Eppure non era partito male il Cagliari di Rastelli! Dopo un avvio incerto, meglio tradotto come naturale conseguenza di un calciomercato ancora in fermento nella prima calda domenica di fine di agosto, e il dover esordire in casa dei Campioni d’Italia e vice campioni d’Europa della Juventus, l’undici isolano era riuscito a caricarsi a sufficienza per mettere in difficoltà il Milan dopo solo mezzora di gioco disputata lasciando l’iniziativa agli avversari, venendo punito solo dagli episodi e non dalla prestazione in se. Il presagio di un Cagliari ritrovato si era subito avverato la giornata successiva, grazie all’1-0 casalingo rifilato al Crotone, e ancora sette giorni più tardi con la convincente vittoria a Ferrara in casa della SPAL per 2-0, con la vittoria contro un’altra diretta concorrente per la lotta a non retrocedere. Ordine tattico, giovani emergenti al posto giusto, difesa polivalente, funzionale e funzionante, oltre a uomini subentrati dalla panchina con una fame da far impallidire ogni possibile avversario, giovane o veterano. Da lì: il black-out.
LE 8 FATICHE DEL CAGLIARI - La squadra scesa in campo contro il Sassuolo, il 20 settembre scorso, vedeva il giovane Cragno tra i pali, Pisacane e Ceppitelli al centro della retroguardia con Capuano e Padoin sugli esterni in un 4-3-1-2 con Barella, Ionita e Cigarini a centrocampo e João Pedro a ispirare le due punte Diego Farias e Leonardo Pavoletti. Una formazione curata sotto ogni aspetto con una panchina all'altezza per ogni ruolo o cambio repentino di modulo. Tutto perfetto, fino al fischio d'inizio.
Nell’ordine, Barella, Farias e Joao Pedro provano a illuminare la scena con giocate funzionali alla punta centrale. Ma è una di quelle sfortunate sere in cui a Leonardo Pavoletti non riesce niente e i suoi compagni impiegano mezzora esatta per capirlo: in una rarissima copertura difensiva il favoloso di Genova frana goffamente su Matri: ammonizione e penalty, sul quale Cragno compie il miracolo ipnotizzando Matri. Pericolo scampato ma il Cagliari si spegne e svanisce lentamente, finché anche Pisacane decide di emulare il panzer compagno di squadra e concedere la rivincita a Matri per il gol che vale la vittoria esterna ai neroverdi.
Rastelli minimizza, il Cagliari incassa un Pavoletti disastroso e infortunato e guarda già alla gara successiva contro il Chievo, prima di andare a Napoli a tentare l’impresa due settimane più tardi.
In casa contro il Chievo rivoluziona la difesa, con Andreolli e Miangue a far compagnia ai superstiti Pisacane (che verrà espulso all'83') e Padoin. Non arruolabili Farias e Pavoletti, in avanti ci sono Giannetti e Sau; Dessena al posto di Cigarini. Il risultato è un perentorio disastro, il secondo casalingo consecutivo, affondando sotto i colpi di Inglese e Mariusz St?pi?ski, servito da un mai adeguatamente marcato Hetemaj.
C'è il Napoli al San Paolo, il risultato è ampiamente previsto ma lascia basiti dinanzi la prestazione dei sardi. Nulla può il neo debuttante del torneo, Filippo Romagna, né il nuovo duo offensivo formato da Sau e Pavoletti. l'incontro è un monologo partenopeo, iniziato con il primo gol in stagione di Marek Hamšík, intervallato dal rigore di Dries Mertens e concluso con il definitivo 3-0 di Kalidou Koulibaly. Per i sardi mai un sussulto, mai un accenno di orgoglio, mai un’azione si gioco degna d’esser definita tale. Un tunnel o meglio una spirale dal quale pare impossibile risalire.
Passa la sbronza delle vacanze, a Cagliari, in un una Sardegna Arena addobbata per le grandi occasioni, i tifosi hanno il coltello tra i denti già ore prima che cominci il match. In campo c'è van Der Wiel sulla destra, Romagna al centro della difesa e Cigarini al centro del campo. In avanti João Pedro alle spalle di Pavoletti e Farias. Cragno, l'eroe senza gloria della gara disputata contro il Sassuolo, para tutto. Prima su Galabinov, poi un miracolo su Rossettini; ancora su Taarabt e altra prodezza su Galabinov, quella che gli costa l'acutizzarsi dell'infortunio già lamentato in settimana e lo obbliga a chiedere il cambio. Nel mezzo i gol subiti, l'evanescenza del terzino ultimo arrivato e per la prima volta in campo dal 1' e l'abulico attacco, che fortunosamente segna anche due gol, nella gara che segna l'ennesima sconfitta.
Qualcosa non funziona e questo è dinanzi agli occhi di tutti, il Cagliari è costruito bene e attrezzato meglio per nove undicesimi. Quando vuole gioca bene ma da troppo tempo ormai non riesce più a dare continuità a una manovra che pare più che contratta, a tratti evanescente. Eppure ha un attacco da far invidia a ogni concorrente, un centrocampo all'altezza ma, tuttavia, una difesa che fatica più del dovuto. In porta sembrano non esserci problemi. Forse.
