Nessuno se lo sarebbe aspettato. Il suo arrivo fu inteso subito come ripiego. Reduce da esperienze altalenanti, a Napoli iniziò col compito della conquista. A distanza di quel tempo fatto anche di diffidenze, Juan Jesus ci è riuscito. Con Spalletti prima e Conte poi, il difensore di riserva è diventato l’anima titolare di due scudetti.
Nell’anno del terzo, quello del tricolore cucito in parata, lo stopper brasiliano ha saputo risalire le quotazioni della stima a furia di prestazioni e personalità. Fino al posto in uno spogliatoio che non ha potuto fare a meno di lui quando c’è stato subito da ricostruire. Nel primo anno di Antonio Conte, quando ancora una volta Juan Jesus non era previsto come tra i titolari.
Le necessità a causa di alcuni infortuni e il suo rendimento subito in grado di garantire affidabilità lo hanno visto prendersi le chiavi di un reparto che nell’anno del quarto scudetto ha registrato la difesa meno battuta tra i principali campionati europei.
Soprattutto durante la prima stagione di Conte, Juan Jesus ha sorpreso contro ogni previsione, durando a lungo senza sbagliare, assicurando costanza di rendimento nella fase più delicata di un campionato conquistato anche grazie a lui.
Dal terreno di gioco allo spogliatoio, Juan Jesus ha significato una congiunzione tra le perplessità intorno a un tempo che non sarebbe arrivato e quello in cui un calciatore per nulla accompagnato da proclami e da attese ha saputo sorprendere con la semplicità essenziale decisiva a scrivere pagine di storia.
Lui, Juan Jesus, che nei ricordi dei tifosi partenopei occuperà sempre quel posto ancora più meritevole di altri, contrassegnato da quella conquista superiore che porta i meriti di chi non te lo aspettavi.