Il calcio italiano è in difficoltà, su questo non ci sono dubbi. Le motivazioni sono economiche innanzitutto, con meno ricavi sotto tutti i punti di vista, rispetto alle Big d’Europa. Ma ci sono altri due fattori che non ci permettono di sognare non solo la Coppa, ma anche il livello dei top club che giocano per vincerla.

Il primo è la mentalità. Nella partita tra Bayern Monaco e Psg tra andata e ritorno, anziché protestare simulare e lamentarsi, i calciatori hanno giocato a calcio. Figli di allenatori che, come Pochettino, a venti minuti dalla fine in vantaggio di un gol, inseriscono un attaccante (Kean) per una mezzala offensiva (Draxler). O di allenatori come Flick che esce pareggiando tre a tre, ma dopo aver tirato in due partite 45 volte in porta senza Lewandowski e Gnabry e senza lamentarsene. Anni luce lontani dal nostro gioco e dalla nostra mentalità.

Il secondo fattore è un mix di idee e competenza. Le nostre squadre spendono meno, ma soprattutto spendono peggio. E non riguarda una o l’altra, ma tutte. Ne cito qualcuno per squadra delle ultime 4-5 stagioni tanto per renderci conto, ma sarebbero molti di più.

Juventus: Bernardeschi e Ramsey tra cartellino e ingaggio parliamo di oltre 100 milioni.

Inter: Joao Mario e Gabriel Barbosa detto Gabigol anche se i gol sono rimasti in Brasile.

Milan: Rimanendo solo ai 9: Fernando Torres, Kalinic e Piatek.

Roma: plusvalenza incredibile con Alisson pagato 7 rivenduto a dieci volte tanto. Con quei soldi Pastore, Nzonzi e Olsen.

Lazio: si può rimanere alla stagione in corso, con Muriqi pagato quasi 20 milioni di euro. Per fare la quarta punta.

Napoli: Verdi, Ounas, Rog, Inglese e Grassi. Anche qui si viaggia oltre i 100.

I soldi sono meno che in Europa? Vero. Ma competenza e idee, oltre a mentalità, fanno la differenza o possono farla, molto più del vil danaro.