C’è stato un tempo in cui si è avuta la sensazione che raccontare di quando il calcio era strumento di propaganda nelle mani delle dittature fosse un anacronismo necessario a conoscere la storia di un fenomeno con l’illusione che tutto fosse alle spalle. Illusione da romantici della vita e delle cose.
Che siano giunte militari, democrazie corrotte o sistemi finanziari, la palla resterà sempre un’arma di esecuzione. Di massa o individuale. Del resto ancora adesso c’è un’infermiera che accompagna il calcio nella sala degli interrogatori. Per non uscirne più. Ancora adesso quell’infermiera conduce il più grande contestatore al patibolo per la condanna. Ancora oggi negli Stati Uniti Maradona vede interrompere il suo ultimo mondiale per aprire le porte all’invasione dei figuri d’artificio.
Allora trova una sua desolante coerenza che nel mondiale americano, con l’ipocrita allargamento a tutto un continente, il presidente della nazione dominante imponga la violazione del regolamento a favore della propria nazionale. E che il massimo organismo mondiale del calcio obbedisca per conto del suo massimo rappresentante, del resto da sempre vicino all’amministrazione Trump.
È giusto che nel pallone in cui i calciatori morti in Medio Oriente non siano tutti uguali i cartellini non sono uguali per tutti. C’è stato un tempo in cui centinaia di atleti sono morti in trincea, c’è stato un tempo in cui centinaia di atleti sono stati mandati in guerra e c’è un tempo in cui la strategia di propaganda rivela per intero la sua faccia tosta. Se una volta il potere costituito era tanto feroce quanto discreto, adesso il suo volto non indossa neanche la maschera, perché ha ascoltato il rumore di quando cade.
Fateli giocare ancora i Balogun. A centinaia, a migliaia. Fateli esibire questi giocattoli d’occasione. Dentro un gioco dove la regola è infranta non per contestazione alla sua retorica, ma in dispregio della sua etica. Pure Adolf Hitler strinse la mano a Jessie Owens e il disagio lo costrinse a scegliere di non stringere più la mano a nessun atleta.