Oltre dieci anni fa, un cantore cult degli epici '90ies come Max Pezzali scrisse il testo d'un pezzo assolutamente speciale: 'Come deve andare'. Seppur dai significati intrinseci ben più profondi - chi conosce il testo ne avrà colto i risvolti sociali, e la non tiepida invettiva all'eroina -, quando si dovette dar corpo al proscenio del videoclip ufficiale si decise di propendere per qualcosa di molto più ludico: per farlo, la mente sempre fertile dei Manetti Bros inscenò la surreale finale del campionato mondiale di scacchi del 1967.
'Kedrov' e 'Kolosimo' sono i nomi "in codice" di Karpov e Kasparov. Il primo, il favorito, è uno scacchista arrembante, classico arrivista della nuova Russia; l’altro, inatteso finalista, speranzoso e volitivo, umile e a modo. Ma, almeno per adesso, e per chi non avesse visto il video, non roviniamo l'attesa di scoprire cosa accada, nel prosieguo della storia: fatelo da voi.
Anche perché, se non lo fate, potreste non capire il resto di queste nostre deliranti righe.
Spero proprio che abbiate visto il video, e quindi procedo con l'ardimentosa metafora.
E' stato una partita a scacchi, come quella del clip, questo campionato. In finale, anche se dall'inizio dell'anno, ci sono arivate il Milan e la Juve: ovvero, il Kedrov ed il Kolosimo di questa nostra storia. L'attesa c'è sempre stata: ma una era la favorita, sulla carta e sul campo. Ed anche con un pò di quella sana spocchia alla Kedrov che probabilmente ha avuto sinora il Milan. Quell'insofferenza alla mancata vittoria, quella ostinatezza in alcune scelte, quell'arrogante - ma sempre in grado di incutere timore, e per questo positivo - modo di porsi. Con la certezza che possedere il miglior difensore, il miglior centrocampista ed il miglior attaccante del campionato bastasse a confermarsi, in Italia ed in Europa. E che poi, nel momento stesso in cui quelle singole pedine hanno lasciato (un pò per sfortuna, un pò per mancanza) angustianti lacune, s'è autofalgellato in poche partite. Che alfine ha dovuto recuperarle, per tornare a vincere almeno contro il già salvo Siena. Ma che invece ha perso tutto in sole tre giornate, proprio come nel video: Fiorentina, Catania e Bologna.
Di contro, la Juve, il 'Kolosimo' della nostra storia. I bianconeri erano quelli che nessuno aspettava, che, fin dall'inizio in difficoltà, hanno saputo trasformare il presente in una vittoria praticamente decisa dal fato.
La Juve, difatti, lo scudetto che queste ultime giornate serviranno solo a legittimare, lo ha meritato nel momento stesso in cui Conte ha messo piede in campo. La voglia era troppa, la bravura e l'oggettiva trasformazione di alcuni suoi ragazzi - Bonucci, Barzagli, Bonucci, Marchisio, Lichtsteiner e Vucinic, fino a Borriello, ieri - non potevano non portare alla vittoria.
Quello di Novara è stato l'ennesimo schiaffo a chi ancora credeva in un miracolo: la strada è spianata, le partite che mancano sempre meno e sempre meno ostili.
La Juve ha vinto contro tutti, ed a ragione. Il giusto merito, quello della vittoria, va solo a braccetto con l'intervento 'esterno' del fattaccio targato Muntari. Quel caso sta al campionato come il personaggio del buon Max sta alla storia narrata nel video: una sorta di 'suggello' - indispensabile, ma non strettamente necessario per il merito - dell'angelo custode, che fa in modo che le cose vadano “come devono andare”.
Perchè le cose così dovevano andare: perchè la Juve, pur non essendo migliore, ha fatto meglio.
Segno solenne del destino: è tornato financo Marco Borriello, guarda un pò: evidenza del fatto che, alle volte, non solo un angelo custode, ma anche il superfluo si può trasformare in indispensabile. Al Milan, invece, è tornato Cassano: segno altrettanto evidente del fatto che quel cuore a forma di pallone, probabilmente, il problemino coronarico avuto gliel'ha fatto pulsare ancor di più, invece che rallentarglielo.
