Alle 00:05 del 12 luglio 2021, a Wembley, suona potente come non mai una canzone che gli inglesi, in buonissima parte, neanche conoscono. E' 'Notti magiche', la cantano Gianna Nannini ed Edoardo Bennato, e da 31 anni è il ritornello che accompagna il calcio.

Siamo stremati, sudati, confusi. Ci rincorriamo nelle piazze, urliamo, ci abbracciamo, 18 mesi dopo. Alla faccia della paura. Alla faccia di chi non ci credeva. Alla faccia degli inglesi. 

E si, perché loro ci credevano.

Pure troppo: e finalmente possiamo dirlo. E dirglielo.

Ci hanno creduto fin dal primo momento in cui hanno buttato fuori una tenace Danimarca, con un rigore volatile almeno quanto il tuffo plastico di Sterling, e hanno iniziato ad intonare, per le strade e sui social, un tanto inverosimile quanto prematuro inno alla gioia che è stato parzialmente giustificato solo quando, dopo una pioggia di secondi, hanno trovato il gol del vantaggio su una nostra disattenzione difensiva. Ma 2 minuti non bastano, non sono mai bastati. Le partite ne durano 90 più recupero, e, soprattutto a questo Euro 2020, anche 120, sempre più recupero.

Un recupero in cui, spesso, chi la dura la vince, ma, nel nostro caso, chi la dura la pareggia. E la vince solo dopo, ai rigori. Che, finalmente, ci stanno sorridendo dopo anni e anni di lacrime. Le stesse che hanno versato, in un abbraccio che vale da solo questo intero triennio di malinconia, Roberto Mancini e Gianluca Vialli. Anche per loro, Wembley toglie, Wembley dà. Ed era arrivato anche per loro il momento della rivalsa.

E' stato l'Europeo di quelli che se lo meritano.

Se lo meritano Mancini, Vialli, Lombardo, Evani e De Rossi, perchè da calciatori hanno vinto molto, molto meno di quello che avrebbero potuto.

Se lo meritano Chiellini e Bonucci, mai in grado di dominare il continente con la loro squadra di club, nonostante gli innumerevoli tentativi.

Se lo meritano Florenzi, Insigne, Sirigu, Bernardeschi e Immobile, reduci dalla delusione rimediata, sempre dal dischetto, nel 2016, e negativamente stigmatizzati, loro malgrado, per lo psicodramma del mancato Mondiale 2018.

Se lo merita Jorginho, escluso colpevolmente dai convocati, proprio nel 2016, e mai messo al centro del nostro gioco, se non dal più coraggioso dei CT dell'epoca recente.

Se lo merita Berardi, che ha dedicato una vita calcistica intera a una squadra di provincia, e non aveva mai potuto godere di certe emozioni e sensazioni, quelle che solo un grande professionista può vivere.

Se lo merita il Gallo Belotti, che come Mimmo in questi lunghi anni s'è dedicato anima e corpo al Torino, e solo in azzurro avrebbe potuto dimostrare di essere un campione, un campione d'Europa. 

Se lo merita Federico Chiesa: il migliore, in assoluto, dei nostri, capace a soli 23 anni di vincere più del padre, a sua volta un indimenticabile fuoriclasse.

Se lo merita Barella, che ha dimostrato cosa significa far rivivere agli italiani più giovani cosa significhi essere il più degno degli eredi di Tardelli e di Marchisio.

Se lo merita Verratti, a sua volta invischiato da quasi un decennio nella caccia spasmodica all'Europa del suo PSG, e finalmente protagonista anche in azzurro.

Se lo merita Di Lorenzo, il più operaio dei terzini, assurto a titolare azzurro a 27 anni suonati, e dopo una vita trascorsa nei terrosi campi del calcio senza megafono.

Se lo merita Spinazzola, sfortunato cuore pulsante della corsia mancina, capace di trascinarci finché ha potuto, e stasera partecipe dell'urlo collettivo di Wembley Park.

Se lo meritano Locatelli e Pessina, nei quali il Milan non ha creduto sino in fondo, e finalmente entrati anche loro nella leggenda.

Se lo merita Gigio Donnarumma, premiato come miglior giocatore di Euro 2020, l'eroe dei rigori, il più criticato - anche dal sottoscritto, a onor del vero - per le proprie scelte personali, ma mai così calcisticamente decisivo, oltre che rappresentativo. 

Players and Coaching staff of Italy celebrate their side's victory after the UEFA Euro 2020 Championship Final between Italy and England at Wembley Stadium on July 11, 2021 in London, England
Players and Coaching staff of Italy celebrate their side's victory after the UEFA Euro 2020 Championship Final between Italy and England at Wembley Stadium on July 11, 2021 in London, England

E' notte fonda, ma è come se fosse giorno. Fuori, per le strade, i sorrisi stralunati degli italiani fotografano e illuminano questa stessa notte, la notte della vittoria. I clacson e le trombette fanno da colonna sonora ad immagini che solo chi ha vissuto il 2006 e il 1982 può avere già vissuto.

Ci abbracciamo, come non facciamo da 18 mesi. O da 15 anni, fate voi.

In ambo i casi, è perché era giusto così. Perché, oltre a tutti loro, ce lo meritavamo anche noi. E nessuno, neanche la paura, degli inglesi, degli spagnoli, dei belgi, o di qualsiasi altra cosa, potrà mai togliercelo.