Reina va via, Reina prolunga e resta, Reina resta, ma senza rinnovo. Si è scritto e detto di tutto nelle ultime settimane sul futuro di Pepe Reina. Tutto scaturito da quella cena villa D'Angelo e a quello screzio tra Pepe (e signora) e il patron De Laurentiis.Con l’arrivo dell’estate puntuale è arrivato anche il vento caldo del calciomercato, luogo ameno in cui ognuno può lanciarsi in ipotesi e congetture spesso al limite della realtà. Intendiamoci: giusto così, anche questo è il bello del (fanta)calcio. Ma ricordiamoci sempre una cosa: c’è una linea sottile che separa il professionista dall’amatore, l’allenatore dal tifoso

Nel bene e nel male la porta del Napoli ha avuto un solo padrone negli ultimi 4 anni (esclusa la parentesi Rafael/Andujar nella stagione 2014/15), un fattore di crescita e continuità che non va sottovalutato. Partendo da ciò ecco i tre motivi per cui lo spagnolo deve restare a Napoli e perché la sua partenza sarebbe una grave perdita per squadra e ambiente. A meno che...

1) BRACCIO ARMATO DI SARRI

"Reina è un punto di riferimento per il gruppo, un ragazzo di grandi valori. Spero che rimanga il nostro portiere a lungo". Parola di Maurizio Sarri. Quando un allenatore parla così apertamente della conferma di un calciatore non può restare inascoltato. Per un semplice motivo: nessuno meglio di lui conosce l’alchimia della squadra. Reina non è giocatore qualunque: rappresenta gli occhi e la bocca di Sarri in campo, guida la linea difensiva, orchestra l’azione da regista aggiunto, consentendo alla squadra di ripartire con grande velocità, sorprendendo spesso gli avversari. Può il Napoli rinunciare alla sua leadership e alle sue doti di palleggio?

2) IL CLAN DEGLI SPAGNOLI

Una volta c’erano gli argentini (Navarro, Fernandez, Lavezzi, Chavez e poi Higuain) e gli uruguaiani (Gargano, Cavani). Oggi invece il Napoli parla spagnolo: Reina, Albiol, Callejon. Tre uomini chiave nello scacchiere azzurro, tre giocatori a cui Sarri non rinuncia mai, solo se costretto. E il minutaggio di questa stagione ne è la prova: Reina 3493 minuti, Callejon 3285 minuti e Albiol 2404 (solo causa infortunio). Spezzare questo connubio (specialmente il trio difensivo Reina-Albiol-Koulibaly) vuol dire perdere affidabilità, conoscenza degli schemi e carico motivazionale. Una sua cessione, soprattutto se con rottura, porterebbe una scia di scorie difficilmente digeribili dai compagni. Soltanto con l'armonia nello spogliatoio si arriva a grandi traguardi.

Reina e Callejon (Getty)

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3) LE QUALITA' TECNICHE

Arriviamo al tasto dolente. Diciamolo subito: Reina non è un portiere perfetto. Ha sulla coscienza diversi gol evitabili (Niang contro il Milan, Keita contro la Lazio, Alvarez con la Samp per citarne alcuni), spesso su tiri rasoterra, una costante della sua carriera. Difficoltà che ha evidenziato anche sulle uscite alte (vedi i gol presi in nazionale contro la Colombia), quando in più di un'occasione non ha calcolato bene il tempo di intervento. Non è perfetto, dicevamo.
Tutto giusto: ma Reina è tutt’altro che un portiere mediocre.

Reina è bravissimo nelle uscite basse, anche a limite dell'area, una qualità che gli deriva dal giocare un paio di metri più avanti rispetto ai suoi colleghi (così da impostare meglio l'azione, aiutandosi con i terzini e con Jorginho vertice basso). Detto delle sue qualità con i piedi (sulle quali non mi dilungherei più di tanto), parliamo delle cosiddette "parate pure". 

Già, perché Reina di miracoli con la maglia azzurra ne ha fatti tanti e non vanno dimenticati. Qualche esempio? La parata prodigiosa su Miranda con l’aiuto del palo allo scadere contro l’Inter, il grande intervento su Simeone contro il Genoa ed il miracolo su Maccarone contro l’Empoli.
Ma la più bella e più difficile di tutte resterà questa su Perotti, contro la Roma, al minuto 93…

3 BIS) IL SOGNO STABIESE

Le alternative latitano, soprattutto con Szczesny destinato alla Juventus. Leno è forte, ma ha il problema della lingua (fondamentale per Sarri), Neto viene da due anni di quasi inattività, Skorupski e Meret mancano di esperienza internazionale. C'è soltanto un giocatore che potrebbe far cambiare i piani del Napoli. Un giocatore che per età, potenzialità e qualità riuscirebbe a non far rimpiangere Reina e blindare la porta azzurra per oltre dieci anni.

Lui è nato a 30 chilometri da Napoli, a Castellammare di Stabia ed è il futuro portiere dell'Italia.
Il suo nome è Gianluigi, per amici Gigio. Di cognome fa Donnarumma.

Un sogno, più che un obiettivo. Ma a quel punto si che lasciar andare Reina sarebbe più facile...