Un giorno qualcuno chiederà a questo Napoli “Che ora è?”. Nulla a che vedere col film di Ettore Scola. Soltanto un aspetto che molti tendono a trascurare. Il Napoli di Maurizio Sarri ha dichiarato da tempo la sua ideologia della perfezione e non bisogna meravigliarsi se in assenza di un elemento il suo congegno non sia funzionante come al solito.

Le ultime uscite di campionato, al di là dei risultati, hanno mostrato un’apparente involuzione del gioco partenopeo. In realtà, addebitare le difficoltà di gioco a un ipotetico affaticamento collettivo è una soluzione di comodo, poco rispondente a un dato tecnico molto più incisivo. La manovra del Napoli ha la necessità del fluidificante sinistro. Che sia Ghoulam o Mario Rui, il Napoli non può rinunciare, almeno stando ai dati emersi dalle ultime prestazioni in campionato, al sinistro naturale sulla linea difensiva. Hysaj, quando chiamato a occupare quella zona di campo, sta assicurando prestazioni confortanti dal punto di vista dell’abnegazione, di una reggenza a volte momentanea, provvisoria, di necessità, ma di certo non performante in funzione del gioco abituale. Le meccaniche a orologeria dell’undici azzurro ogni volta che il terzino (destro) albanese viene arrangiato a sinistra, risentono di una reazione della catena sinistra che si trasforma in effetto domino su tutta la squadra.

Andiamo ad analizzare le frazioni di gara delle ultime tre uscite di campionato. Quelle che hanno visto il Napoli scendere in campo dopo l’infortunio capitato a Ghoulam e con l’obbligo di impiegare Mario Rui nonostante il fluidificante portoghese non fosse ancora al meglio della condizione atletica.

In Chievo-Napoli per la prima volta in stagione si è vista una capolista incapace di produrre un numero di palle goal in linea con i suoi standard. Pochi palloni giocabili per le punte e molto possesso palla senza finalizzazione. Con il Chievo, al di là di numeri valutabili soltanto in via apparente (di fatto il Napoli ha avuto due palle goal significative in tutta la partita), il Napoli non ha potuto nemmeno contare su una funzionalità completa della sua fascia sinistra, perché Rui è stato impiegato da debuttante forzato e, anche rispetto alla durata parziale della sua condizione fisica, l’alternanza con Hysaj, riportato all’inizio della ripresa a svolgere il ruolo di terzino sinistro, non ha condotto a risultati significativi. Le ragioni non vanno ricercate nella mancanza di spinta da parte dell’albanese (risultato in partita tra quelli col chilometraggio maggiore), ma dai limiti di palleggio a cui un destro va incontro in quella posizione.

Le differenze si sono viste tutte nella partita successiva, fino a quando Mario Rui, apparso in crescita, è rimasto in campo contro il Milan, rendendo un ottimo primo tempo e, ancora una volta, lasciando il campo per ragioni atletiche nella ripresa. La presenza del terzino sinistro nel suo ruolo naturale ha giovato al Napoli (in goal con Insigne) e a una manovra che ha registrato un buon possesso palla da parte dei partenopei, con un palleggio sulla catena di sinistra molto più performante. Con caratteristiche differenti rispetto alla spinta più potente di Ghoulam, ma comunque efficace (Mario Rui tende a conquistare e ad assicurare profondità ai compagni di catena verticale attraverso il passaggio lungo o il dribbling stretto). Questo col Milan ha mostrato un’alternativa diversa, ma comunque confortante per le soluzioni di gioco. Nel primo tempo col Milan, infatti, il Napoli ha costruito molte palle goal, sia con pallone lungo che con soluzioni nate dal palleggio sulla catena di sinistra. Con l’uscita del portoghese e con il conseguente impiego di Hysaj a sinistra, il Napoli ha abbassato il baricentro e ha diminuito il possesso palla. La scelta, però, è anche stata determinata e favorita dal doppio vantaggio, col secondo goal arrivato pochi minuti dopo l’uscita di Mario Rui e, situazione emblematica, con la rete scaturita da un’azione condotta proprio sulla catena di sinistra, ma in assenza di Hysaj. Il goal di Zielinski (di grande qualità dal punto di vista tecnico e tattico) è nato da un recupero di Koulibaly che, con Hysaj scalato al centro per sostituire il senegalese in fase di iniziativa di gioco sulla corsia di sinistra, ha scambiato con Zielinski, abbassatosi quasi a ridosso della linea difensiva azzurra, per poi innescare Insigne. Da lì la prosecuzione dell’azione del goal del polacco. Ecco che a una manovra di così grande efficacia a rendersi protagonista in fase di palleggio è stato Koulibaly, più abituato a giocare sul versante mancino.

A Udine, invece, in assenza sia di Ghoulam che di Mario Rui, si è visto un Napoli costretto a schierare dal primo minuto Hysaj (protagonista di una buona gara dal punto di vista difensivo) sulla corsia di sinistra. E, puntuali, si sono ripresentati gli stessi limiti e gli stessi impedimenti visti a Verona col Chievo, con una serie di aggravanti tecniche che hanno registrato una manovra ancora più macchinosa e inefficace, a tal punto da verificare un report finale caratterizzato da un dato inedito. Il Napoli è andato al tiro meno volte rispetto all’avversario. Un possesso palla sì superiore, ma con una manovra offensiva che ha sofferto la mancanza di un supporto naturale nel punto di campo da cui il gioco azzurro trova spesso la sua origine. La catena di sinistra funziona da fonte di creazione del gioco, mentre quella di destra beneficia dei cambi improvvisi e degli inserimenti. Non è un caso che nelle ultime gare di campionato a soffrire questo effetto sia stato Callejon, tradizionalmente terminale a sorpresa di quel meccanismo che spesso è una delle armi migliori del Napoli. Altro dato significativo che conforta l’importanza del lavoro del comparto sinistro è il numero di goal su azione realizzati fino a questo momento in campionato. Sui 29 messi a segno 12 sono arrivati da manovre della fascia sinistra.

Questo tipo di sofferenza tattica è riscontrabile anche in due situazioni diverse. Con il Chievo il Napoli ha dovuto affrontare una squadra chiusa e bassa. La quasi assenza di lanci lunghi (appena 4) da parte del Napoli lo testimonia, mentre con l’Udinese gli uomini di Sarri hanno giocato contro un 4-3-3 di interpretazione più difensiva, ma, al tempo stesso, più alto e compatto. I 17 lanci lunghi da parte del Napoli lo dimostrano. Eppure, in entrambe le gare il Napoli ha sofferto la stessa assenza di fluidità di palleggio. In mezzo a queste due gare quella in cui il Napoli è apparso più tonico è stata quella contro il Milan. E lì Mario Rui ha giocato un tempo di ottimo livello, oltre a quasi quindici minuti di contenimento nella ripresa. Di questi sei tempi, in queste tre gare di campionato, il primo tempo col Milan resta il migliore, sia sul piano della qualità di gioco che su quello numerico. Quando, all’indomani dell’infortunio di Ghoulam, Sarri aveva dichiarato “Adesso dobbiamo confidare in un recupero veloce di Mario Rui”, il tecnico azzurro, probabilmente, aveva più di una ragione per sperarlo.