Sicchè, per la serie “anche nell’ordine dei Mecotteri sono in grado di tossire”, il City fa la faccia brutta. Il City non le manda a dire. Al City non la si fa. Siamo il City, mica un Real Madrid qualunque.

 

Inter e Psg hanno provato a discutere con noi in buona fede ed è sempre bello avere a che fare con dei professionisti. Per come stanno andando le cose il Milan non è un'opzione seria per l'argentino. Galliani e i suoi uomini hanno diffuso un senso di sicurezza assolutamente fuori luogo solo grazie a quelle discussioni con Tevez e il suo entourage. Se vogliono essere una società considerata appetibile per un trasferimento reale devono smetterla di congratularsi l'uno con l'altro e iniziare a capire quali sono le nostre richieste". Firmato Al Mubarak. Mica Bernabeu o Berlusconi.

 

“Il Milan non ha capito”, dice il City. Diciamo che tanto per cominciare, a differenza del City, il Milan almeno una cosa l’ha capita: come si fa a vincere uno straccio di qualcosa, in questo sport.
In secondo luogo, magari è il City che non ha capito: non ha capito che se Tevez dice no a Inter e Psg è perché ha più di una “discussione” con il Milan, non ha capito che i bracci di ferro si risolvono con un braccio che si piega, e quasi sempre è quello del club (specie se questo club, in caso di vittoria della Premier, fosse costretto a elargire 9 milioni supplementari ad un giocatore in Argentina per tutto l’anno). Non ha capito, insomma, quello che anche i bambini che collezionano figurine in tutto il mondo hanno capito: che il City, in questa vicenda è, come direbbero nei salotti buoni dalle mie parti, con una mano avanti e l’altra dietro.Che dovrà accendere il suo bravo cero nella sua brava chiesa protestante di Manchester, se riuscirà a scongiurare una brava causa per mobbing.
Non ha capito che per sognarsi di dar lezioni a chi vince nel calcio da un secolo e tredici anni, esponenzialmente più di certi metri di paragone, quanto a professionismo, chiamati in causa, è bene iniziare a dimostrare di esser bravi nel pallone non solo con la lingua, e quantomeno, anche per credibilità, utilizzare per farlo qual cosina in più del giornalino di famiglia, ad Abu Dhabi.

 

Nel mezzo di questo tiro alla fune, pare dunque che il City faccia anche la voce grossa. Non importa che tutti, l’uno dietro l’altro, si ritirino dalla corsa a Tevez. Un perché ci sarà, a maggior ragione per il fatto che, chi si ritira, avrebbe goduto non poco nel fare un sadico scherzetto ai rossoneri. Eppure si ritira. Ma Il City si sente forte. Al City non la si fa.

 

Quindi, tutti proni, adesso, al pugno di ferro (già valso, eccome, tre anni fa con Kakà) del City. Salvo arrivare, magari, alla conclusione di gennaio con il Milan che tiene Pato, prende Maxi Lopez, e prende anche Tevez. Titoli di coda che chissà come prenderebbero, i "professionisti in buona fede".
 

Ezio Azzollini