L’ultima sfida col Bologna per il Napoli ha voluto dire un altro trofeo. Il secondo nel giro di sei mesi. Più o meno la stessa distanza temporale da quella Supercoppa che sembrava aver rilanciato una squadra poi subito costretta ad affrontare decimazioni e venti contrari.
La sfida al Maradona non parlerà di rilancio, come nella scorsa stagione (prima vittoria di Conte in campionato), e non regalerà agli azzurri un altro titolo. Stavolta la gara coi rossoblù vale la qualificazione in Champions League per la prossima stagione. Le gare delle dirette inseguitrici hanno avvicinato il gruppo fatta eccezione per il Milan, battuto in casa dall'Atalanta. Ecco che il Napoli se dovesse fare punti, chiuderebbe ogni discorso, anche in relazione al secondo posto.
Tuttavia il Bologna, nonostante lo scarso interesse per una classifica che non potrà riservare obiettivi particolari agli uomini di Italiani, a Napoli giocherà il ruolo del guastafeste già più volte recitato nelle gare casalinghe. L’assenza di motivazioni a volte può consentire a un avversario di contare su un livello di serenità paradossalmente più alto.
Per la partita in cui il Napoli cercherà di blindare Champions e secondo posto Antonio Conte dovrebbe servirsi dell’undici che ormai appare quello consolidato nell’ultima fase di torneo, fatta eccezione per Di Lorenzo, ipoteticamente rientrante dopo il lungo periodo di assenza a causa dell’infortunio patito nella gara interna con la Fiorentina. Il rientro del capitano azzurro è l’ennesimo recupero di lusso di una formazione che per mesi ha dovuto conoscere difficoltà e limitazioni.
De Bruyne e Alisson Santos dovrebbero formare la coppia di trequartisti a supporto di Hojlund, mentre Bernardeschi, Castro e Rowe comporranno l’assetto offensivo di un Bologna che a Fuorigrotta potrà giocare senza assilli tattici di natura conservativa.
I 49 punti di Italiano, reduce da un’Europa League comunque molto positiva, tengono il Bologna impiantato in una metà classifica che non vale l’Europa né altre opportunità. I rossoblù registrano in classifica numeri “mediani”, più o meno corrispondenti a un rendimento che in questa stagione è stato troppo altalenante per consentire a Italiano di consolidarsi tra le grandi della Serie A.
Ora tra le grandi vuole finirci il Napoli. Quelle d’Europa. Prima, però, c’è la più classica delle insidie: una squadra dalle buone qualità e senza preoccupazioni. A Conte servirà prevalere prima di tutto sul piano delle motivazioni. Lì tutto pende a favore dei partenopei.