La settimana scorsa da queste colonne vi ho raccontato di una Juventus vittoriosa, ma con tre punti figli di una prestazione piuttosto incolore. Dopo appena sette giorni la situazione si è completamente ribaltata: i bianconeri hanno offerto una prestazione di ottimo livello, dominando in lungo ed in largo la partita contro il Lecce, ma chiudendo con misero pareggio per 1-1, risultato figlio di almeno due episodi chiave che hanno inevitabilmente e definitivamente indirizzato il tabellino. Ma partiamo dall'inizio.
In vista della sfida contro il Lecce Spalletti decide ad affidarsi a quella che sembra essere ormai la sua formazione tipo, ma con una variazione dal punto di vista tattico in fase di possesso. Schierata inizialmente con il solito 3-4-2-1 la Juventus in costruzione diventava a tutti gli effetti un 4-2-3-1 con McKennie che dall'esterno andava a tagliare verso il centro, liberando di fatto la fascia per Conceicao e Kalulu, mentre dall'altra parte Cambiaso partiva da posizione "ibrida" e andando a creare spesso una sovrapposizione su Yildiz, con i bianconeri che di fatto andavano ad aggredire la metà campo avversaria con almeno sette uomini, vista anche la vicinanza di uno dei centrocampisti centrali. Dall'altra parte il Lecce ha eretto un vero e proprio fortino davanti e Falcone, con il tassello debole rappresentato dal giovanissimo Matias Perez, schierato a sorpresa sul lato di Yildiz. Nella prima mezz'ora di partita il cileno ha mostrato spesso di non essere allo stesso livello dell'avversario, facendosi saltare quasi puntualmente, anche se i suoi vuoti difensivi non hanno portato a reti bianconere, anche per l'ennesima prestazione di grande livello del portiere Falcone.
Dopo un primo tempo letteralmente dominato ed in cui i bianconeri sono andati vicinissimi al gol in più occasioni, arriva la clamorosa beffa: Cambiaso gioca un pallone a memoria sulla linea difensiva, non accorgendosi della presenza dell'esterno leccese Banda. Il numero 19 giallorosso ringrazia del regalo, entra in area per evitare un possibile fallo di Bremer e lascia partire una conclusione precisa sul primo palo dove Di Gregorio non può intervenire. Si va dunque all'intervallo con gli ospiti immeritatamente in vantaggio.
La ripresa si apre con un cambio tra le fila della Juventus: a restare negli spogliatoi è Francisco Conceicao per l'ennesimo problema muscolare, dentro al suo posto Edon Zhegrova. Passano appena quattro minuti e i bianconeri trovano il meritato pareggio, grazie proprio alla mossa tattica voluta da Spalletti: su di un tiro-cross di Yildiz deviato dalla difesa del Lecce la sfera arriva tra i piedi di McKennie che, da vero centravanti, si trova nel posto giusto al momento giusto e trasforma l'azione in gol.
Al 62' arriva però l'episodio che decide il match. Sugli sviluppi di uno schema da calcio di punizione la Juventus si vede assegnata una calcio di rigore per fallo di mano su di una conclusione di David. Emulando quanto fatto qualche giorno fa dai calciatori del Milan con Nkunku, Locatelli e Yildiz decidono di affidare la massima punizione ai piedi dell'attaccante canadese. La conclusione dal dischetto è quanto di più lontano ci si potesse attendere da un centravanti affamato di gol: l'ex Lille tenta il cucchiaio, calciando male e senza riuscire ad alzare la parabola della sfera, con Falcone che riesce facilmente a respingere con i piedi nonostante si fosse già ampiamente tuffato verso il suo lato destro.
La partita, di fatto, si chiude in quel momento. La Juventus prova a spingere e a cercare il gol della vittoria, ma ormai l'ambiente è già rassegnato e l'errore a porta vuota di Openda non fa che aumentare l'amarezza ed i rimpianti. Senza quell'atto di generosità di Yildiz e Locatelli con ogni probabilità sarei qui a commentare una vittoria meritata dopo una prestazione, finalmente, convincente.
Gli allenatori parlano spesso di "capire i momenti della partita", questo è sempre quello che manca a questa squadra. La presenza di giocatori esperti che riescano ad avere le giuste percezioni nei momenti chiave della partita. Se al Milan era stato il momento giusto di affidare il rigore a Nkunku, per la Juventus quello non era assolutamente il tempo di consegnare il pallone a David. In quel momento alla Juventus mancava circa mezz'ora di gioco alla fine della partita e la cosa più importante era portarsi in vantaggio per poi provare a chiudere la partita. In quel momento contava la squadra, la classifica e la vittoria, non il singolo che sicuramente ha la necessità di sbloccarsi, per quello il rigore avrebbe dovuto calciarlo uno dei due giocatori designati.
Per David ci saranno sicuramente altre occasioni di rifarsi, speriamo già dalla prossima sfida di martedì sera contro il Sassuolo, ma ora più che mai la Juventus e la classifica sono le cose che contano di più.