Due mondi di Nicolas Dominguez. Quello legato al suo Paese e alla sua Nazionale che gli regala luci, consensi e gioie. L’ultima martedì notte, con l’Albiceleste che è andata a vincere in Bolivia: risultato finale 2-1, Scaloni ha mandato in campo Dominguez al minuto 69 al posto di Rodrigo De Paul quando la partita era ancora sull’1-1, evidenziando quanto sia grande la stima che ha nei confronti del centrocampista del Bologna. E quello italiano dove questo ragazzo voluto a tutti i costi a Casteldebole sia da Walter Sabatini (che gli stava dietro da tre anni, addirittura da quando era ancora il responsabile dell’area tecnica della Roma) e Riccardo Bigon ha fatto fin qua solo intravedere le sue enormi potenzialità. Certo, tanta applicazione, tanta corsa e anche qualche giocata importante Dominguez le ha garantite, ma sono stati bagliori dentro prestazioni non sempre fino in fondo costruttive. Tanto per essere ancora più chiari non ha inciso e determinato come potrebbe e dovrebbe, e come era abituato a fare nel Velez Sarsfield dove era la stella e sapeva fare la differenza in tutte e due le fasi del gioco.
Bologna, Dominguez brilla con l'Argentina
Detto che non trovi spazio in una delle nazionali più forti del mondo se non hai dosi notevoli di qualità, vanno fatte almeno altre due annotazioni. La prima: per giocare in quella squadra di campioni devi piacere da morire al cittì che ha l'imbarazzo della scelta in tutti i ruoli, e Scaloni glielo sta dimostrando con i fatti, convocazione dopo convocazione. Tra l’altro il fatto che lo abbia impiegato anche in una partita complicatissima come quella ai 3.600 metri di La Paz e in un momento altrettanto difficile con il risultato ancora incerto è la chiave di lettura (appunto) dello Scaloni-pensiero nei confronti di Dominguez. Poi la seconda: oltre a dover essere nell’occhio buono del cittì, devi avere la stima anche di Leo Messi, altrimenti in quella nazionale puoi anche essere convocato ma difficilmente vai in campo in una partita che conta. Sì, avete capito bene, il centrocampista del Bologna gode della stima di tutti nell’Albiceleste, e sa di goderla essendo da tempo per tutti El Principe, il che probabilmente gli consente di giocare con grande serenità, non dovendo dimostrare niente. Per un motivo: lo conoscono bene e sanno quello che è in grado di assicurare alla squadra sia come qualità che come quantità, perché Dominguez non è uno che si tira indietro quando c’è da fare la voce grossa.
Bologna, l'ora del riscatto per Dominguez
A Bologna Nicolas è stato un altro fin qua, inutile negarlo. E per certi versi ciò non deve né stupire né preoccupare, la sorpresa non è tanto Dominguez che sta facendo ancora fatica a distanza di un anno (mettendoci dentro tuttavia anche il lockdown) quanto Takehiro Tomiyasu che da subito ha dato l’impressione di essere un calciatore nato e cresciuto nel nostro campionato. Se il fatto di dover giocare mediano gli sta togliendo qualche certezza e di conseguenza creando qualche affanno a livello tattico? Può starci, anche se mancando la controprova è difficile stabilire se è la verità assoluta. Ecco, la sensazione è che non si sia ancora adattato completamente a quelle che sono le dinamiche e le necessità del nostro calcio. In poche parole, sia per Sinisa Mihajlovic che per tutti gli uomini dell’area tecnica si tratta solo di una questione di tempo. Come dire: aspettiamolo Nico, con la speranza che il suo percorso di crescita sia più breve possibile, poi a quel punto i suoi due mondi di oggi diventeranno uno solo, con Dominguez che nel Bologna sarà costruttivo e determinante come quello che giocava nel Velez e che sta trovando spazio anche nell’Albiceleste. Accanto a Messi.