Speravano in qualcosa di più prima di iniziare il campionato. Napoli e Juventus in fondo avevano ben altre aspettative che un settimo posto in condominio. Fattori diversi, alcuni analoghi hanno determinato una classifica in cui entrambe lamentano discontinuità. I 14 punti tracciano distanze verticali per cui il primo posto si vede piccolo e la zona Champions ha due partite di vantaggio.
Spalletti è sulla graticola. Ancora di più di un Allegri che a Monza ha ritrovato smalto e risultato, grazie a un secondo tempo da grande Napoli. La Juve, invece, a Genova è caduta su una buccia di banana lasciata lì tanto dai meriti dell’avversario quanto dai demeriti di una squadra che sembra agire in una maniera poco consapevole. La Juve di Spalletti non è molto presente a se stessa. Fa cose per cui pare pensare altrove. E il Napoli visto in questo quasi primo quarto di campionato non è stato da meno.
Allegri corre dietro un’idea di continuità che a Monza ha ripreso il discorso speranza, ma che a Torino dovrà riavviare concretamente. E l’appuntamento non è dei più favorevoli. Storicamente e statisticamente, in quello stadio, i partenopei quasi sempre hanno trovato amarezza e arrendevolezza. L’ultima vittoria risale a quel fine aprile di tre anni fa che decretò la felicità grazie al gol nei minuti finali di Raspadori.
Il Napoli non segna in trasferta contro la Juve da quella serata storica. 1-0, 0-0 e 3-0 per due sconfitte intorno a un pareggio che nel primo anno di Conte segnò un passaggio di maturità per la squadra che avrebbe poi conquistato lo scudetto. Ricordi tanto vicini quanto lontani che impongono di guardare al dovere di rottura dei tabù. Eventualmente tutti in una volta. Buona. Per riconsegnarsi a una corsa che sappia di entusiasmo e voglia di lottare in un campionato in cui proprio la voglia di combattere è mancata più di tutto.
La Juventus a momento vanta tra i peggiori attacchi della parte sinistra della classifica. Tra i meno prolifici di tutto il campionato. Il Napoli, invece, sembra aver recuperato l’efficacia offensiva. 4 gol al Bodo, 3 alla Roma e 4 al Monza. Abbastanza per iniziare a pensare di rivedere quella difensiva, al momento poco all’altezza. Un limite che oggettivamente mette troppi limiti.
A Torino il Napoli non potrà contare su molti giocatori, tanto per cambiare. Anche Lobotka ha fatto ingresso in infermeria. La Juve da questo punto di vista nemmeno se la passa benissimo. Formazioni incerottate e animi inquieti. Allegri forse ricorrerà all’undici che al momento può essere considerato quello ideale, con Anguissa e McTominay a fare da fini ascoltatori del verbo De Bruyne.
Il 3-5-2 di Spalletti dovrebbe confermare anche i punti fragili della linea difensiva che a Genova ha fatto danni. Questione di psicologia. Woltemade e Kolo Muani in attacco. Questione di fiducia. Spalletti col Napoli si gioca un pezzo di panchina. La sua al momento è tra le più precarie della Serie A. Dall’altra parte Allegri gode di maggiore fiducia, rinfrancata dopo Monza, ma sempre con la spada di Damocle del non poter più sbagliare. Ancora una volta un Juve-Napoli a ricordi invertiti. Con Allegri più volte campione con la Juve e Spalletti campione col Napoli. Come fu due anni fa tra Conte e lo stesso Spalletti.
Un incrocio di storie e destini che non va soltanto a ritroso, ma che dichiara una specie di sfida spareggio tra due destinazioni che in questa partita potrebbero trovare sentenze opposte. C’è solo da capire come, di che tipo e per chi. Ancora una volta sarà un Juve- Napoli per nulla banale.