Se si vanno a riguardare i Torino-Napoli degli ultimi trent’anni, si può notare che quasi sempre i precedenti dicono di una partita segnata da punteggi di misura. Tanti gli 1-0 e gli 0-1, gli 1-1 e gli 0-0, per una partita che sembra mettere l’una davanti all’altra le anime rabbiose del Toro e del Ciuccio, votate alla lotta senza risparmio e col manuale tattico a portata di mano. Quelli dell’epoca Maradona, quelli degli anni ’90 e quelli degli ultimi anni, sembrano quasi tutti somigliarsi. Confronti aspri, rognosi e sentiti, in nome di una vecchia amicizia, consacrata dalle invasioni amichevoli dei tifosi partenopei al vecchio Comunale, a una rivalità poco a poco riproposta negli ultimi anni.

È stato proprio un Torino-Napoli, quello della stagione 1986\87, a consegnare al Ciuccio la consapevolezza dello scudetto, grazie a un grande goal di Giordano a pochi minuti dal termine di una partita giocata senza risparmio da entrambe le squadre. I tifosi partenopei ancora ricordano la corsa dell’attaccante azzurro sotto la curva occupata dai supporter napoletani, in una domenica che, stando anche ai filmati Rai, ha visto l’inviato a Torino “infiltrarsi” tra gli ultrà per intervistarne alcuni. Altri tempi, altre tifoserie, un altro verbo della passione.

Non è stato avaro di grinta e di abnegazione il Torino-Napoli dell’annata 1992\93, gara risolta dal goal di un ex, quel Roberto Policano, calciatore tutto potenza e percussione, che non poco aveva dato anche alla sponda granata. Il suo colpo di testa risolve una partita segnata da un episodio anomalo. Il Toro batte due volte il calcio d’inizio, del primo e del secondo tempo, nella distrazione generale. Una dimenticanza che, se il risultato fosse stato diverso, secondo il regolamento avrebbe potuto comportare la ripetizione della partita. 

Un altro 1-0, stavolta favorevole al Toro, è quello che vede i granata superare gli azzurri grazie a un goal di Bianchi, attaccante (a suo tempo al centro di trattative di mercato col Napoli) che anche in seguito darà qualche dispiacere ai partenopei. Anche in quell’occasione lo stesso copione. Gara equilibrata, tattica e senza intenzioni di concedere metri di campo agli avversari.

L’eccezione in versione goleada si registra nel campionato 2012\2013. Il Napoli di Mazzarri fa visita al Toro con l’obiettivo di consolidare il secondo posto in classifica e di centrare la qualificazione diretta in Champions. La gara prende subito una piega favorevole ai partenopei. Dzemaili, ancora un ex, calcia un destro poderoso dalla lunga distanza e fredda il portiere granata. Il Torino risponde con Barreto, che batte il portiere del Napoli dopo una mischia al centro dell’area di rigore. Dopo pochi minuti Hamsik sbaglia un calcio di rigore. La girandola di emozioni è solo all’inizio. La ripresa si apre col nuovo vantaggio azzurro. Ancora Dzemaili. Proprio quando il Napoli sembra avere la gara in pugno, il Toro prima pareggia su penalty e poi si porta addirittura in vantaggio con Meggiorini. A quindici minuti dalla fine il Ciuccio è sotto. 3-2 per il Toro. Ma non è ancora finita. Ancora Dzemaili, autore di un’incredibile tripletta, firma il pari azzurro. Pochi minuti e Cavani, su calcio di punizione, riporta il Napoli in vantaggio. 4-3. Il Torino accusa il colpo e, ancora con Cavani, il Napoli chiude la partita fissando il punteggio sul 5-3. Un risultato atipico per essere Torino-Napoli. Un’eccezione che conferma la regola.

La regola, infatti, viene ribadita negli ultimi due confronti, vinti una volta dal Napoli, 1-0 con goal di Higuain allo scadere e un’altra dal Torino, 1-0 con una rete di Glik. In entrambi i casi si assiste al “protocollo” che da decenni, quasi sempre, regola una sfida che pare interpretare perfettamente il vecchio calcio all’italiana. Una piemontese e una meridionale. La semantica ironica del pallone.