Il portiere più affidabile al mondo, un blocco difensivo a tre di collaudata esperienza, un centromediano metodista con buone doti da randellatore, due esterni dalle inequivocabili attitudini offensive, due intermedi clamorosamente polmonari ed a loro volta votati agli inserimenti, e due punte pure. Ce la giocheremo così, spregiudicatamente a livello tattico ma con una buona dose di cauta e solida 'italianità', in Francia. Mister Conte, dopo un biennio di sperimentazione neanche troppo spinta è tornato alle origini, e rispolverato definitivamente l'amato 3-5-2 con una variabile principale, ovvero l'utilizzo di due jolly puri, come Florenzi e Giaccherini, al posto degli indisponibili Marchisio e Verratti ed uno tra Motta e De Rossi a far legna davanti a Bonucci.
A destra Candreva, a sinistra uno tra El Shaarawy e Darmian. Davanti, si partirà con la doppia coppia Immobile-Zaza e Pellé-Eder con Insigne variabile tattica a partita in corso per passare in corsa al 3-4-3. E' presto detto, il 'cabaret' pallonaro che vanteremo agli Europei: forse un po' striminzito e tecnicamente povero, ma - Jorginho e Bonaventura a parte - anche il meglio del nostro calcio attuale. Che di povero, in realtà, ha la sua stessa connotazione conoscitiva, e che difficilmente da qui alla prossima generazione si smuoverà dalla sua granitica mediocrità, affossata peraltro dalla crisi finanziaria, e di valori, dell'intero sistema.
Non è eccellente, la condizione, non solo psicologica, con la quale ci approcciamo all'ennesima manifestazione per Nazionali che potrebbe non vederci protagonisti. Eppure anche 4 anni fa, ed al netto della tragicomica spedizione brasiliana, l'approccio non fu dei migliori. Pochissimi italiani erano trascinati dalla vérve quasi surrealista della truppa Prandelli, l'uomo dei codici etici e della fiducia incondizionata ai bad boys. Eppure a quella squadra, in un torneo molto simile a questo per marcia d'avvicinamento, condizioni al contorno e tenore delle avversarie, dobbiamo un percorso emozionante e meritevole. Che, per chi se lo fosse già dimenticato, ci consente di iniziare questo da vice-campioni in carica.
Non che significhi qualcosa, per carità. Il calcio, come la roulette, non ha gratitudine, figuriamoci memoria. Quando l'arbitro fischia il calcio d'inizio si inizia a scrivere ex novo, e solo con una manciata di idee in testa, una delle pagine d'un libro del quale non s'è sicuri né della futura pubblicazione né tanto meno del colore e del font dei caratteri. Una situazione che paradossalmente potrebbe anche favorirci, visto che molte squadre storicamente meno blasonate ci sono sulla carta superiori, e che, oltre alla faccia, la nostra Nazionale abbia oggettivamente ben poco, da perdere.
Inizieremo il nostro cammino sfidando il Belgio, lunedi prossimo. Una gara che giocheremo da vittime sacrificali, visto lo sfarfallìo di talento che i red devils possono mettere in campo, e soprattutto i precedenti. Non più tardi di 6 mesi fa, al Re Baldovino di Bruxelles, uno scatenato Candreva ci illuse, prima di cadere sotto i feroci colpi di Vertonghen, De Bruyne e Batshuayi. All'epoca si sfidarono due 4-4-2 quasi a specchio. Un modulo che per entrambe è ormai caduto quasi definitivamente nel dimenticatoio, visto che Wilmots dovrebbe iniziare l'Europeo con il temibile tridente De Bruyne - Lukaku - Hazard e che Conte, ritrovato il blocco Bonucci - Chiellini - Barzagli, è tornato stabilmente alla difesa a tre. Dovremo giocarcela con la fase di contenimento e le ripartenze, ma soprattutto provando a trattenere il fiato sino alla fine, con l'obiettivo - non partiamo spavaldi - realistico di non perdere. Quattro giorni dopo, contro la Svezia, ci giocheremo tutte le nostre carte: in quell'occasione il C.T. potrebbe addirittura rischiare il doppio esterno offensivo (Candreva - El Shaarawy) che renderebbe il modulo praticamente simile a quello dei tempi di Bari e Siena. L'idea stessa di non riuscire a fare paura a Granqvist e Isaksson - con tutto il rispetto per gli ex Genoa e Juve - è agghiacciante, così come inquietante è, allo stesso modo, l'idea che Ibrahimovic possa di nuovo farci male, come fu nel 2004. Ma con gli svedesi, si sa, abbiamo un conto da saldare, ed il calcio mette sempre in condizione di prendersi rivincite come questa, che gli azzurri non possono cannare e non canneranno. A quel punto potremo affrontare l'ultima gara del girone E, quella contro l'Irlanda, con relativa tranquillità. Ed anche dovessimo aver perso la prima, il passaggio del turno sarebbe ad un passo, probabilmente ad un solo punto, visto che quest'anno si qualificheranno agli ottavi anche le migliori terze. Da seconda del girone, o comunque da miglior terza, ci toccherebbe quindi lo scontro con la prima del girone F o A. Che, a meno di clamorose svolte, potrebbero essere Portogallo e Francia. Due squadre che denotano i vizi e le virtù del passato, con due soli uomini - Ronaldo e Griezmann - in grado di fare veramente la differenza. Checché se ne dica, quindi, il calendario e la nuova organizzazione del torneo potrebbe, in qualche misura, anche renderci la vita facile: almeno sino ai quarti. Dove poi, e sino alla fine - ed il calcio lo conosciamo fin troppo bene per negarlo - sono quasi sempre i dettagli ed i battiti d'ali di farfalla dall'altra parte del mondo a fare la differenza. Ed anche in quanto a fortuna, come scrivevo la scorsa settimana, non c'è da abbattersi: il nostro credito, anche al netto dei rigori del 2006, è ancora bello ricco.
Non so se questa squadra sia davvero in grado di farci sognare, in Francia. Il talento è sempre meno, ma la voglia pare non manchi. Quel che è certo, è che stavolta i nostri ragazzi dovranno darsi un bel da fare, per rimuovere il brutto ricordo, ancora ben radicato nei cuori dei tifosi, risalente a due anni fa. E so che faranno tutto il possibile per sradicarlo: perché se anche il movimento non se lo meriterebbe, se lo meritano (alcuni di) loro, e di certo ce lo meritiamo noi. E affinché il prossimo ciclo azzurro, quello di Ventura e Lippi, durante il quale gioco-forza moltissime cose dovranno cambiare, inizi sotto i migliori auspici possibili. Perché forse, un po' se lo merita anche l'Italia che verrà.