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Napoli-Chievo tra i fischi per fiaschi e i più insopportabili luoghi comuni

Alcune considerazioni su una delle partite più emozionanti di questa stagione e sull’intero campionato


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Dalla statistica

Chi crede che il Napoli visto col Chievo sia una squadra “in crisi”, “col fiato corto” e con tutta una serie di voci noiose e superficiali del prontuario dell’opinionista medio (per medio s’intenda soprattutto dei media), bene farebbe a consultare con attenzione il report della gara del San Paolo. Il Napoli, dati lega calcio, ha triplicato il Chievo nel possesso palla, con 25 tiri in porta contro i 3 dei veronesi, 17 nello specchio contro i 2 avversari, 15 tiri a 2 nell’area di rigore, un palo e una traversa. Napoli-Chievo ha detto di 17-2 palle goal per i partenopei, 14-0 calci d’angolo per gli uomini di Sarri e, sempre a favore dei padroni di casa, di 34 attacchi a 3.

Sempre restando nella regione statistica del ragionamento, da segnalare anche la voce palle recuperate. I migliori sono stati Massimo Gobbi da una parte e Amadou Diawara dall’altra, a testimonianza che la prestazione del giovane mediano azzurro, al netto del goal partita, così negativa non deve essere stata, considerando i mugugni e le critiche a indirizzo di un calciatore che in questo campionato è stato chiamato in causa meno di quanto probabilmente meritasse. Tuttavia, tornando alla partita, non è stato nemmeno un caso che Sarri non lo abbia sostituito, rinunciando addirittura ad Allan, collocandolo provvisoriamente in una provvisoria linea ulteriore a un certo punto della gara. Il goal, di pregevole fattura, è stato il coronamento di una prestazione dal lavoro oscuro, di grande sostanza, come i numeri citati dimostrano.

Sulla formazione e sulle sostituzioni

Se Sarri non schiera Milik dal primo minuto, se non lo inserisce con frazioni di gara molto lunghe, probabilmente è perché l’attaccante polacco viene da due infortuni gravissimi e non ha ancora nelle gambe un numero di minuti superiore alla mezz’ora. Ci sono scelte che possono essere dettate dalla prudenza. Forse è anche per questo che l’allenatore del Napoli non crede ancora giusto schierarlo dal primo minuto. Del resto parliamo di un calciatore che sta molto a cuore al suo allenatore, considerando che lo stesso Sarri ha più volte dichiarato quanto stimi le qualità di Milik e di come lui stesso lo abbia impiegato sin dal primo momento all’inizio della scorsa stagione investendolo da punto di riferimento. Ovviamente, la mancanza di lucidità, l’unica realmente preoccupante, di Mertens sotto porta è del tutto naturale. Ma se Milik non si fosse infortunato, l’attaccante belga non avrebbe dovuto sobbarcarsi quasi tutta la stagione.

Un aspetto, invece, potrebbe anche indurre Sarri a riflettere sulla necessità di adottarlo più spesso, soprattutto considerando il ritorno di Milik. Il cross. La sua stessa essenza è utile al risultato tanto quanto le trame di gioco. Il Napoli quest’anno ha sbloccato e vinto molte partite con cross e palloni messi al centro dell’area dalla bandierina. Col Chievo, col Genoa, col Verona, col Bologna, col Sassuolo al San Paolo et cetera. I dati stessi degli ultimi anni nell’ambito internazionale dicono quanto sia decisivo questo genere di giocata nell’arco delle stagioni. La qualità tecnica di alcuni calciatori azzurri consentirebbe e favorirebbe questa giocata soprattutto in questa fase così delicata e decisiva.

Getty images, Fantagazzetta

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Del carattere e della fatica

Il Napoli ieri, nella sua presunta stanchezza, ha ribadito una delle sue peculiarità stagionali. Per ben nove volte i partenopei hanno rimontato situazioni di svantaggio. 25 punti sono arrivati da rimonte. 8 vittorie e un pareggio. L’undici di Sarri ha realizzato il maggior numero di goal, rispetto al suo score personale, in tre frazioni di gara. Due di queste, con entrambe a 12 goal, tra il 60’ e il 75’ e tra il 75’ e il 90’. 24 goal negli ultimi due spicchi di gara. Una tra le pochissime certezze, sempre accordate dai numeri, dell’andamento del Napoli in campionato è quella della tendenza a far stancare gli avversari. Non a caso anche nelle gare in cui il Napoli non ha vinto, volendo prendere in considerazione alcune tra le più recenti, per esempio Milano e Reggio Emilia, molte delle occasioni migliori sono arrivate nei minuti finali.

