A quarant’anni dalla partita di calcio più significativa della storia del Fútbol, il destino avanza la sfida di un turno. Semifinale anziché quarto. Valore, questo, del tutto relativo. Argentina-Inghilterra vuol dire quello che in novanta minuti qualcuno espresse con chiarezza e in maniera irripetibile nobilitando l’infrazione e gioendo di genio.
Tuttavia non datele quel nome, non, almeno, con quell’intenzione. Perché se un impeto di propaganda in Inghilterra ha dato la sua risposta al coro dei calciatori argentini nello spogliatoio dopo la qualificazione ottenuta dopo aver battuto la Svizzera, entrambe le azioni non hanno possibilità di replicare quello a cui si appellano.
"L'Argentina non ha perso tempo a sfoderare il suo disprezzo prima dello scontro, tornando a cantare per le Isole Falkland nel suo spogliatoio"
Daily Mirror
Non siamo più negli anni '80. Il Novecento dura più la sua eco tragica che il suo testamento emanato alla fine dei suoi giorni. L’Argentina ha sostituito le giunte dei generali con uno dei tanti Ubu Re in circolazione tra i paesi occidentali. Per verso o per soggiogazione. Se Galtieri giocò la carta fallimentare della guerra, adesso Javier Milei sfoggia sorrisi e smargiassate d’occasione. L’Inghilterra continua a guardare il mondo da lassù, in quel monitoraggio altezzoso pateticamente affezionato alla sua idea di pioniera indiscussa del pallone, di gran lunga superata nei suoi decenni senza titoli.
Lasciamoli dove sono, stipati nel lutto e negli imbarazzi della storia, gli scontri gelidi delle Falkland, così come quella rivalità che oggi quasi si presenta capovolta, coi favori di media e FIFA dalla parte di una selección albiceleste che vorrebbe rifarsi a quella nazionale di tanti anni fa. Ma oggi tutto è lapide e memoriale. Gli anni dell’orrore e della fatica di ridarsi al mondo sono andati perduti a dispetto di chi sa che le parole non bastano, perché certe tensioni in campo non ci vanno più. E, se quei giorni ormai lontani possono essere salvati, che restino distanti da certe riproposizioni.
C’è stato chi ha provveduto all’umiliazione dribblando un’intera nazione in dieci secondi dopo aver elevato il monumento più irriverente della storia del calcio nella paralisi fissata negli occhi di un’umanità per il fermo immagine più celebre del Novecento. Ma Argentina-Inghilterra non è più tutto questo. Quel braccio e tutto il resto non sono ancora discesi.