I titoli massimi a confronto. La finale della Coppa del Mondo 2026 vede sfidarsi i campioni d’Europa in carica e quelli d’America e del mondo. Da una parte gli iberici vincitrici della finale del 2024 contro gli inglesi, dall’altra gli argentini che nell’ultima edizione della Coppa America hanno battuto la Colombia proprio negli Stati Uniti, laddove si giocherà l’ultimo atto del mondiale, e campioni planetari dopo la finale con la Francia nel 2022.

Il MetLife Stadium di East Rutherford (Chelsea e Paris Saint-Germain vi hanno disputato la finale del mondiale per club nel 2025), nel New Jersey, ribattezzato pure New York New Jersey Stadium, ospiterà la finalissima, dopo aver superato, nella scelta, impianti come l’Azteca, già teatro di due finali della Coppa del Mondo, e quello di Los Angeles, anch’esso scenario della finale del 1994. La scomodità per raggiungerlo e le critiche al fondo del terreno di gioco non sono un ottimo biglietto da visita per il luogo dove si assegnerà il massimo trofeo mondiale del calcio.

Il MetLife Stadium non è molto distante dalla Trump Tower, un edificio di Manhattan, lo stadio si trova vicino alla città di New York (per questo viene indicato anche con l’altro nome) di proprietà dell’attuale presidente degli Stati Uniti, all’interno del quale, dal luglio del 2025, è stata aperta una sede della FIFA. 

Spagna e Argentina contano un solo precedente nella storia del campionato del mondo. 13 luglio 1966, i sudamericani hanno la meglio sugli spagnoli grazie a un 2-1 che consente alla nazionale albiceleste di qualificarsi. L’Argentina viene poi eliminata ai quarti dall’Inghilterra vincitrice di quella edizione. Intorno molte amichevoli, per uno storico che vede equilibrio nel computo dei confronti. Emerge, per, un 6-1 rifilato dagli spagnoli nel marzo del 2018.

La Spagna è alla ricerca della sua seconda coppa, mentre Scaloni sogna il quarto titolo per la sua nazionale. La selección albiceleste culla la gloria di Leo Messi, alla sua terza finale e candidato a diventare campione del mondo sulla soglia dei quarant’anni. Dall’altra parte scalpita l’astro nascente del calcio mondiale. Lamine Yamal, malconcio per quasi tutto il mondiale ma pronto per la finale, rappresenta l’elemento di continuità dell’asso argentino nell’attuale immaginario del calcio internazionale. Entrambi parte della storia del Barcellona. Passata e presente.

De La Fuente e Scaloni si sfideranno in un duello tattico in cui probabilmente solo l’allenatore spagnolo potrebbe rispettare le ipotesi della vigilia. Il 4-2-3-1 degli iberici dovrebbe schierare la solita batteria ad alto tasso tecnico dietro l’unica punta Oyarzabal. 

Più difficile prevedere l’assetto argentino. Non tanto per la scelta degli uomini, ma per sistemazione tattica. Vista la propensione, verificata anche in semifinale, da parte di Scaloni a non cedere a rigidità ideologiche. L’unica certezza è che la formazione sudamericana sceglierà un atteggiamento prima di tutto improntato alla prudenza e alla possibilità di non lasciare troppo spazio d’azione a un avversario molto dotato sul piano della qualità.

Finale in lingua spagnola, dunque. Come quella del 1930. Allora, però, invece degli spagnoli c’era l’Uruguay. Argentina sconfitta per 4-2. Quasi un secolo fa. Quando i sogni e i sognatori erano diversi.