In ordine sparso. Senza offesa per nessuno. Nel senso che pure se Napoli-Milan fosse finita diversamente, per le cose viste in campo certe considerazioni sarebbero valse comunque. Una precisazione. Niente tattiche e tecniche. Ci sono gli allenatori per questo. Solo quello che si vede, con la comodità del senno di poi (tengo sempre a non dimenticare questo privilegio) e rispetto ai fatti e ai proclami dei diretti interessati.

 

C’era da aspettarselo che

Il Napoli avrebbe pagato lo scotto delle nazionali. Il Napoli da anni sconta le soste. Diverse stagioni sono state condizionate, in certi casi stravolte, dalle fatiche e dagli infortuni rimediati dai calciatori negli impegni lontani dal club. 

Che Insigne ne sarebbe stata la prova più evidente. Non è possibile dannarsi l’anima per 180 minuti in pochi giorni e poi tornare in campo prestissimo pensando di poter fare la stessa cosa. La macchina umana ha dei limiti. E come lui, tanti altri di quelli visti contro il Milan riuscivano a stento a correre. Il Napoli ha perso prima di tutto perché è stato fermo sulle gambe sin dall’inizio.

Che il Napoli sia probabilmente una squadra sopravvalutata. Sì, nel senso che avrebbe pure potenzialità tecniche notevoli, ma non possiede il carattere per farle rendere. Nella storia del calcio non si ricordano scudetti vinti senza prima di tutto il carattere.

Che i terzini e gli esterni avrebbero deciso la partita. Il miglior terzino del Napoli, al momento, è stato fermato dal covid. Difficile confidare nel Mario Rui, reduce anch’egli dagli impegni col Portogallo, messo in castigo in occasione del turno precedente. Ancora più difficile disporre di un Ghoulam messo in castigo con Mario Rui dopo essere stato messo in castigo pure da tre anni senza riuscire a tornare ad essere un calciatore normale. Non straordinario come prima dell’infortunio. Almeno, normale. Purtroppo per lui e per il Napoli, nemmeno quello. Di Lorenzo, intanto, è in preoccupante involuzione. Molto preoccupante.

Il Napoli quest’anno ha l’organico, hanno detto tutti. Solo sulla carta, perché di fatto Ghoulam e Malcuit indossano la maglia del Napoli solo in allenamento. Un solo sinistro naturale, Mario Rui, che sta facendo molto arrabbiare Gattuso e che col Milan sembrava l’ombra di se stesso, sarebbe l’unica alternativa al fluidificante più in forma, al momento. Quell’Hysaj che nessuno sa quante volte avrebbe già dovuto lasciare Napoli. Un destro arrangiato a sinistra, sia ben chiaro. Dai tempi del primo anno di Sarri. E menomale che non sia andato ancora via. Poi, più nulla. Sì, perché prima che arrivassero un infortunio e il covid, anche per lui, di Rrahmani nemmeno l’ombra. Pare possa giocare pure come esterno, ma fino ad ora non si è mai visto. A proposito, buona guarigione a lui e a Hysaj.

Gattuso ha dichiarato che coi cinque cambi le partite si vincono negli ultimi venti minuti. Certo, ma non si capisce perché domenica sera, con un Napoli in dieci e molti giocatori in evidente affanno, due sostituzioni sono arrivate negli ultimi cinque minuti. Elmas al ’90. Altro bah. Per non parlare del fatto che chissà quanto tifosi avranno assistito a parte del primo tempo e a parte del secondo col fiato sospeso, sperando che Gattuso togliesse Bakayoko ammonito. Niente. Nessuna intenzione. Fino al secondo giallo che pure rientra nelle cose che ci si poteva aspettare. Con Demme, Elmas, entrato al ’90, e Lobotka in panchina.

Non si capisce perché un allenatore che dice, giustamente, di voler sfruttare i cinque cambi tatticamente, in una partita così delicata schiera quattro attaccanti dal primo minuto, con Osimhen indisponibile. Effetto immediato, se lo sono chiesti in molti, quando hanno letto la formazione iniziale, nessuna possibilità di poter cambiare con la giusta imprevedibilità il corso della partita. Petagna non sembra questo tipo di soluzione. Ci si chiede perché non riservarsi un paio di cursori (tra Lozano, Politano e Insigne) per una seconda fase della gara. Il Milan nel secondo tempo è apparso in affanno quasi quanto il Napoli. E parliamo di una squadra che nelle ultime uscite, con Verona e Lille, aveva preso cinque goal, e, per bocca di Ibrahimovic stesso, aveva avuto bisogno di una pausa.


