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Il Mondiale 2006 dell'Italia, 13 anni dopo. "L'ho dedicato a mia madre. Punto"

10 anni fa scrissi il mio personale ricordo nella rubrica 'memento'. oggi ha un sapore ancora migliore


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9 Luglio 2006.

Sono passati esattamente 13 anni, oggi, da quella notte. 

La notte sportiva più eccitante della mia vita. La notte sportiva più eccitante delle vite di tutti quelli della mia generazione. 10 anni fa, invece, nella nostra rubrica 'Memento' provai a focalizzare, istantanea per istantanea, i momenti più vividi di quella storia. Ne venne fuori questo. Credo che non ci possa essere momento migliore per ripropor(ve)lo. 

Sperando di farvi cosa gradita.

Fassino, Prodi e Rutelli festeggiano dopo le politiche dell'Aprile 2006 (getty)

DESKTOP

Gli Italiani vivono il Mondiale tedesco dopo aver assistito ad un burrascoso ribaltone politico. Pochi giorni prima, difatti, Prodi e la sua coalizione avevano battuto Berlusconi ed il centrodestra grazie ad una manciata di voti di scarto alla camera. Il governo si forma, ed intanto infuriano le polemiche e la convulsione politica: il termine "brogli " entra ufficialmente nel gergo popolare quotidiano. Ma la concitazione prevarica anche la politica. Il 16 Giugno Vittorio Emanuele di Savoia viene coinvolto in una brutta storia che lo porterà al divieto di espatrio. Commenterà così: "La vita, a volte, è davvero molto strana: ho atteso cinquantasei anni per rientrare in Italia, e ora non la posso più lasciare". Intanto, si va al referendum: gli elettori respingono il premierato, la devolution ed il Senato federale della Repubblica. Ma calcio e quotidianità, intanto, non esitano a fondersi in un'unica e rovente querelle che da qualche mese è scoppiata - furente - a sconvolgere l'intero universo pallonaro italico: Calciopoli.

Fabio Capello, Luciano Moggi e Antonio Giraudo (getty)

PLAY

Maggio 2006, solo due mesi prima dell'orgasmo nazional-popolare. Intercettazioni telefoniche. Moggi, Pairetto, Giraudo. Decine di partite sotto inchiesta, sei società coinvolte, dieci dirigenti accusati di frode ed illecito sportivo. Dimissioni e sospensioni incalzano. In questo clima arroventato, la Nazionale, a Coverciano, si ritrova per preparare la spedizione mondiale, con Buffon, Cannavaro, e lo stesso Lippi messi pesantemente in discussione dai media.

L'opinione pubblica tanto ricrea, a sfumate tinte, l'immagine d'un bimbo cui è stata rubata la fantasia, e che vegeta, mogio, in uno stato emotivo che taglia la rabbia con grossi margini di malinconia. In quei giorni gli azzurri, nervosi ma responsabilizzati dal Beckettiano clima che li ospita, prevaricano la mera professione calcistica, e diventano dei motivi. La Nazionale diventa l'unico appiglio per milioni di appassionati, l'unico motivo per cui continuare a sognare, tifare, vivere.

Lippi, intanto, deve scegliere. Sceglie di portare con sé Gattuso, reduce da un brutto infortunio: "sarebbero serviti i carabinieri per portarmi via dal pullman". Sceglie Totti, appena tornato a calcare i campi dopo l'entrata assassina di Vanigli di quattro mesi prima. Sceglie Toni a guidare l'attacco, sceglie il giovanile furore agonistico di De Rossi, sceglie l'oriundo Camoranesi, lo stoico Iaquinta, l'eterno Inzaghi.

Una Nazionale tutta fatta d'amore. Una squadra mediterranea. Che sa di tricolore. Di passione, tanto italiana quanto provinciale - nel senso buono del termine - nei visi, nelle parole, nell'essenza stessa dei 23. Impiantata su un gruppo che era nato, anni prima, nell'Under, e che poi era cresciuto, gomito a gomito, nella Nazionale maggiore. Garibaldini, folkloristici, belli, uniti: per sette di loro, è l'esordio ad un Mondiale.

Group E Italy v Ghana - World Cup 2006 (getty)

Hannover, 12 Giugno, Italia - Ghana

"Dieci minuti prima di entrare in campo, sto lì con la testa china, cerco il massimo della concentrazione, poi l'allenatore mi dice le ultime cose, già le so, me le ha dette 100 volte. Le ho pensate 1000. Poi c'è il rito, ogni squadra ha il suo, un urlo forte e siamo pronti, adesso ci siamo, adesso andiamo fuori, adesso andiamo a vincere" 

Fabio Caressa

Non c'è studio, non c'è tempo per pensare, si comincia. Gilardino sfiora il gol, poi Toni stupra la traversa. Gli Africani tengono, Essien ed Asamoh ci provano. Al 41' Totti, dall'angolo, serve Andrea Pirlo nei pressi del vertice sinistro alto dell'area. Andrea decide di mettere in mezzo forte a giro, Gila si abbassa e la lascia passare. Si gonfia la rete: è il nostro primo gol mondiale.

