Negli ultimi anni i diversi cambi di allenatore in casa Juventus non hanno portato grandi benefici, anzi. Spesso e volentieri la squadra è scesa in campo come se le mancassero delle chiare istruzioni di gioco, delle indicazioni su cosa fare sia in fase di possesso che in quella difensiva. Dopo una prima fase di assestamento, l'arrivo di un tecnico esperto come Spalletti ha permesso che questo grigiore si iniziasse a dipanare. 

Specialmente nelle ultime uscite il canovaccio tattico bianconero ha iniziato ad assumere connotati ben precisi, partendo dallo schema di partenza applicato sul campo per terminare con un zoccolo duro degli interpreti principali. Per quanto riguarda i numeri, nelle ultime giornate la Juventus è scesa sempre in campo con uno schema riconducibile ad un 4-2-3-1 piuttosto fluido. Otto sono invece i titolarissimi di questo nuovo filone bianconero: oltre a Di Gregorio tra i pali si possono considerare inamovibili Kalulu, Bremer e Cambiaso in difesa, Thuram e Locatelli in mezzo al campo, Yildiz e McKennie nella batteria dei trequartisti. La decisione di affidarsi con costanza a questi giocatori sta portando evidenti benefici a tutti gli automatismi della squadra, sia quando si tratta di attaccare, sia quando il pallone è tra i piedi degli avversari. 

L'effetto più evidente di questa nuova identità tattica è l'organizzazione del primo pressing offensivo. Non appena i bianconeri perdono il possesso del pallone nella metà campo avversaria, la squadra evita di abbassarsi, anzi riparte subito verso la riconquista del pallone, ma a differenza di prima questo tipo di lavoro non è più sporadico o portato solamente da uno o due giocatori alla volta. Sotto la guida di Spalletti il pressing è più organico, sistematico e collettivo, con gli attaccanti ed i trequartisti che vanno a prendere il proprio riferimento diretto, mentre i centrocampisti accorciano cercando di chiudere le linee di passaggio che si vengono a creare, il tutto con movimenti coordinati. Anche in fase di sviluppo si notano le prime novità, con un maggior gioco verticale ed alcuni pattern piuttosto chiari. Il più evidente di tutti è quello che vede protagonista McKennie: partendo dalla sua posizione di competenza, l'americano va spesso a tagliare alle spalle dell'esterno avversario, andando a riempire l'area di rigore. Questo accade sia che lo sviluppo della manovra sia più centrale, con il pallone che arriva tra i piedi del trequartista, sia quando viene sfruttata la catena di sinistra. La presenza di McKennie in area di rigore porta sempre un po' di scompiglio alle difese avversarie che si trovano costrette a seguire il movimento lasciando dei varchi liberi, il primo tra tutti è quello sulla corsia esterna dove Kalulu può aggredire e andare a cercare una superiorità numerica.

Arrivati a questo punto, con la squadra che ha iniziato a digerire i dettami tattici di Spalletti, anche il lavoro della dirigenza viene ampiamente semplificato. Dopo aver finalmente completato il suo team con l'arrivo del DS Ottolini, ora Comolli potrà lavorare con maggiore concentrazione su quelli che dovranno essere i veri obiettivi della sessione invernale. Dalle notizie che trapelano sembra chiaro che la dirigenza juventina stia ora cercando di riempire le lacune offensive della squadra, provando a trovare un vice-Yildiz, cioè un esterno offensivo a sinistra, e un giocatore che abbia le caratteristiche del trequartista centrale. Difficilmente si potrà pensare a qualche investimento importante, sia a centrocampo che nella batteria degli attaccanti, sebbene le possibilità di un rinnovo contrattuale di Vlahovic siano ormai prossime allo 0%. 

Ora non resta che attendere gli sviluppi sul mercato, consci che la squadra sta finalmente trovando una propria identità e sperando che questo sia sufficiente per arrivare a centrare l'obiettivo della qualificazione alla prossima edizione della Champions League.