, o saremo annientati individualmente". La Juventus ora deve ritrovare rapidamente quel collettivo che gioiva ampiamente dopo la vittoria sul Napoli se vuol tornare ad essere una concorrente credibile per la qualificazione alla Champions e non c'è nessun modo migliore di una vittoria, magari una clamorosa impresa già a partire dalla sfida di ritorno contro il Galatasaray.