Nella ripresa non ci chiudiamo, conteniamo e ripartiamo veloci: Buffon, intanto, vigila da maestro.

Entra Iaquinta, al debutto. Irriverente, sciolto, con il tagliente e morbido sguardo che tanto sa delle sue Calabrie. Ed in maniera altrettanto tagliente, ruba palla ad un difensore ghanese, e la appoggia in rete. Finisce sul 2-0 l'esordio Mondiale: ma per i tifosi è ancora troppo poco per soffocare la delusione.

Group E Italy v USA - World Cup 2006 (getty)

Kaiserslautern, 17 Giugno. Italia - USA

"Abbiamo sofferto con loro e per loro, abbiamo cantato le loro canzoni, abbiamo visto e amato i loro film, abbiamo mangiato i loro panini e indossato i loro jeans, li abbiamo visti volare a canestro e raggiungere la Luna. Ma il calcio è un'altra cosa; nel calcio vogliamo comandare noi!"

F.C.

Sono in 20 milioni davanti alla TV, per la seconda uscita azzurra contro gli americani. Nelle case, comincia a scatenarsi un motivetto, made in White Stripes, destinato a fungere da colonna sonora di qualcosa che andrà oltre la vittoria: qualcosa di viscerale e simbiotico.

Gli USA partono forte. Al 22', però, l'amato poporoppoppopòpò viene bruscamente interrotto da una lieta sinfonia di violino. Pirlo è il liutaio Stradivari, Gilardino lo suona, candido come non mai: il suo colpo di testa in tuffo è una cartolina di Monet.

Tutto troppo bello per esser vero. Il fato lo sa, e sceglie il buon Zaccardo per ripristinare gli aurei equilibri. Il giovane difensore è tanto goffo, nell'autorete, quanto tenera è la reazione dei compagni, che lo rincuorano con un affetto che rasenta quello materno. Rimarrà l'unico gol su azione che prenderemo nell'intero torneo. Ma c'è di più. Le vibrazioni di cui gode De Rossi - che si scioglierà in un dilaniante pianto - diventano un ingenuo gesto che ci mette con le spalle al muro. Un punto portato a casa, una marea di recriminazioni, ma soprattutto un motivo in più, per una certa viscida stampa, per tornare a sferrare il colpo.


Amburgo, 22 Giugno. R.Ceca - Italia

"Il coraggio non è mai stato non avere paura. Le persone coraggiose sono quelle che affrontano i loro timori e le loro incertezze; sono quelle che le ribaltano a loro vantaggio usandole per diventare ancora più forti; negli occhi dei nostri, oggi, forse c'è anche un po' di timore, come sempre quando arrivi a un momento decisivo. Coraggio, azzurri"

F.C.

Ci serve la vittoria per qualificarci, ma anche il pareggio potrebbe bastare. Gattuso, cauto e scaramantico, già ha preparato la valigia, Nedved e Lippi s'abbracciano. Poi è proprio l'indemoniato Pavel a dare il La al clamoroso pomeriggio di passione di Gigi Buffon. Il ceko è incontenibile violenza fatta tiratore ambidestro, la sfida personale tra lui e Gigi tanto ricorda quella tra Rocky Balboa e Ivan Drago. Cellulosa e calcio insegnano chi l'ebbe vinta. Nesta si fa male, ed abbandona la contesa: il suo mondiale, per la terza volta consecutiva, finisce anzitempo. Fato incontenibile ed irriverente: al suo posto, in campo, entra colui che scriverà il futuro. Marco Materazzi, che lotta come un leone indomabile, e che, sempre dal fato e dal piede cartesiano di Totti, riceve un cross che tramuta in gol. Il suo primo gol azzurro è un - primo - cenno divino.

Poi arriva, inevitabile, ed a suo modo, la firma del Matusalemme del gol. Solo davanti a Cech - e con Barone, liberissimo, al suo fianco, completamente ignorato come nel più classico degli Inzagol - supera il portiere e scoppia nella smorfia che tuttora continua a propinarci. Eterno, infinito, insostituibile.

