Attraverso una lettera pubblicata da gianlucadimarzio.com, Alessandro Zanoli parla del suo percorso dopo il grave infortunio degli scorsi mesi e parlato del duro colpo infertogli dal Napoli, che gli impedì di trasferirsi allo Sporting di Lisbona. 

Udinese, la lettera di Zanoli

L'INFORTUNIO - "Sono passati ormai tre mesi da quel 26 gennaio in cui il mio crociato si è rotto. Sono stati mesi pesanti. Il calcio mi manca come l’aria. Ma anche io non mi aspettavo di essere in grado di affrontare in questo modo l’infortunio. Sono fiero della persona che sono".

DELUSIONE SPORTING - "Sono tornato a Napoli con la volontà di restarci per poche settimane. Avevo bisogno di giocare ed essere in un contesto che potesse darmi fiducia e continuità e lì non era possibile. Era agosto. 'Alessandro, ti vuole lo Sporting'. Quasi non ci credevo. Un’opportunità unica. Era tutto fatto, volevo andare a Lisbona. 'Tu non ti muovi, resti qua'. Il Napoli non mi voleva cedre. Un 'no' continuo a tutte le offerte. Il mercato era finito. Un velo oscuro ha iniziato a bussare alla mia porta".

LA DEPRESSIONE - "Ero rimasto a Napoli, ma la mia testa era altrove. Avevo perso serenità, non ero più felice. Ero triste e senza motivazione. La mattina mi svegliavo ed ero sempre nervoso, mi allenavo male. Non mi riconoscevo più. La depressione era entrata nella mia vita. E mi ha accompagnato per mesi. Anche nella seconda parte di stagione quando, dopo il mancato trasferimento al Genoa, sono andato a Salerno. Avevo cambiato maglia, ma non stavo bene. Ciò che avevo vissuto mi aveva segnato. In campo non ero io. Ero un giocatore diverso, un ragazzo diverso. Non riuscivo a esprimermi, giocavo male, la squadra non andava bene. Era tutto buio".