?di Pietro Turchi
Arrivato a gennaio con un bagaglio pieno di buoni propositi, Xherdan Shaqiri è già ad un passo dal svestire la casacca dell’Inter. Indosserà con ogni probabilità quella dello Stoke City, che dovrebbe versare nelle casse nerazzurre circa 17 milioni di euro. Una cifra che andrà a coprire l’intero investimento effettuato proprio a giugno, con l’obbligo di riscatto verso il Bayern Monaco dopo un prestito di 6 mesi.
Se da una parte gioisce Mancini, che potrà così reinvestire le entrate in Perisic, dall’altra c’è il sentore che forse lo svizzero avrebbe meritato qualche occasione in più.
Per onor del vero c’è da partire dai fatti. Shaqiri è arrivato a Milano come salvatore della patria, ma, dopo un inizio positivo, non ha saputo garantire la continuità necessaria per far fare il salto di qualità al gioco offensivo dell’Inter. Schierato come trequartista è sembrato spesso fuori dal contesto di squadra, finendo ben presto ai margini dell’undici titolare, a favore del rilanciatissimo Hernanes, decisivo nel finale di stagione.
In campionato, Shaqiri è sceso in campo 7 volte da titolare e 8 dalla panchina, firmando un gol su rigore contro l’Atalanta e un paio di assist. Le altre due reti in nerazzurro sono arrivate rispettivamente in Coppa Italia con la Sampdoria e in Europa League con l’Atalanta.
Nonostante i primi 6 mesi scarsi in nerazzurro siano stati un fallimento, sarebbe ingiusto non dar peso ai fattori che hanno portato a questi risultati.
Da dare per appurato c’è il fatto che Shaqiri sia un giocatore tecnicamente importante e che ha dimostrato più volte altrove di poter fare la differenza.
Per prima cosa è molto difficile riuscire ad ambientarsi arrivando a gennaio, in una squadra nuova, in un modulo nuovo, in un campionato tatticamente legato come quello italiano. Ancor di più se sbarchi dopo sei mesi di quasi inattività agonistica, con un fisico comunque importante e che necessita di tempo per garantire la condizione sufficiente.
Una stagione affrontata dall’inizio, ovvero da luglio, con la preparazione integrale insieme alla propria squadra, ti rassicura maggiormente sia sul lato fisico che tattico.
La poca pazienza in questo caso pare ingiustificata, soprattutto se si tiene ben a mente che Shaqiri è un classe ’91, con tanti anni davanti e con numerose possibilità di affermarsi in Europa e nel mondo.
Non solo. C’è addirittura un dato che viene in soccorso dello svizzero e ci apre gli occhi su come, nonostante il primo impatto non sia stato positivo, Shaqiri sia stato il giocatore dell’Inter che ha mandato più spesso in porta un proprio compagno, creando un’occasione da gol ogni 26 minuti.
26 – #Shaqiri had a 26 minutes played/chance created ratio in Serie A 14/15, more than any other Inter’s player with 3+ apps. Misunderstood.
— OptaPaolo (@OptaPaolo) 10 Agosto 2015
Per questi motivi, la sua partenza potrebbe rivelarsi un errore di grave di gestione, in linea con i tanti giovani lasciati partire in passato senza che siano stati impiegati con le giuste garanzie, come ad esempio Coutinho, ora in mostra a Liverpool.
Ovviamente la piazza si divide ed il probabile arrivo di Perisic mitigherà ulteriormente la vicenda, ma restano comunque i pensieri, forti e pessimisti, che Shaqiri possa davvero esplodere lontano da Milano.