 Mark Schwarzer sfida Francesco Totti. Ovviamente, perderà. (getty)

Kaiserslautern, 26 Giugno. Italia - Australia

"Oggi siamo esploratori di un continente ignoto. Non sappiamo fino a dove si estende; non sappiamo cosa ci troveremo di fronte. Ma abbiamo delle certezze. Il cammino è ancora lungo, il campo base è alle spalle. Abbiamo lasciato lì le nostre paure. Vogliamo andare avanti. Fino all'Eldorado"

F.C.

Lippi ha appena sfuriato la sua tensione repressa contro i giornalisti. E sorprende il mondo intero lasciando Totti in panchina, con Del Piero in campo, all'esordio dal 1'. Guus Hiddink, verso il quale avevamo un enorme debito in sospeso, non si lascia spiazzare. Manda in campo una formazione quadrata e chiusa che difficilmente si lascia ferire. Toni fa a sportellate, Gila incalza, i canguri picchiano come fabbri. Materazzi soffre il clima nervoso del match, e paga in maniera eccessiva un contrasto duro: secondo rosso in 4 match per la nostra spedizione, ed un'infinita passione di biblica memoria destinata a finire bene. Lippi gioca la sua ultima, e fatata carta: Totti.

Che lancia largo, a sinistra, l'uomo della Provvidenza divina: Fabio Grosso. Astuto, dinocolato, osannato dai compagni, guadagna al 95' un rigore destinato ad entrare nella memoria collettiva. Tribolata la scelta del tiratore.

"Chi lo doveva tirà? Io? Se non lo tirava lui...". Queste parole sono di Rino Gattuso. Il 'lui' citato è Francesco Totti. Gelido, sulle spalle e nel cuore ha una nazione intera. Altro che cucchiaio. Il suo tiro è un coltello affilatissimo che ci porta dritti ai quarti. Con tanti saluti a Guus Hiddink che , stavolta, non ci ha fregato.

Qualcosa stava cambiando.

Quarter-final Italy v Ukraine - World Cup 2006 (getty)

Amburgo, 30 Giugno. Italia - Ucraina

"C'è un limite nella vita di uno sportivo, un muro che divide la normalità dall'eccellenza. Può essere un momento o una partita come questa. Se hai la forza di superarlo puoi alzare gli occhi, guardare la luce e pensare di non avere più confini"

F.C.

Vigilia del match. Oddo, barbiere improvvisato del gruppo, ed unico giocatore di movimento ancora mai sceso in campo, viene chiamato da parte da Lippi, che gli chiede se si sentisse pronto. Lui risponde di sì. 

"Allora passa in camera, più tardi, e dammi una spuntatina ai riccioli, per favore". 

Questo è il gioioso e leggero clima prepartita che si vive in ritiro. Interviene ancora una volta l'ambiguità del destino a rovinarlo. La triste parentesi che Gianluca Pessotto apre nella storia del Mondiale 2006 è tanto morbosa ed avvilente, quanto confortante e vitale è la fine dell'avventura sua, personale, e del gruppo azzurro.

La sfida contro l'Ucraina, insomma, racconta d'un motivo in più per essere combattuta. C'è la consapevolezza d'essere più forti, la rabbia repressa per l'amico sofferente. E Zambrotta questo lo sa. Invocato da Cannavaro due giorni prima del match, arriva il suo gol dopo pochi minuti, alla fine d'un'incontenibile e stupenda azione personale. Buffon tiene, Camoranesi ci prova. E Toni decide ch'è arrivato il suo momento. Bloccato nelle precedenti 4 partite, sigla una doppietta da inguaribile bomber di razza. Poi arriva anche il momento dell'esordio di Oddo. Cui, stavolta, Lippi non chiede di armarsi di forbice e pettine, ma di scarpette e buona volontà.

Le strade italiane cominciano ad animarsi: la semifinale c'attende. Pessotto sta meglio.

Inno alla gioia.

Jens Lehmann. Non c'arriverà. Mai (getty)

Dortmund, 4 Luglio. Germania - Italia

"Sono 600mila gli italiani di Germania. Alcuni vivono qui da sempre, non hanno mai rinnegato la loro terra. Quanto conta per loro oggi, i nostri giocatori lo hanno capito. Glielo hanno letto negli occhi, in questi giorni, quando si sono fatti abbracciare. Adesso c'è una cosa in più per cui lottare; soprattutto per chi vive qui. Oggi essere italiani, conta di più! Dal Westfalen Stadium di Dortmund, Italia-Germania, l'appuntamento con la storia. Qui c'è il tifo più rumoroso, qui c'è il clima e lo stadio più inglese, qui la Germania non ha mai perso, qui giochiamo contro tutti, fuori casa come di più non potremmo essere!"

