Essere più squadra. Onorare la maglia. Prenderci le nostre responsabilità. Avere più rispetto per tutti. Comunicare per migliorarci. Lavorare più duramente.  Queste le regole che vigono nello spogliatoio dell'Inter dall'arrivo di Pioli, come rivelato pochi giorni fa da una gaffe social di Gabriel Barbosa, che su Snapchat, mostrando il suo armadietto, ritrae anche il ticket su cui sono elencati i comandamenti dell' Identità Inter

Comandamenti che, sarà per il calendario agevole, sarà per l'inevitabile rodaggio che i nerazzurri hanno avuto, e che non fu concesso al predecessore di Pioli, quel De Boer che ancora addebita  alla dirigenza nerazzurra il poco tempo avuto a disposizione, sembrano fare la fortuna di una squadra che appare resuscitata: più solida, più motivata, più concreta. E meno incline a casi "interni": certo, le situazioni spinose non mancano, ma il mal di pancia di Kondogbia, ad esempio, viene gestito con una sobrietà lontana parente del caos con il quale, fino a pochi mesi fa, e storicamente nello spogliatoio nerazzurro, venivano gestite faccende scomode.

Tutto merito di sei regole e della ritrovata identità Inter? Sarebbe semplicistico crederlo, sarebbe guardare il dito che indica la luna, anzichè guardare la luna. Eppure il pensiero corre ad un altro tempo, e allo stesso luogo, lo spogliatoio dell'Inter, nel momento più fortunato della storia del club nerazzurro.

I famosi cartelli di Helenio Herrera, nonostante un contesto di mediaticità esponenzialmente ridotto rispetto ad oggi, sono nei decenni diventati letteratura sportiva, oltre che leggenda.

Da Wikipedia: Helenio Herrera mostra uno dei cartelli affissi nello spogliatoio dell'Inter

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Si andava sul minimalista, allora: Classe + Preparazione atletica + intelligenza = scudetto. Una equazione facile a dirsi, oggi. Meno negli anni '60, quando il Mago la faceva affiggere negli spogliatoi, come una lezione da ripetere a memoria per Facchetti e compagni. Solo una chicca, solo un elemento folcloristico nella macchina perfetta della Grande Inter di Angelo Moratti? Può darsi. Ma può anche darsi che due indizi inizino a fare una prova. Che da decenni, l'ambiente Inter, per quanto talentuoso, avesse periodicamente bisogno di regole, per quanto elementari, per quanto semplici (più semplici a dirsi che a rispettarsi, per la verità), per quanto scontate potessero e possano apparire, per trasformare quel talento in fame di vittoria.

Quel secondo indizio l'Inter di Pioli, fatte le dovute proporzioni, lo sta vivendo in diretta. In pieno svolgimento. Perché se tutto sembra più semplice, più lineare, meno impervio, magari quelle sei banalissime regole dell'identità Inter non saranno la chiave, forse no, ma una chiave sì. Magari, se c'è un dito che indica la luna, è perchè esiste, la luna, e non bisogna scordaselo, visto che è fondamentale per illuminare la notte.

Quanto, nella notte nerazzurra del post De Boer, siano servite ad illuminare le sei semplici regole di Pioli (peraltro, attento ai particolari, perchè per quel dobbiamo sottolineato abbiamo un debole) lo dirà la prova del tempo. Per ora, apprezziamo poco di rivoluzionario a livello tattico, e molto di rivoluzionario nella testa. Del resto, qualche regola non ha mai fatto male a nessuno, specie in casa Inter. Dove, se proprio va tessuto un fil rouge, anzi, un filo nerazzurro, con tempi migliori, tanto vale farlo con i tempi migliori di tutti. Tempi in cui qualcuno decise che un cartello in più poteva solo far bene.

Il post su Snapchat di Gabigol: a lato le regole di Pioli

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