La Lazio di Inzaghi viaggia a due velocità: inarrestabile in Europa, troppo altalenante in campionato. L'1-1 di ieri sera contro il Bologna ha confermato che la coperta biancoceleste è decisamente più corta di quanto si potesse immaginare fino a metà gennaio. Tra infortuni, squalifiche e rendimento spesso sottotono di alcuni elementi in rosa, il risultato è sempre lo stesso: nelle partite chiave, per raggiungere l'obiettivo prefissato, sono 'costretti' a giocare sempre e comunque gli stessi. I migliori. Ammesso che non siano anche loro a prendersi un immotivato e imprevedibile "periodo di riflessione". I numeri, in analisi di questo tipo, servono eccome e si rivelano insindacabili. Dall'enorme calderone degli incontri disputati e delle impressioni a caldo emerge così una data particolare, l'emblema dell'inizio di un calo vistosissimo. E' il 28 gennaio 2018, la serata dell'amara sconfitta a San Siro per 2-1 col Milan, resa ancora più bruciante dal periodo sottotono che stavano vivendo Cutrone e compagni in quel momento. Col senno di poi, attenuata dall'eccellente lavoro che sta svolgendo Gattuso sulla panchina rossonera.

Fino ad allora, la squadra capitolina in 21 giornate di campionato aveva ottenuto 46 punti (2.19 di media), realizzato 56 gol (2.67) e subìtone 25 (1.19). Dopo quella sconfitta, in otto turni, la miseria di 8 punti (esattamente 1 a incontro, una media da zona retrocessione), 11 centri realizzati (1.37) e ben 12 incassati (1.5). Insomma, un crollo che ha coinvolto un po' tutti. Ma ci sono almeno altri due aspetti da tenere a mente che fungono da ideali indicatori per spiegare perché, alla sosta per le Nazionali e a nove gare dalla fine del torneo, la Lazio si ritrova al quinto posto e dunque al momento fuori dai piazzamenti Champions. In primis, il dato complessivo sulle reti prese: addirittura 37 (media di 1.28), decisamente troppe per rientrare tra le prime quattro (a conti fatti, delle prime dieci in classifica, solo la retroguardia della Sampdoria è stata perforata più volte, 43). E poi il bilancio casalingo, sempre più deludente: 24 punti in 14 partite. Come se non bastasse, c'è da sottolineare che nello stesso parziale (ovvero le ultime otto) il Milan ha conquistato 11 punti in più, pur giocando una partita in meno (il derby), risalendo in questo modo fino all'attuale -4. Impensabile fino a sessanta giorni fa.

Ma quali sono i reali motivi di questo crollo? Non è un caso che il downgrade sia stato inaugurato a fine gennaio. Da quel momento, infatti, oltre al campionato la compagine biancoceleste ha dovuto sostenere anche andata e ritorno delle semifinali di Coppa Italia (zero gol in 180', supplementari esclusi) e andata e ritorno di sedicesimi e ottavi di Europa League (unica vera soddisfazione nel recente periodo). Sei match in più nel proprio motore che stanno producendo, entro i confini nazionali, effetti poco desiderabili per dispendio di energie fisiche e mentali. E qui torniamo al discorso solamente accennato nell'incipit. Nella difesa a tre di Inzaghi, al fianco dell'insostituibile De Vrij e del veterano Radu, c'è un 'buco tecnico' non ancora colmato. I vari Bastos, Wallace e Luiz Felipe si stanno reiteratamente dimostrando come elementi non all'altezza delle ambizioni di squadra. A questo va aggiunto il poco proficuo esperimento con Patric a tre o a quattro e i continui problemi fisici accusati da Caceres, preso a gennaio con l'obiettivo di blindare la terza linea ma di fatto troppo spesso indisponibile. Per completare il triste quadro va detto che la pericolosità di Immobile e compagni si affievolisce drasticamente quando in campo non c'è la fisicità di Milinkovic-Savic, riferimento offensivo per pressoché ogni azione che includa la soluzione del gioco aereo. E anche quando l'inventiva di Luis Alberto resta negli spogliatoi, la manovra ne risente: nelle ultime otto lo spagnolo ha messo a referto solo un assist e ottenuto la bellezza di quattro insufficienze. Il rientro di Felipe Anderson, evidentemente, non è bastato.

Arriva la sosta, quanto mai benedetta per recuperare le forze e riordinare le idee. Sperando che nessuno si infortuni in Nazionale. E con l'auspicio non meno importante che il Var venga sempre utilizzato quando serve, che faccia quello per cui è stato introdotto: garantire il regolare svolgimento delle partite e tentare di azzerare l'errore grave. Quasi una rarità, dalle parti di Formello.