Partiamo da questo:
E proseguiamo con questo:
Che cosa cambia? Sostanzialmente, ben poco. Il piede è lo stesso, la distanza dalla porta identica. Persino il colore della maglia quasi coincide. L'unica vera differenza è nell'esecuzione. Prima con l'interno, a mirare il sette alla sinistra del portiere. Poi di mezzo esterno, a mettere la palla nell'angolino basso. Per il tutto il resto, non servono troppi aggettivi. Basta nominare lui, il protagonista. Milinkovic-Savic, un concentrato esplosivo di fisicità, furbizia e tecnica sopraffina. L'uomo in più di questa Lazio targata Inzaghi 2.5.
Amuleto. Perché il 22enne colosso serbo finora ha siglato sei reti in Serie A e (guarda caso) in tutte e sei la Lazio ha portato i tre punti a casa. Per non parlare della prestazione maiuscola in Supercoppa al cospetto della Juventus: semplicemente un gigante. E senza dimenticare il doppio confronto con la Roma nella semifinale di Coppa Italia dell'anno scorso. Gol all'andata, gol al ritorno. Indice verso l'Aquila per esultare. Apoteosi. Ieri, poi, ha raggiunto l'apice della definizione di leadership. Partita bloccata, il Chievo sapeva chiudere brillantemente ogni spazio. Anzi, in più di un paio di circostanze ha persino sfiorato il 2-1. Di fronte a Gamberini, Cesar, Cacciatore, Gobbi e Radovanovic nemmeno giocate di questa caratura sono bastate:
Poco più di due anni fa l'esordio in maglia ufficiale, nella Capitale. Quella sera, allo stadio, c'ero anch'io. Lazio contro Bayer Leverkusen, la partita del grave infortunio di Klose, del fischiatissimo sciupone Keita (amaro ricordo poi spazzato via proprio dal suo gol decisivo), per la prima volta in assoluto adattato al ruolo di centravanti. Di una vittoria al sapore di gironi di Champions, senza la presa di coscienza di un fatal destino che si sarebbe concretizzato solo pochi giorni più tardi. Da allora, il valore economico di Milinkovic si è quanto meno settuplicato. Non lo dico io, lo dice Tare: arrivato a Roma per circa 10 milioni, di recente è stata rifiutata un'offerta da 70. In effetti, memorizzate le pazze cifre del mercato attuale e ponderati i margini di miglioramento personali e di squadra, si può persino valicare il muro degli 80. Nel frattempo, però, un diktat: blindarlo il più possibile, con rinnovo oltre il 2022, corposo (e meritato) adeguamento e - perché no - una clausola a tre cifre. Il resto, poi, verrà da sé.
Valutazioni, elogi, timori. Intanto, la Milinkocrazia è scoppiata con tutta la sua veemenza. E il tifoso laziale ne godrà fino all'ultima goccia.