F.C.

Vittoria dopo vittoria, il disincanto degli italiani nei confronti degli azzurri s'è tramutato in zuccherina ammirazione. A risvegliare poi del tutto l'orgoglio nazionale sopito, ci pensano i quotidiani tedeschi, sulle cui prime pagine campeggiano, arroganti, gli sfottò e gli insulsi insulti verso gli italiani "parassiti e nullafacenti".

C'è di mezzo la storia tra Italia e Germania. C'è un'incontenibile voglia di vincere. C'è rabbia. C'è il Westfalenstadion. Un'arena truculenta al cui confronto l'inferno diverrebbe una culla per infante. C'è di mezzo una partita dura ed inenarrabile, che racconta dei pericoli minacciati da Klose e Podolski, d'un Cannavaro che, quel giorno - parole di Lippi - non avrebbe fatto passare manco sua mamma e suo papà.

Ma c'è pure la divina Provvidenza. Sotto forma d'un ragazzo - mio Dio, Fabio Grosso - nato nella benevola Chieti, 29 anni prima, e che, delle sue terre, si porta dietro tutta l'infinita, umana generosità, che si riesce a far sgorgare dalle proprie viscere e dai propri polmoni. Che sigla, al 119', il più stoico ed immaginifico dei gol, servito direttamente dal Dio del calcio, migrato, per una frazione di secondo, nel geniale scarpino di Andrea Pirlo.

Seguito dall'ultimo dei nostri attaccanti ancora non andato in rete. Del Piero, che trova, in quel piattone destro che vìola l'incrocio dei pali, il momento - forse - più alto della sua carriera. Klinsmann è una glaciale stalattite.

Proprio come in un'altra, celebre notte di ben 36 anni prima, sono i supplementari a divenire un'orgia di entusiasmo, ed al contempo un pezzo di storia contemporanea. La voce di Nando Martellini risuona nel cuore pulsante del Belpaese.

Perchè il destino lo sa che la pizza è più buona di wurstel e crauti. Tutti a Berlino. A vedere se gli spaghetti sono più buoni financo della nouvelle cuisine.

Attimi. (getty)

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Berlino, 9 Luglio. Italia - Francia

"Appena arrivato in postazione mi sono inginocchiato, ho baciato le cuffie, il tavolo, e ho ringraziato Dio, a mio modo. Poi la tensione ha avuto il sopravvento, e ho cominciato a piangere. Forse ho stabilito un record. Un lungo pianto di quindici minuti, in alcuni momenti intervallato da singhiozzi. Ora sono pronto a cominciare"

F.C.

                                                                                 * * * * *


"E' impensabile che uno se ne vada a dormire, tranquillo, prima di una finale del Campionato del Mondo"

M. Lippi

"Più vedevo Andrea (Pirlo, n.d.r.) che se ne stava lì, tranquillo, più mi faceva una rabbia che lo volevo spaccare in due"

R. Gattuso

"Andiamo, perchè non ce la facciamo più"

L. Toni

"Sentivo il cucchiaino toccare la tazzina, nella merenda del pre partita"

D. De Rossi

"Non toccatela la Coppa, non la guardate, anche se ci passate a fianco"

R. Gattuso

Nessuna introduzione sarebbe meglio della viva voce dei protagonisti di allora. Ciò che accadde in finale è talmente stampato ad inamovibili e chiari caratteri nella nostra memoria collettiva, che si preferisce solo riportare le parole che mai e poi mai cancelleremo dalle nostre menti. Chiudete gli occhi, e provate a ripeterle ad alta voce, e rivedrete tutto, nitido come non mai. E' il nostro recente passato, non solo calcistico.

"Malouda! Calcio di rigore [...] È pronto Zidane......Traversa traversa! Non è gol non è gol..." Fabio Caressa. "È gol, è gol...". Beppe Bergomi. "...Ha segnato Zidane"

Fabio Caressa

"E' stato un mezzo cucchiaio: un loft"

F. Totti

"La rabbia negli occhi"

F. Cannavaro

"È pronto ad andare Pirlo, sul secondo palo... il pallone arriva... GOL! Materazzi! GOL! Materazzi! Siamo ancora vivi!"

F. Caressa

"La giustizia divina, dopo aver commesso parecchi errori nella mia vita calcistica. L'ho dedicato a mia madre. Punto"

M. Materazzi

"Zidane... apre sulla fascia Zidane... Sagnol va al cross...Buffon! Buffon!" 

F.C.