Il de Insigne

Non potrebbe risultare eccessivo dare sfogo a un caso che di fatto pare avere più i tratti di un luogo emotivo, di un’istantanea della “disperazione”? La corrispondenza tra una parte dei tifosi e l’attaccante del Napoli ieri ha assunto i toni della paura, del timore che ogni errore, ogni gesto avventato potessero spingere la partita e la classifica alla parola fine. Anche perché, prendersela con Insigne è stato un atto d’accusa preventivo piuttosto avventato. È vero che il numero 24 azzurro ha avuto due grandi palle goal e non le ha realizzate, reduce da altri errori sotto porta a Milano e a Reggio Emilia, ma è altrettanto vero che il goal del pareggio è stata una sua invenzione, con un assist di grandissima qualità tecnica. A pochi minuti dalla fine, in quei frangenti di tensione, con la pressione di una stagione addosso, guardare a quella distanza, pensare ed eseguire alla perfezione un assist aereo di quaranta metri imbeccando il compagno con perfezione millimetrica è un’azione da calciatori che sanno anche fare la differenza nei momenti delicati. E poi, se è consentita una nota del tutto personale, il battibecco a distanza tra conterranei, soprattutto in certe situazioni, nasconde pure un’affezione particolare, incontrollabilmente umana, per qualcosa a cui si tiene veramente. Anche se, sempre nota personale, trovo molto più apprezzabile chi ha cantato prima del calcio d'angolo decisivo, come se il goal della vittoria fosse da annunciare, invece che da deprimere in un requiem anticipato. Una spinta incosciente, religiosa. Come la tromba di Bolmida. 

Sarri dopo la partita è stato saggio: “Il pubblico deve capire che un calciatore può sbagliare e un calciatore deve capire che il pubblico può criticare”. Non va nemmeno trascurato che Insigne attualmente è il miglior uomo assist della serie A e che tra i primi dieci di questa speciale e importante classifica tre posti sono occupati da calciatori del Napoli. E due tra i primi tre. Al terzo posto c’è Mertens che, col suo quinto posto in graduatoria marcatori, dal punto di vista numerico resta, al momento, il calciatore più decisivo del campionato.

Getty images, Fantagazzetta

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Delle conclusioni (meglio sarebbe dire delle non-conclusioni)

Invece di attingere al prontuario delle solite frasi fatte, di quella maniera di guardare al calcio condizionata da processi intellettuali aziendalizzati, televisivi e, in misura a volte anche disonesta, troppo sbrigativi, non sarebbe più semplice e realistico ammettere che gli esiti di certi campionati si affidano anche a quella cosa chiamata episodio? Che in una corsa a così alto punteggio un palo, una traversa (il turno precedente a questo tra Reggio Emilia e Torino lo ha dimostrato), o un qualunque altro genere di aneddoto più caotico che tecnico possono determinare una distanza? Ci si sentirebbe detronizzati da questo intellettualismo spicciolo se si ammettesse per un momento che gli aspetti tecnici e tattici possono talvolta soccombere a qualcosa che si determina secondo se stesso? Con ancora più di un mese di campionato davanti, con uno scontro diretto da giocare e non poche partite insidiose per entrambe le contendenti, tutto potrebbe ancora succedere, anche se l’ago della bilancia continua a pendere dalla parte della Juventus.

Però, al di là di quelle che saranno le distanze tra queste due squadre, questo breve distacco pare servire anche a far emergere un aspetto di ordine psicologico nel racconto e nell’analisi di questo campionato. Chi deve stare davanti, programmato ed “eletto” a stare davanti, lo fa perché sembra interpretare quelle regole dialettiche aziendali e televisive, non sempre serene, di questa serie A e di tutto il debole e superficiale, frivolo e imposto protocollo che ci ruota intorno, e chi sta dietro, ed è stato anche a lungo davanti, se sopperirà e perderà, lo farà perché da quelle regole non si fa impressionare. Il calcio, anche quello giocato, spesso può rivelarsi qualcosa di più complesso. Non è sempre detto che il risultato debba rispondere a un’esigenza pregressa di ordine aritmetico. Il Napoli di Sarri, forse è il suo merito più significativo, sta dimostrando questo, non sappiamo quanto consciamente o inconsciamente. E, paradosso vuole in barba all’aritmetica, lo sta facendo anche con molti numeri dalla sua parte.

Elio Goka

diElio Goka

ELIO GOKA È LO PSEUDONIMO DI SEBASTIANO DI PAOLO. NATO NELLA NOTTE DELL'ULTIMO SOLSTIZIO D'INVERNO DEGLI ANNI SETTANTA, È CRESCIUTO IN CAMPANIA, FORMANDOSI "A SUD" E VIAGGIANDO, POI, IN AFRICA E IN AMERICA LATINA. SI OCCUPA DI LETTERATURA, PUBBLICA NARRATIVA E SCRIVE ANCHE DI CALCIO PERCHE' AFFASCINATO DAI TEMI MISEREVOLI.