Venite pure avanti, voi con il naso corto, signori imbellettati, io più non vi sopporto, infilerò la penna ben dentro al vostro orgoglio perchè con questa spada vi uccido quando voglio. 


Venite pure avanti poeti sgangherati, inutili cantanti di giorni sciagurati, 
buffoni che campate di versi senza forza avrete soldi e gloria, ma non avete scorza; 
godetevi il successo, godete finché dura, che il pubblico è ammaestrato e non vi fa paura 
e andate chissà dove per non pagar le tasse col ghigno e l’ignoranza dei primi della classe. 
Io sono solo un povero cadetto di Guascogna, però non la sopporto la gente che non sogna. 
 
 
 
Si poteva iniziare con le parole di Petrucci, con qualche breve accenno al "simpatico" siparietto satellitare di Tommasi con Beretta. Con i vari pareri dei direttori delle maggiori testate giornalistiche, con le emozioni contrastanti di Marcello, Pino, Andrea, Domenico e Lapo di cui già conosciamo la storia e poi, aggiungerne altri.
Tanti, appunto, sarebbero stati gli spunti da cui partire, proprio come se si fosse giocato...
 
Magari dimenticando tutto e gridando ai quattro venti che il peggio è passato: “Mercato, nazionale e poi Serie A.
 
Invece, ho preferito prendere come spunto Lui, il grande Guccini. Uno che ricordi che esiste di più quanto meno ne senti parlare, causa l'irrefrenabile eco delle sue strofe. Uno cui ho bisogno di nutrirmi del suo suono e delle sue parole, starei male al solo pensiero di non poterlo fare.
 
 
La forza, soprattutto la voglia per parlare di calcio questa settimana manca. E' assente anche da parte di chi, da sempre, ha difeso le proprie convinzioni armandole di ragioni, fino a svestirle del pressapochismo e populismo dei molti e coprendole con saggia (sempre soggettiva) convinzione. Sempre spalleggiata dalla storia che sorregge, o almeno dovrebbe, il prossimo presente.
Da qui la convinzione che definire il nostro calcio il più bello e difficile del mondo non sia un'eresia. Da questo la mai sana fissazione che ci stiamo soltanto rilassando, che non è vero che tutto è finito e che si stanno pagando gli sfarzi del passato.
Ci siamo solo fermati per farci raggiungere appena e, quando sentiremo in lontananza il rumore dei nemici, andremo ancora oltre, questa volta senza illusioni. Non vivendo mai più di queste.
 
 
Facciamola finita, venite tutti avanti nuovi protagonisti, politici rampanti, 
venite portaborse, ruffiani e mezze calze, feroci conduttori di trasmissioni false 
che avete spesso fatto del qualunquismo un'arte, coraggio liberisti, buttate giù le carte 
tanto ci sarà sempre chi pagherà le spese in questo benedetto, assurdo bel paese. 
Non me ne frega niente se anch’io sono sbagliato, spiacere è il mio piacere, io amo essere odiato; 
 
 
Invece proprio chi era convinto, come noi, di non cedere al malvagio populismo e falso moralismo tipico del nostro Paese, c'è caduto in pieno.
Siamo stati proprio noi, quelli che da sempre hanno difeso, chi peggio ha recepito l'accaduto. Tipico della nostra italianità, difendere gente che guadagna fior di milioni al mese perché tutto frutto di un meccanismo collaudato in cui "Loro" sono dipendenti e non direttori della giostra. Tipico della nostra italianità guardare ai probabili scioperi degli altri campionati -per questioni differenti- prendendo come spunto "Loro" per poi trovarci nudi e impotenti a osservare come da "Loro" si giochi e da noi già il venerdì è tutto impossibile.
 
 
Venite gente vuota, facciamola finita, voi preti che vendete a tutti un’altra vita; 
se c'è, come voi dite, un Dio nell’infinito, guardatevi nel cuore, l’avete già tradito 
e voi materialisti, col vostro chiodo fisso, che Dio è morto e l’uomo è solo in questo abisso, 
le verità cercate per terra, da maiali, tenetevi le ghiande, lasciatemi le ali; 
tornate a casa nani, levatevi davanti, per la mia rabbia enorme mi servono giganti. 
Ai dogmi e ai pregiudizi da sempre non abbocco e al fin della licenza io non perdono e tocco.
 
 
Del resto, cosa cambia, cosa cambierà? Nulla. Rimarrà solo la convinzione di un'occasione sprecata e, anche per i più irriducibili, un altro granello di sabbia da togliere al castello delle astruse convinzioni che tutto è come prima, se almeno, prima era come lo ricordiamo. O come vorremmo ricordarlo.
La crono-storia, i piani salva sciopero, la disinformazione, il tutti colpevoli di Mister Prandelli, lo specchietto per le allodole ipotizzato da Gigi Nazionale, il fondo da "appena" qualche decina di milioni come salvagente. E noi sciocchi, nell'accezione più bonaria possibile, a capire se ci stessero prendendo o no per i fondelli.
 
La parte di Abete, la Lega che vota No, i club che si spaccano in due fazioni contrastanti e l'informazione "comune" che prova sempre più a rifilarci una verità sconosciuta ai molti.
 
E allora non se la prendano i "politici rampanti" se del buon senso dettato da Tommasi, dell'autorità dettata dall'obbligo di giocare la seconda di campionato di Abete o delle ramanzine di Petrucci, non ci curiamo. Anche noi, ormai, ci fidiamo più delle parole del Presidente Cellino. Almeno Lui non si nasconde dietro un dito.
 
 
Io tocco i miei nemici col naso e con la spada, 
ma in questa vita oggi non trovo più la strada. 
Non voglio rassegnarmi ad essere cattivo, 
tu sola puoi salvarmi, tu sola e te lo scrivo: 
dev' esserci, lo sento, in terra o in cielo un posto 
dove non soffriremo e tutto sarà giusto. 
Non ridere, ti prego, di queste mie parole, 
io sono solo un’ombra e tu, Rossana, il sole, 
ma tu, lo so, non ridi, dolcissima signora 
ed io non mi nascondo sotto la tua dimora 
perché oramai lo sento, non ho sofferto invano, 
se mi ami come sono, per sempre tuo, per sempre tuo, per sempre tuo...Cirano
 
 
Potrei concludere parafrasando qualche verso in materia di calcio. Potrei avvicinare la melodia del buon Francesco/Cyrano/Cirano a una qualsivoglia casistica calcistica. Potrei parlare di mercato, della farsa dei presidenti e della credulità dei tifosi.
Potrei, infine, mettere da parte rabbia, rassegnazione e frustrazione per tornare a imbellire questi pochi e poveri righi con archiviati arzigogolii che nulla trascendono dal vero pensiero contenuto appena qualche riga sopra. Vi lascio, invece, al Cirano, per sempre vostro
 
Visti i tempi e i modi ”Loro", di calcio, per questa settimana ho parlato abbastanza.
 
 
 
Fabio Guzzo