Quando in Italia si spengono le luci degli stadi e le città si preparano alla notte, dall’altra parte del mondo, a Melbourne, il sole inizia a sorgere. Mentre la Serie A si addormenta, a oltre 16.000 chilometri di distanza c’è una comunità di italiani che si risveglia e che, da dieci anni, continua a sentirsi incredibilmente vicina a casa.

Perché per un gruppo di italiani emigrati in Australia, la distanza non è mai stata un ostacolo. Al contrario, è diventata il motivo per trovare un modo nuovo di restare uniti. Ogni fine settimana si rinnova un rito che profuma di casa, rivalità, amicizia e passione calcistica. Un rito che va ben oltre il semplice gioco del Fantacalcio.

Siamo a Melbourne, nella capitale dello Stato del Victoria, una delle città più multiculturali e dinamiche del pianeta. Qui, dieci anni fa, due ragazzi siciliani arrivati dall’altra parte del mondo con una valigia piena di speranze e nostalgia decisero quasi per scherzo di organizzare una lega di Fantacalcio tra amici. Quello che allora sembrava soltanto un passatempo per sentirsi meno lontani dall’Italia, oggi è diventato qualcosa di molto più grande.

Con circa 60 partecipanti, il Fantacalcio degli Italiani di Melbourne è probabilmente una delle più grandi leghe al mondo composte esclusivamente da italiani residenti all’estero.

Praticamente siamo diventati un piccolo paese italiano all’interno di una città australiana”, racconta Giuseppe Di Salvo, palermitano, residente a Melbourne da tredici anni, fondatore e presidente della lega. Una definizione che descrive perfettamente ciò che il Fantacalcio è diventato nel tempo. Per molti, infatti, non rappresenta soltanto una competizione sportiva. È una seconda famiglia.

La nostra lega è un po’ la nostra nuova famiglia italiana”, prosegue Giuseppe. “È un posto sicuro dove ritrovarci. Un luogo che ci accompagna ogni giorno, dove si condividono battute, gioie, delusioni calcistiche, ma anche pezzi di vita.”

Italiani a Melbourne
Italiani a Melbourne

In dieci anni, la chat della lega è diventata una finestra sempre aperta sull’Italia e sugli italiani di Melbourne. Qui si commentano partite e voti, ma si chiedono anche consigli sul lavoro, si cercano informazioni per una casa, si organizzano cene, si condividono successi e difficoltà. Tra quei messaggi sono nate amicizie profonde. Alcuni partecipanti si sono conosciuti grazie al Fantacalcio e oggi sono amici inseparabili. Altri hanno visto nascere relazioni che sono sfociate in matrimoni. Nel frattempo sono arrivati figli, nuove famiglie, nuove avventure.

E naturalmente non sono mancati i momenti di tensione.

Perché un conto è discutere di calcio al bar. Un altro è ricevere una proposta di scambio indecente alle sette del mattino o vedere il proprio avversario vincere grazie a un rigore dubbio assegnato al novantesimo.

Abbiamo visto amicizie rischiare di finire per uno scambio improponibile o per un fallo troppo accentuato subito da Bastoni”, scherza Giuseppe.

Ma è proprio questo il bello.

Perché dietro ogni battuta, ogni presa in giro e ogni discussione c’è sempre la consapevolezza di appartenere a qualcosa di speciale.

I partecipanti sono tutti parte di quella che viene spesso definita la “nuova emigrazione italiana”: ragazzi e ragazze arrivati in Australia negli ultimi quindici anni, che hanno lasciato famiglie, amici e certezze per costruire una nuova vita dall’altra parte del mondo.

Una scelta che regala opportunità straordinarie ma che porta inevitabilmente con sé anche sacrifici.

Questa è una città dove si lavora molto”, racconta Emanuele Bonadonna, anche lui palermitano, arrivato a Melbourne sullo stesso aereo di Giuseppe e oggi co-fondatore della lega.

Quando sei immigrato, soprattutto nei primi anni, il lavoro occupa gran parte delle tue giornate. Spesso il tempo per te stesso è poco. Per questo il nostro Fantacalcio ha assunto nel tempo una funzione sociale importantissima”.

Ed è proprio qui che il gioco si trasforma in qualcosa di più profondo.

Non è soltanto un luogo dove scherzare e prendersi in giro”, continua Emanuele. “Col tempo è diventato uno spazio di supporto reciproco, di condivisione di informazioni e perfino di solidarietà.

Negli anni la lega si è mobilitata più volte per aiutare amici in difficoltà, raccogliere fondi per chi ne aveva bisogno e sostenere persone che stavano attraversando momenti complicati.

Perché quando vivi lontano dalla tua terra, spesso gli amici diventano la famiglia che hai scelto.

E forse il segreto del successo di questa lega sta proprio qui.

Nel riuscire a tenere insieme persone provenienti da regioni diverse, con lavori diversi e storie diverse, unite però da una lingua, una cultura e una passione comune.

Naturalmente c’è anche tanto lavoro dietro le quinte.

Organizzare una lega di sessanta persone richiede tempo, pazienza e una buona dose di creatività.

A volte bisogna inventarsi soluzioni tecniche per adattare il gioco alle esigenze della lega”, racconta Giuseppe che si occupa di piu dell’organizzazione e il reclutamento, mentre Emanuele lavora dietro le quinte gestendo l’app: “Ma la qualità più importante per chi organizza un Fantacalcio così grande resta una sola: la pazienza.

E dopo dieci anni, di pazienza ne hanno avuta parecchia.

Perché ogni stagione porta nuove sfide, nuovi protagonisti e nuove storie da raccontare.

In una città frenetica e multiculturale come Melbourne, il Fantacalcio degli Italiani è diventato negli anni un piccolo pezzo d’Italia trapiantato dall’altra parte del mondo.


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Un luogo dove si parla di calcio, certo,ma anche di lavoro,di famiglia, di nostalgia,di nuove opportunità,di vecchi ricordi e di quella strana sensazione che accomuna tutti gli emigrati: sentirsi divisi tra due case, due fusi orari e due vite. Dieci anni dopo quella prima asta organizzata quasi per gioco, la lega continua a crescere. E se è vero che ogni stagione incorona un vincitore, il successo più grande sembra essere un altro.

Aver trasformato un semplice gioco in una comunità. Una comunità capace di far sentire meno soli decine di italiani arrivati dall’altra parte del mondo con una valigia e tanti sogni. Una comunità che, stagione dopo stagione, ha costruito amicizie, creato legami e regalato un senso di appartenenza che nessuna distanza può cancellare.

Perché a volte basta una formazione consegnata all’ultimo minuto, una chat che si accende all’alba o un’asta infinita davanti a una pizza per sentirsi di nuovo a casa.

Anche quando casa è lontana 16.000 chilometri.

E forse è proprio questa la vittoria più bella che il Fantacalcio degli Italiani di Melbourne abbia mai conquistato. Non quella scritta nell’albo d’oro, ma quella che da dieci anni continua a unire un’intera comunità italiana dall’altra parte del mondo.