“Non paragonatemi a Gattuso, siamo due giocatori diversi, io voglio segnare”, aveva detto un paio di settimane fa, prima della sua prima marcatura rossonera, proprio contro il Palermo, e prima della tripletta di domenica, contro il Parma. Nocerino che dice “voglio segnare”, e fa tripletta.

 

Ricordatemi, se mi capiterà di dare un’ intervista, di dire che voglio che sia il 1980, che stia guidando in una Alfa GT decapottabile, e che stia partendo per un fine settimana con Laura Antonelli. Hai visto mai.

 

La realtà dietro la battuta è che, dopo tutte le perplessità (e, diciamolo, le cattiverie), Nocerino questa sua settimana di gloria, di Alfa e Laura Antonelli, questa tripletta a San Siro, paragone con Kakà annesso, se la merita eccome. Avevamo scritto (Non si sevizia un Nocerino) dell’assurdità, delle mancanze di equilibrio nei giudizi dei soloni del calcio nei confronti del centrocampista rossonero, ed è stato un pezzo profetico oltre ogni più rosea previsione. Magari ora non sarà quel che l’entusiasmo suggerisce a Galliani, e cioè che il buon Antonio sia il colpo dell’anno, non è neanche l’icona del fallimento di un mercato che si diceva fallito ad ottobre, dopo le prime sgambate stagionali. Probabilmente la verità sta nel mezzo, ed è quella, torniamo a scrivere, che racconta la storia di un onesto lavoratore, un proletario di centrocampo, che si sta guadagnando la sua fetta di gloria in rossonero. E che, perdonateci le puntualizzazione, non è Gattuso, né Kakà, né Garrincha, né nessun altro che non sia lui, Antonio Nocerino. Centrocampista dell’ A.C. Milan, che ha digerito, lavorato in silenzio, e che oggi confessa che tre gol li sognava, sì. In tutto l’anno. E che, questa soddisfazione, se la meritava sul serio.
 

Ezio Azzollini