Un punto sotto, forse due, forse quattro, c’è il Milan. Una spanna sopra, forse due, forse tre, c’è il Milan.
 

Nella giornata del pesantissimo successo di misura della Juventus all’Olimpico, il campionato restituisce un Milan brillante, che fa quattro reti in un tempo al Chievo, reduce da due vittorie consecutive, e che rende giustizia ad un reparto attrezzi che dalle parti di Torino sognano.
 

Questo è il copione che la serie A edizione 2011/12 sta evidentemente scrivendo: dopo la fine dell’interregno scaturito (fatto scaturire) dalle telefonate silenziate dell’estate 2006, a combattere per il dominio del calcio italiano sono di nuovo loro, come allora, Juventus e Milan. Una obiettivamente -ecco le spanne di differenza-  meno attrezzata dell’altra, ma con probabilmente più fame, entusiasmo ritrovato, un progetto serio, un allenatore con idee chiare e mentalità vincente retaggio di fasti antichi (e si torna, inevitabilmente, al pre-2006), l’altra con troppe risorse in più rispetto alla rivale, ma che nella propria storia ha imparato a rispettarla, perché tante volte, pur sentendosi (e magari essendo) più forte, la rivale bianconera, la Juventus, la storia del calcio italiano, se l’è vista davanti. Ecco perché  la credibilità della Juventus rivale scudetto, nonostante tu inserisca a partita in corso Robinho anziché Giaccherini, esiste, e dalle parti di Milanello viene presa in serie considerazione.
 

Ecco, in questo scenario prevedibile e adesso concreto, in questo incipiente duello Juventus-Milan senza i personaggi secondari intervenuti estemporaneamente nell’ultimo lustro, è interessante riproporre una delle riflessioni dei tempi in cui, appunto, esso era soltanto una previsione: “il Milan ha giocatori superiori e un progetto avviato, ma la Juventus non ha le Coppe”. Chi non l’ha pensato, o detto, o scritto? Nessuno. Perché essa era ed è la sacrosanta verità, una verità che fa ancora più prendere con rispettose molle il gruppo di Conte.
Bene, con il girone in archivio, un’ultima gara a Plzen pleonastica e ridotta a poco più che amichevole per i rossoneri, l’abbrivio-Europa è concluso, almeno fino a Febbraio, per la Juventus. Significa che il momento in cui la Juve avrebbe dovuto fare il vuoto è stato questo, e si chiude qui. Magari subentreranno altri valori, altre discriminanti, infortuni, qualifiche, fortuna, sfortuna, ma l’elemento Europa, unanimemente condizionante, è finito.
 

Per questo, se non fondamentale, è di importanza tanto, ma tanto grande  il contestatissimo recupero di questa sera al San Paolo. La Juventus doveva fare il vuoto, e quattro punti somiglierebbero molto ad una fuga. Viceversa, un punto vorrebbe dire molto poco: con una differenza di valori (e relativi ricambi) del genere, significherebbe che, almeno riguardo agli impegni europei del Milan, il momento buono per andar via, è andato via lui. Ed il Milan è lì.
 

Molto, a livello più simbolico che altro, a livello di consapevolezze,  di motivazioni, di entusiasmo, si gioca stasera al San Paolo. Per i bianconeri, dal punto di vista sportivo,  poco significherà un risultato negativo, o parzialmente negativo, contro il Napoli, ma moltissimo dal punto di vista mentale, specie se lo spogliatoio (anche se Conte è maestro nel gestirlo e pungolarlo verso sagge posizioni) dovesse dirsi: “il Milan ha fatto la Champions, noi no, eppure loro sono lì, arrivederci e grazie, è stato bello”. Pensiero naturale, legittimo, e umano. Viceversa, la molla juventina si allungherebbe davvero, come nelle previsioni da NonChampions, verso scenari gustosi, antichi, e quasi scordati.
 

Ezio Azzollini