È arrivato nella fase finale della sua carriera. La parabola discendente ha concesso un’impennata che è valsa la storia. Romelu Lukaku a Napoli di fatto è durato una stagione. Abbastanza per scrivere la storia dello scudetto, al momento, più sofferto della storia del club partenopeo.

Tra gol e assist il suo rendimento ha detto 24 goal. Senza contare le giocate decisive dentro altre azioni altrettanto decisive, senza contare il peso tattico e la responsabilità nei momenti topici. Anche dalla panchina, dentro uno spogliatoio in cui è stato il luogotenente di un allenatore debordante sul piano della personalità. 

Se quello che ha fatto a Napoli lo avesse fatto all’Inter o alla Juve, probabilmente, sarebbe stato archiviato nella contabilità di successi in cui dalle parti di certe società vincere è il rendiconto annuale di qualcosa che o avviene per forza o, prima o poi, risponde alle logiche e agli equilibri di un calcio, quello italiano, per cui non è la vittoria a fare la differenza, ma il luogo in cui questa si verifichi.

Romelu Lukaku è arrivato a Napoli negli ultimi istanti di un mercato che stentava a decollare, facendo irruzione in una partita che già all’andata, al Maradona, era stata prologo al cardiopalma di quella gara di ritorno che alla penultima di campionato avrebbe determinato la corsa verso il traguardo. Quel pareggio col Parma (poi divenuto vittoria grazie al gol di Anguissa) con cui Lukaku arringò la folla e scosse un Napoli ancora alla ricerca di se stesso fu il primo momento cruciale di una stagione senza precedenti.

In fondo lui era arrivato per questo. Per scrivere anche una pagina soltanto, per spingere fino in fondo per l’ultima impresa. Quella che probabilmente è destinata a restare la più significativa della sua carriera. E il fatto che non abbia salutato con gli onori dovuti i vecchi tifosi non turba quello che è accaduto nell’arco di un’annata in cui il Napoli ha conquistato lo scudetto più combattuto e insperato della sua storia. 

I capricci, le scaramucce, le cose che non si sanno fanno parte del gioco. Quando avviene quello che è avvenuto la notte del 23 maggio 2025, a un tifoso interessa soltanto quello che resta. Oltre ogni spiegazione. Perché a sedimentarsi quasi sempre è il ricordo di una felicità indimenticabile.