Un tempo esisteva la rifinitura

I calciatori del Napoli spesso sembrano avere difficoltà a crossare e questa è una squadra che sbaglia decine di passaggi decisivi, anche quando sono relativamente semplici o molto semplici. Il Napoli riesce ad arrivare tante volte in zona goal, ma spesso sbagliando o l’ultimo passaggio o l’appoggio decisivo. Col Milan è capitato molte volte. Quello di Gattuso a volte sembra un Napoli di belle speranze, altre volte la sintesi delle cose peggiori viste negli ultimi dieci anni di gestione De Laurentiis, comprese le mancanze mai colmate. Il Napoli della Coppa Italia confligge con quello visto dopo. Il Napoli visto con Atalanta e Real Sociedad prende a calci quello visto con Sassuolo e Milan. 

Valeri? Il primo giallo a Bakayoko ha dell’enigmatico (oltre ad aver condizionato la partita col Milan, il Napoli dovrà farne a meno con la Roma). L’espulsione non comminata a Ibrahimovic non ha dell’enigmatico, ma qualcosa sui cui è meglio sorvolare. Anche perché, ormai, parlare degli arbitri è una perdita di tempo. Che piacciano così come sono a chi sbraita urlando agli altri di essere vittimisti. Del resto, pure questo è un aspetto irrecuperabile. E chi scrive, poche settimane fa, aveva fatto lo stesso su un Milan-Roma dall’arbitraggio disastroso e ai limiti della credibilità. 


Questo campionato è una catena di montaggio molto elementare

Questa serie A dalle rimonte facili e frequenti, dove più della metà delle squadre non sa difendere un 2-0, fatta di transfughi e campioni (o presunti tali) in pensione dice che si vince in maniera molto semplice. Una squadra deve avere un bel po’ di calciatori cattivi e cinici al servizio di chi sa decidere le partite per fisicità o per qualità. Vedere Lukaku, Ibrahimovic e Cristiano Ronaldo (Ancelotti: “I calciatori che ti cambiano le partite sono Ibrahimovic e Cristiano Ronaldo”). La filosofia del ghirigori o la sai fare o si fanno brutte figure. A tale proposito, una nota molto antipatica, ma pure dovuta. Al di là di Ospina e Meret (anche se è vero che Ospina in questo è molto più bravo), quella fase di impostazione del gioco col pallone a lungo tra i piedi del portiere coi difensori e centrocampisti che non si sa se sappiano come muoversi - spesso la palla finisce per perdersi - è davvero stucchevole. Qualcuno dica a Gattuso che Albiol, Hamsik e Jorginho non giocano più nel Napoli. Infatti, Gattuso, alcuni anni fa, quando era allenatore del Milan, parlando del Napoli di Sarri disse: “Questo Napoli tiene palla e fa un possesso sempre mirato a uno scopo preciso. Mai per tenere il pallone e basta.” Ecco, appunto. 


I singoli e i paradossi

Quelli restano un mistero doloroso e irrivelabile. Si può dire che alcuni calciatori hanno un rendimento molto altalenante? Fabian Ruiz e Koulibaly stanno valendo quello per cui vengono presi in considerazione? E poi, che fine ha fatto Maksimovic? In frangenti non poco importanti era sembrato molto efficace sia in coppia con Koulibaly che con Manolas. Le scaramucce per i contratti condizionano più di ogni altra cosa. E le rose, inevitabilmente, di fatto si riducono. 

Un altro esempio? Il Napoli ha Milik, ma non può impiegarlo, perché fuori organico a causa di screzi contrattuali, e deve ripiegare su Petagna. I paradossi del calcio industriale. I club-azienda, così feroci e freddamente razionali nel dirsi e nel comportarsi tali, spesso pagano dipendenti senza potersi avvalere delle loro prestazioni. Il Napoli di De Laurentiis lo ha fatto tante volte. Ingaggi per calciatori mai visti o utilizzati pochissimo. E poi si fanno le pulci a contratti per fuoriclasse che potrebbero far vincere titoli e trofei. Bah. 

A tutto quello che è stato detto si potrebbero aggiungere molte altre cose. Tuttavia, la traccia è quella. Lasciamo che tutto prosegua e pensi come crede, perché in fondo non si può fare altrimenti.