L'Inter torna campione d'Italia due anni dopo l'ultima volta e lo fa all'esordio su una grande panchina per Chivu. Lo scetticismo iniziale è stato messo da parte con qualche fatica, ma il tecnico rumeno ha impiegato poco a conquistare il cuore dei giocatori, dei tifosi e dei fantallenatori.

Inter, la rivoluzione di Chivu: la fantasia al potere

Non lasciatevi ingannare dal medesimo 3-5-2 e da una rosa quasi intatta fra i titolari, la gestione Chivu ha introdotto un cambiamento sostanziale nell'interpretazione delle fasi. Soprattutto di quella propositiva. Basta vedere la ricerca insistita della verticalità, un qualcosa quasi esasperato in alcune fasi del possesso.

Il passaggio chiave sta in un sistema più dinamico e sofisticato di costruzione a quattro (4+1 o 4+2). Mentre la formazione di Inzaghi costruiva prevalentemente a tre (3+1), cercando di dilatare il campo, i bait di Chivu si innescano diversamente. Il difensore si allarga, il quinto opposto si abbassa e la trappola per il pressing nemico è settata

La presenza (e rinascita) di Zielinski, in tal senso, ha giocato un ruolo fondamentale (così come Sucic e Mkhitaryan quando chiamati in causa). Anziché basarsi sugli interscambi codificati dell'era Inzaghi, l'Inter di Chivu ha accentuato ulteriormente l'anima associativa e relazionale del gioco nerazzurro. Quello che ne è venuto fuori è un'Inter più fluida, meno rigida e capace di risolvere le situazioni di pressione avversaria affidandosi alle intuizioni e ai colpi dei giocatori più tecnici.

Insomma, una squadra pronta a metterla in verticale al primo errore in aggressione dell'avversario. E in questo lo stesso Zielinski ha rappresentato la miglior carta a disposizione di Chivu: un palleggiatore, un uomo di equilibrio, ma soprattutto un abile dribblatore, capace di eliminare la pressione ostile con pochi tocchi orientati e di arrivare poi all'assist o alla conclusione.

Zielinski (LaPresse)
Zielinski (LaPresse)

L'Inter di Chivu ha messo in mostra il miglior Dimarco

I fantallenatori non ringraziano solamente per la rinascita di Zielinski. Con Chivu (e quasi non sembrava possibile) abbiamo visto forse il miglior Dimarco di sempre. Almeno dal punto di vista dei bonus e del rendimento. Il record di assist è solo la punta dell'iceberg di una gestione totalmente diversa: meno sostituito, meno alternato, più presente e ancora più centrale in questa squadra. Il botta e risposta a distanza (anche di mesi) tra i due allenatori è l'esempio perfetto.

Non più un semplice treno sulla fascia sinistra, ma membro attivo della regia e della costruzione. A volte anche chiamato a lavorare negli spazi intermedi, Dimarco ha trovato l'ennesimo step migliorativo della propria carriera con Chivu in panchina.

E ora la fascia destra dell'Inter sa anche costruire

Una parentesi doverosa anche sulla nuova natura della fascia destra dell'Inter. Ora Bisseck e Luis Henrique/Dumfries fanno concorrenza alla coppia Bastoni-Dimarco. Se quella di Inzaghi era una squadra che costruiva quasi in maniera asimmetrica, esaltando la capacità contributiva della fascia destra con la presenza fisica e schematica dell'olandese, ora questa di Chivu ha ampliato il fronte dei rebus per gli avversari. Si traduce con l'accentuazione del bonus dei calciatori citati e di chi come Barella ora si trova molto più nel vivo del gioco e dell'ultimo passaggio.

Questa Inter, però, rischia anche di più

Uno dei concetti cardini dell'Inter di Chivu è l'accettazione del rischio. Il che ha portato anche a qualche tonfo nei big match: la partita del Maradona ne è l'esempio, così come anche gli incroci contro il Milan. A differenza della squadra che difendeva col blocco basso e poi ripartiva vista nel finale della scorsa stagione, questa accetta gli uno-contro-uno in difesa e il non avere riferimenti uomo-su-uomo nella fase di pressione. 

Questo può portare le scalate o l'inizio del pressing ad andare fuorigiri o a trovarsi in difficili contropiedi da dover gestire, ma fa parte del rischio calcolato concepito da Chivu. I dividendi in palio, però, sono altissimi e, se la pressione gira a vuoto, si possono aprire delle praterie per gli avversari.

Chivu (LaPresse)
Chivu (LaPresse)

Il prossimo passo dell'Inter di Chivu

Quale sarà ora il prossimo step evolutivo? L'estate potrebbe portar via più di qualche senatore: Bastoni, Acerbi, Calhanoglu e chi più ne ha, più ne metta. E gli obiettivo Koné e Nico Paz potrebbero ristrutturare l'anima di una squadra molto più malleabile e fluida di quanto appare.

Anche il passaggio ad una difesa a quattro può sembrare decisamente meno drastico: nel calcio associativo di Chivu il modulo rischia di essere un semplice numeretto. A fare la differenza sono i principi di gioco, gli stessi che anche la squadra mercato nerazzurra inseguirà a partire da giugno.