Quel maledetto sorriso. Ingenuo, suadente, quasi ammiccante. Una 'liason su un rooftop' a cui non direbbe di no Benedetta Porcaroli, figuriamoci noi.
L'aria imbarazzata, di chi è consapevole della propria forza ma conserva l'umiltà. Poi la risposta. Sincera, schietta, memabile. Quasi sibilata. Lui che sembra uscito da un'altra epoca, un universo alternativo in cui la gentilezza è il superpotere più ambito e non esistono estrazioni a sorte per gli Oasis 2027, perché il solo desiderio rende degni di un biglietto.
Quest'universo, per nostra somma sfortuna, non è raggiungibile. Chimerico. Un po' come quattro '7' in pagella con il modificatore difesa. Ma esiste, eccome se esiste.
Andy Diouf arriva da lì.
Scusate.
Andy 'Il calcio' Diouf arriva da lì.
Andy Diouf al Fantacalcio 2026/27: prospettive ed analisi
Qualcuno aveva provato a dirvelo. E non ci riferiamo alle prima pagine spagnole dopo Real Madrid - Inter in cui Diouf veniva incensato per aver stradominato nel duello con il campione del mondo Cucurella.
Perché che Andy avesse qualcosa in più lo si era capito non già da un'ottima preseason, ma da un finale di scorsa stagione più che interessante e parzialmente riabilitativo dello scouting nerazzurro, i cui piani originari lo avevano pensato come pedina box to box di un già sovraffollato centrocampo. Uno dei mantra del mercato estivo, e cioè la premierizzazione dell'Inter e dei ritmi a cui ambiva Chivu, era in realtà cominciata lo scorso anno sotto un'altra veste.
Oggetto misterioso della campagna acquisti 2025/26, Andy - che gradirebbe un ritorno su strade a lui più congeniali - ha saputo fare di necessità virtù. Rispetto a Spence, alle prese con una preparazione da zero, l'ex Lens offre maggiore intraprendenza offensiva. Diouf è un giocatore mentalmente audace - come qualche leggerezza compiuta lo scorso anno in zone nevralgiche del campo ha testimoniato - e la sua spensieratezza, abbinata ad una più che discreta tecnica di base, capacità di dribbling e conduzione palla al piede, lo rende un'arma, in questa Serie A (e a quanto pare non solo), che può valere doppio.
Un giocatore completamente differente da Dumfries: per struttura fisica, giocata tipica e movimenti con e senza palla. Spence, pur con meno capacità di attaccare lo spazio con cognizione di causa della porta, in questo dovrebbe essere molto più simile all'olandese.
Alcuni dettagli ne stanno facilitando l'adattamento in un ruolo, ricordiamolo, che Andy non aveva mai ricoperto: giocare in una squadra dominante e rivolta all'attacco, frutto di automatismi costruiti nel tempo, tanto per cominciare. E poi alcune garanzie tecniche: giocare a destra con piede mancino consente di guardare al campo come prima opzione, sia per un comodo appoggio all'indietro quanto per una pazza sortita offensiva. L'utilizzo di entrambi i piedi garantisce imprevedibilità e una doppia scelta non solo apparente, vantaggiosa per chi vive di ripartenze ma soprattutto di messe all'angolo del proprio avversario come è solita fare l'Inter.
Ultimo e non meno importante: nonostante lacune evidenti sul piano posizionale e delle scelte, la sua capacità di 'sentire' l'uomo e di reggere i contrasti anche in movimento hanno reso Diouf un esperimento difensivo più riuscito in quattro partite di un anno intero di Luis Henrique.
Gli elementi per chiederselo, allora, sembrerebbero esserci tutti. Andy Diouf può davvero insidiare il record di assist di Dimarco?
Andy Diouf vs Dimarco: un paragone è possibile?
Pensare che Diouf possa replicare l'annata di Dimarco è una missione complicata anche per il più ottimista sul talento di cui, all'improvviso, sembra essersi accorta mezza Europa.
È pur vero che un certo tipo di analisi, anche di statistica dell'assurdo, va sviscerata secondo criteri oggettivi. Ed è un dato che alla quarta giornata dello scorso anno Dimarco era a quota un solo assist. Si trattava di un'Inter diversa, reduce dalle macerie emotive della finale col Psg, vittima di uno svarione in casa proprio contro l'Udinese e della sconfitta rocambolesca a Torino con la Juventus.
Quest'anno, sin da subito, la squadra si impone come campione in carica. E i contesti contano, avrebbe detto Ligabue se fosse stato meno attento ai sentimenti. E tre assist in quattro giornate non possono essere sottovalutati.
Certo è che la domanda, nel titolo di apertura, resta volutamente ambigua. Dai confini incerti e melliflui, come un dribbling con doppio passo e scarico all'indietro. E se il confronto non fosse da intendersi con l'annata dei record? Se si limitasse a quella in corso, ad esempio.
Le considerazioni, in questo caso, sarebbero comunque diverse. Dimarco, in un momento storico in cui Calhanoglu non sembra godere della miglior forma fisica, è indiziato a battere molti dei piazzati a disposizione, un'arma certamente quantitativa in una squadra che non ha mai fatto mistero di trattare la dirompenza fisica e il colpo di testa come una specialità. Nonostante i recenti acciacchi e la ri-esplosione di Carlos Augusto impongano logiche di alternanza più severe rispetto a quelle della scorsa stagione - che segnò la fine di una certa logica inzaghiana nella gestione del giocatore - non si può negare che, tra i due, Diouf andrà incontro ad un maggior turnover.
Un paragone complesso, probabilmente inappropriato, se vogliamo un po' affrettato. Per logiche qualitative, contestuali, di rendimento.
Ma quel ragazzo che viene da un altro universo, in cui regna la gentilezza e si sorride se qualcuno ti soprannomina 'il calcio' o vince di mezzo punto al Fantacalcio, non lo sa.
E continua a fare assist.