Minuto 19 del primo tempo: Manolas compie l’ennesimo disastro difensivo (inteso di squadra) della negativa seconda parte di campionato romanista, regalando palla a Thereau che in solitaria si invola davanti a De Sanctis propiziando il gol di Perica che sblocca una partita importantissima per i giallorossi, portando in vantaggio l’Udinese. Uno scenario visto e rivisto più volte che avrebbe potuto tagliare le gambe alla squadra di Garcia.
Ma subito dopo la rete subita, nel cerchio del centrocampo, un giovanotto con la fascia di capitano, tale Francesco Totti, si rivolge ai suoi compagni gridando ad alta voce, con tono sicuro: “Non è successo niente. Gliene famo quattro”. Quando sei in un momento di difficoltà cronica, una parola di conforto può aiutarti a fare meglio. E se il discorso viene fatto da un giocatore come il numero 10 romanista, il risultato non può che essere positivo. La Roma ad un tratto è sembrata una bambina smarrita in un prato gigante, pieno di sconosciuti, che gridava aiuto. Suo padre è corso subito in suo soccorso rassicurandola e conducendola verso la meta prefissata: i tre sacrosanti punti.
Tutto ad un tratto la musica è cambiata. La Roma è sembrata quella di inizio stagione, creando gioco e occasioni da rete a raffica. Certo, in fase difensiva i vecchi/odierni fantasmi non sono spariti del tutto, ma quanto meno c’è stata una reazione degna di nota. Sono usciti fuori i cosiddetti attributi. E il gol del pareggio è arrivato da colui che attributi ne ha da vendere e che personalmente considero un top player che Sabatini deve in qualsiasi modo confermare: Radja Nainggolan.
Nella ripresa, dopo aver fornito l’assist al centrocampista belga, Totti mette anche il suo zampino sul gol di Torosidis. La sua profezia del “gliene famo quattro” stava quasi per avverarsi, ma i legni di Holebas e Nainggolan hanno stoppato il momento in stile Nostra Damus del capitano romanista.
Cuore, orgoglio, tecnica, attributi e anche un po’ di fortuna. Il secondo posto dipende solo dalla Roma.
Antonio Pellegrino