"Ho messo De Rossi accanto a Gattuso, spostando un po' più in avanti Pirlo"

M. Lippi

"Entro e magari faccio danni"

D. De Rossi

"Loro cercavano di avanzare, avanzare, avanzare. E noi lì, a dare battaglia"

F. Cannavaro

"Eccolallà. Andiamo a casa, ora"

D. De Rossi (sul colpo di testa di Zidane, sventato da Buffon)

"Eh no, eh no, eh no! Non si può. Rischia di rovinare una carriera con una testata indecente, Zidane [...] No, non l'ha visto, ma gliel'hanno detto...Rosso per Zidane che se ne va giustamente sotto la doccia, sotto la doccia, sotto la doccia, sotto la doccia!"

F.C.

"La violenza era inaudita. E sono insorto"

G. Buffon

"Vai a sapere cosa scatta nella testa d'una persona in questi attimi"

M. Lippi

"Avevo l'incubo dei rigori. Abbiamo preso troppe mazzate"

R. Gattuso

"Lasciami stare"

G. Buffon (a Gattuso, prima dei tiri dal dischetto)

"M'ha guardato, con lo sguardo suo, che conosco. Ed ho lasciato stare"

F. Totti (sempre su Buffon)

"Come mai Grosso ultimo? Perchè è l'uomo dell'ultimo minuto"

M. Lippi

"Davvero sicuro?"

F. Grosso (a Marcello Lippi)

"Vai tranquillo, Fabio, perché c'hai portato qua tu"

L. Toni (a Grosso, prima del tiro)

"Fabio Grosso... è il quinto rigore...Gol! Gol! E allora diciamolo tutti insieme, tutti insieme! 4 volte: siamo campioni del mondo, CAMPIONI DEL MONDO, CAMPIONI DEL MONDO, CAMPIONI DEL MONDO! Abbracciamoci forte, e vogliamoci tanto bene; vogliamoci tanto bene. Perché abbiamo vinto, abbiamo vinto tutti stasera; abbiamo vinto tutti, amici; abbiamo vinto tutti; abbiamo vinto tutti amici. Guardate dove siete, perché non ve lo dimenticherete mai! Guardate con chi siete, perché non ve lo dimenticherete mai! Pensate all'abbraccio più lungo che una manifestazione sportiva vi abbia mai regalato. Forse uno dei più lunghi della vostra vita! Abbracciatevi forte... Abbracciatevi forte... E abbracciate soprattutto questa meravigliosa squadra... Che ha vinto soffrendo... Che ha vinto come l'Italia non era mai riuscita a vincere. Ai calci di rigore. Contro la Francia, che ci aveva sempre eliminato. Contro i francesi, che ci avevano sempre battuto nelle manifestazioni dal '78 in avanti. E questa volta no. Questa volta abbiamo vinto. E ci prendiamo la Coppa"

F.C.

Godi. Ancora (getty)

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Ci sono molti momenti indimenticabili nella vita d'un uomo. 

Momenti perfetti, che spesso capitano nel posto perfetto, con le persone perfette, in vite spesso imperfette. 

Questo fu uno di quelli. Uno di quelli che ti fa capire come, nella sfera perfetta di un pallone da calcio, possa davvero essere rinchiusa quella imperfetta del mondo in cui viviamo.

Ricordiamoci di non dimenticare.

...E come mai potremmo.

P.S.: "Se vai via ora, t'ammazzo", disse Rino Gattuso a Marcello Lippi, dopo la vittoria.

"Era normale provare a convincerlo. Ed io c'ho provato, ma non è servito a nulla", commenterà poi.

Tre giorni dopo, coerentemente, Marcello Lippi rassegnò le sue dimissioni. 

Nel 2009 scrissi, a chiosa di questo pezzo:

Rino, Marcello, riprovateci, per favore. Per dimostrare al mondo intero che anche un'emozione unica, prima o poi, può ricapitare. E chissenefrega se era unica.

Alcuni mesi prima Lippi aveva ripreso il comando della Nazionale. Convocò Gattuso anche per il Mondiale 2010. Andò come andò, ovvero, malissimo.

Ma non cambiò neanche di una virgola l'epica storia di un gruppo di ragazzi che ancora oggi, 13 anni dopo, non smettiamo di prendere a morsi di gioia, annusandone la soave nostalgia.

Alfredo De Vuono

diAlfredo De Vuono

Ingegnere e giornalista. Project manager @Fantacalcio. Classe '83, calabro ma con lunghi trascorsi toscani. Cinico, stronzo, ma romanticamente nostalgico. Una laurea nello stesso, confuso, cassetto in cui ripone sogni e passioni. Tarantiniano, Gilmourista, ateo di sinistra. Venera carboidrati e Southern Comfort.


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