TRA I PALI C’È IL PREDESTINATO CRAGNO. FORSE - Alessio Cragno è un classe '94 già noto a tutti gli osservatori sportivi e in cima ai sogni di molti, già ex di Brescia, Virtus Lanciano e Benevento, oltre che costante presenza nelle under nazionali nostrane dall'Under 17 all'Under 21. Con un Rafael a mezzo servizio da secondo e un giovanissimo Crosta da terzo portiere, il ruolo è saldo nelle mani del giovane estremo difensore, il quale, come descritto sopra si è già permesso il lusso di parare un rigore in grande stile ad Alessandro Matri. Ha giocato non in perfette condizioni fisiche e all'ennesima prodezza ha sentito il riacutizzarsi del dolore. Come tutto il Cagliari si gioca sul filo del rasoio. Fuori lui, Cagliari in serio rischio per la difesa dei pali.
IL TERZINO LO FA CHI NON È TERZINO - Mettendo da parte la porta, dove non sembrano esservi problemi, grazie anche e soprattutto al giovane Cragno, il Cagliari di Rastelli, in poco più di due mesi ha già messo in evidenza tutte le sue debolezze e lacune tecniche, soprattutto nel reparto difensivo. Il gioco è presto mascherato. In difesa i centrali rispondono ai nomi di Pisacane, Andreolli, Ceppitelli e Romagna. Il primo è schierato sempre in mezzo, nonostante prediliga il ruolo di terzino destro dagli albori della sua carriera, i tre successivi, tra acciacchi fisici, difficoltà d'ambientamento e turn-over, non hanno mai convinto, costringendo Rastelli ha cambiare in più di un'occasione, anche a gara in corso e proponendo spesso Capuano nei tre di difesa con l'avanzamento di Padoin a centrocampo e cambio modulo a gara in corso. Sui terzini si apre un nuovo capitolo. Padoin a destra non riesce a restituire le garanzie richieste, Faragò, che di mestiere fa il centrocampista centrale, ancor meno e Gregory van der Wiel ad oggi sembra un oggetto misterioso. A proposito dell’ex Fenerbahce, ai primi minuti all’attivo in Serie A ha strappato una piena insufficienza. Dell’infortunio alla caviglia in via di guarigione si sapeva già al suo arrivo ma non vederlo neanche in panchina già dopo 7 turni dall’inizio del torneo pareva troppo; così eccolo subito titolare, disastroso e sostituito dal centrocampista centrale Faragò, subito all'assist vincente. A sinistra il solo giovane Miangue, tutto da sperimentare e Capuano già cosciente che non farà mai il centrale in questa stagione. Tanti buoni elementi ma pochi per coprire tutti i ruoli.
AL CENTROCAMPO COMANDA BARELLA - In mezzo al campo la piacevole conferma è un giovane classe' 97, Nicolò Barella, che convince sempre più giornata dopo giornata e impressiona per tecnica e semplicità nel rendere ogni giocata sempre più ovvia. La coperta, tuttavia, è più corta che mai. Con Faragò mai impiegato nel proprio ruolo naturale, Ionita, Cigarini e Dessena si contendono le due maglia rimaste, con il primo ad oggi intoccabile e gli altri due in eterna staffetta. Tutti consapevoli che Deiola, dall'alto della sua giovinezza non aspetta altro che un passo falso della concorrenza.
L’ATTACCO - In avanti le possibilità di Cossu di insidiare Joao Pedro nel ruolo di trequartista sono le medesime di Melchiorri su Sau e Pavoletti, con Giannetti che resta a guardare, consapevole di esser già entrato nelle grazie di Rastelli ma che la concorrenza è dura. Il reparto gira bene e il duo Pedro-Farias, quando in giornata, è terribile per le difese avversarie. I problemi sono altrove, innanzitutto collegati al fatto che finora solo contro il Sassuolo ha dimostrato, a sprazzi, cosa sono in grado di fare quei due quando vogliono, in secondo luogo perché si nota chiaramente che senza un riferimento offensivo in grado di attirare a se le difese, i fantasisti isolani soffrano eccessivamente. Ad oggi coloro che sono più mancati sono stati Sau e Pavoletti. Entrambi hanno sofferto problemi fisici e questa non è una novità ma entrambi sono mancati nel gioco di squadra e nessuno dei due ha più scusanti. Gol pochi e spesso influenti ai fini del risultato finale, assenza in campo durante la gara, troppa.
Il presidente Giulini non fa sconti a nessuno, revoca i permessi ai propri calciatori prima della pausa nazionali e conferma Rastelli che lavora in apparente serenità al centro sportivo di Asseminello. Al rientro il capitombolo interno contro il Genoa getta benzina sul fuoco.
Servono punti che possano tranquillizzare le folle e permettere di programmare l’immediato futuro. Per il mercato ci sarà tempo, così come per il timore di una retrocessione che ad oggi, viste le dirette avversarie sia da un punto tecnico-tattico, sia di risultati, appare tutt’altro che temibile. La squadra c’è ed è assemblata bene, soprattutto con tutti gli effettivi arruolabili.
Tocca a Rastelli scacciare via i fantasmi, propri e dei tifosi.