Buon per lui: e buona anche per noi, visto che Prandelli, oggi, ha sì perso Rossi, ma ha ritrovato un Di Natale, un Cassano, un Giovinco ed addirittura un Diamanti in splendida forma.
Piccola parentesi dedicata al ragazzo di Prato: l'esilio britannico pareva averci sottratto un progetto di campioncino. Oggi, invece, la cura rossoblù pare averci riconsegnato un Diamanti potenziale azzurro, capace di salvare il Bologna insieme a Ramirez. E non sarebbe peraltro la prima volta, perchè dopo i 'restauri' di Baggio, Signori e dello stesso Di Vaio, dalle parti della città felsinea pare c'abbiano preso la mano.
Ma torniamo al fil roùge di questo pezzo. Anche in zona retrocessione pare che le cose andranno come devono andare. Dopo l'ennesima figuraccia del Genoa, infatti, tutti s'aspettavano la vittoria interna del Lecce contro il Parma, già virtualmente sazio. Ed invece, proprio dalle parti del Via del Mare, a mio parere, è venuoa fuori il risultato più inatteso della giornata. Un Giovinco che già azzurro europeo praticamente lo è, ed un pò di malasorte sono bastati a far perdere al Lecce la chance d'oro che poteva voler dire 'sorpasso'. Ed invece no.
In attesa - lo ripetiamo per i più distratti - delle decisioni della giustizia sportiva, che voci di corridoio danno dritta contro i salentini, la squadra di Cosmi rimane dietro ai liguri. Insomma, o sul campo o nelle aule dei tribunali, in B. In quella serie che forse meriterebbero, per manifesta inespressione delle proprie potenzialità, proprio Genoa e Fiorentina.
A proposito di cose che andranno come devono andare: a 270 minuti dalla fine, la sorte ha voluto farci il giochino più bello per la lotta Champions. Quattro squadre a pari punti, ognuna con meriti, vizi e difetti diversi. Davvero indecifrabile lo sviluppo. Se le cose andranno come devono andare, allora alla fine saranno Inter e Napoli a lottare all'ultimo gol di Cavani o di Milito (non certo di Pazzini, visto quello di ieri).
Altrimenti dovremo dire che due vecchietti come Di Natale e Klose hanno portato la Lazio e l'Udinese nell'Olimpo degli Dei.
Lo stesso Olimpo in cui, da fine mese, mancherà invece il magico Pep. Colui che, venuto dal nulla dell'inesperienza, alimentata però a pane e pallone per decenni, ha saputo plasmare la squadra di club - oggi possiamo dirlo - più forte di tutti i tempi. Colui che saputo fare, di Messi, da campione ad epigono unico ed indiscusso del Pibe de oro; che, a testimonianza di quale che sia il livello del nostro calcio, ha saputo dire 'no' al miglior giocatore della Serie A; e che ha saputo, probabilmente, scegliere il momento migliore per 'mollare' la sua creatura. Non dopo una vittoria, come fece il suo miglior nemico Mourinho, ma dopo una sconfitta, adducendo motivazioni terrene, concrete. Semplicemente umane: così facendo eleggendosi a primo degli uomini, non ad ultimo degli speciali.
Chiudiamo con una speranza. Si è tanto parlato, negli ultimi giorni, della reale possibilità dell'esportazione, all'estero statunitense, di due stelle del nostro calcio, Del Piero e Nesta. Mi chiedo per quale motivo due signori di quest'epoca debbano andare a svernare negli U.S.A. o, invece, più degnamente, scegliere ancora il campionato italiano, come storie ed onore vorrebbero. Alex, Sandro, sappiate che da quelle parti si gioca a poker, non certo a scacchi.
Ed addosso a due come voi io proprio non ce la vedo la maschera di chi bluffa, o va all-in.
Chi non l'ha capita andasse a rivedere attentamente i primi secondi del video. Alla prossima.
Alfredo De Vuono