"Al mondo i grandi siamo in tre, credo: io, Vendrame e il Che Guevara... poi il più grande di tutti, devo dirlo, è Dio"

 

Non sono ancora le 16:30 di un sabato qualsiasi, il telefono squilla a vuoto almeno sette volte, poi, l'accento inconfondibile, mi rivela d'essere al cospetto di Re Zigo: "sto guardando l'Avellino, ma mio figlio è in panchina", mi dice, eppure è disponibile a fare due chiacchiere con Fantagazzetta, anche se ribadisce una certa allergia ai "giornalisti che si scagliano contro gli arbitri, ma poi parlano di buona fede". Con la coda fra le gambe, finiamo non so come a parlare di Raboso, di Mauro Corona e di Amarone - il migliore fra i vini, ma voi giovani bevete delle troiate! - dirà senza peli sulla lingua. Ed è subito amore.

Gianfranco Zigoni nasce in provincia di Treviso ad Oderzo il 25 novembre 1944, nel quartiere Marconi o Bronx, come preferisce chiamarlo lui. Scriverà dei versi su quella zone e li metterà in prosa dall'altro capo della cornetta ricordando i pomodori, l'orto, le galline, l'insalata, la vecchia casa della sorella, il fiume che non c'è più e la Madonnina vicino alla quale prega tutti i giorni, mostrando un'interiorità complessa e tormentata. "Non so se credo o non credo, spero ci sia qualcosa ... gli altri mi vedono solare, rido e scherzo ma dentro di me sto sempre piangendo, sono felice solo se vedo i miei figli felici".

 

SENZA RUOLO - Mancino naturale, fisico d'acciaio, Wikipedia vi dirà di ruolo ala sinistra, centravanti: vero ma non verissimo. Gianfranco si definisce mezz'ala, non attaccante. "Alla Juventus facevo la punta perché nel mio ruolo c'erano già Del Sol e Cinesinho". Numero 11 (quando partiva titolare...), Zigo non si rivede nel nuovo calcio, nel giocare per i soldi, nel business, per questo se gli chiedete 'chi è il nuovo Zigoni?', non risponderà. Anche se, nominando Alino Diamanti, ci pensa un po' su: 'Forse sì, ma lui corre molto di più!'. Pochi trofei e non troppi gol ('godo di più quando faccio segnare un compagno') in carriera passando da Juventus, Genoa, Roma, Verona e Brescia. Nel capoluogo ligure Trapattoni lo paragona a Pelè dopo una tripletta rifilata al Milan, Zigo quasi finisce per crederci. Tornato alla Juventus, Zigo-Gol vince uno Scudetto, segna 8 gol ma non si trova, litiga con l'allenatore, Heriberto Herrera dal quale riceverà pure un bel cazzotto: "Tua madre è una santa e tu sei un hijo de puta". Le chiamate di controllo della società alle 22 e l'imposizione di tagliarsi i capelli convincono il talentuoso Gianfranco a migrare a Roma, s'innamorerà per sempre dei colori giallorossi.

 

PISTOLE & BALOTELLI - A Roma troverà l'altro Herrera, Helenio. Nella Capitale, oltre al diffondersi delle voci (fasulle?) sull'essere l'amante della moglie del mister, svilupperà la passione per il tiro al lampione con la sua Colt Cobra, altro che le freccette di Balotelli! Già, Balotelli, e se gli chiediamo di Mario? "Vedo poco calcio in tv, seguo la Roma, ora la seguirò meno perché non c'è più Zeman ... comunque faccio sempre il tifo per gli italiani all'estero, non ho visto molte sue partite in Inghilterra ma due o tre sì, più che altro per Mancini. Di Mario non m'è piaciuta quella volta che ha camminato sulla testa di un avversario e poi ha fatto pure finta di niente". Dopo questo episodio, ricordo al buon Zigo che pure lui, una volta, prese quattro giornate di squalifica atterrando un avversario: si giocava un Verona-Lazio e dopo reiterate trattenute Gianfranco sferra un pugno ad Ammoniaci, terzino rivale; colpo talmente forte che Guidolin, compagno di Zigoni, disse: "Dio Bon, è morto!”. Zigo-Zago minimizza: 'un pugno in faccia è diverso, e poi con Ammoniaci c'era rispetto, era leale, lo stimo molto'. Fortuna che non gli ho ricordato di quella volta che consigliò al guardalinee di infilarsi la bandierina nel più sacro dei suoi orifizi...

 

PELLICCIA? ERO PIGRO - La foto, famosissima, gliela chiedono ancora in tanti. Serie A 1975/76, Zigoni gioca già a Verona e l'aspetta la gara contro la Fiorentina, anzi no. Valcareggi gli dice che non avrebbe giocato e Zigo, che la prende bene ("come fai a non schierara il giocatore più forte del mondo?"), si presenta in panchina con pelliccia e cappello da cowboy. La pelliccia però la metteva spesso nei mesi invernali: "lo facevo perché ero pigro, non per farmi vedere o crearmi un personaggio; pensa che ero l'unico della squadra ad avere la roba già pronta nello spogliatoio. Arrivavo al campo a petto nudo con la pelliccia, la toglievo, lasciavo la pistola nello spogliatoio e andavo ad allenarmi, ma erano altri tempi".

 

DIO ZIGO PENSACI TU -  Così s'intitola il libro di Zigoni, scritto in collaborazione con l'amico-alter ego Ezio Vendrame ('non ho mai capito perché abbia fatto il calciatore, poteva fare il pittore, l'attore, lo scrittore'). In gialloblu Zigo sforna assist contro il Milan (ai rossoneri costerà uno scudetto nella Fatal-Verona), rifiuterà una mega offerta dell'Inter e giocherà con la morte, rischiando grosso con la sua Porsche azzurra: "M'immaginavo i titoloni dei giornali e la racconta di firme per cambiare il nome al Bentegodi, che nome del cazzo...". Valcareggi gli confesserà che uno con quel talento sarebbe potuto diventare il più forte giocatore italiano, Zigo ci spiazza, ancora: "a me giocare a calcio non piaceva, ho sempre pensato che il mio sport fosse il rubgy (è fan sfegatato degli All-Blacks) o lo sci". Poi tira in ballo anche Leo Messi: "vedo Messi e dico 'vivi! Goditi la vita!' Perché sacrificare una vita per correre dietro ad un pallone? Non me n'è mai fregato un cazzo di diventare il migliore, quando d'estate andavamo in ritiro sparivo invece di correre, mi sedevo lungo i sentieri ed ascoltavo il canto degli uccellini, sono un po' come San Francesco".

 

CONFIDENZE - Sul finire dell'intervista, Zigo ci fa una piacevole confidenza. 'Se vuoi non la scrivo' -gli dico. 'No, no, scrivilo pure', ribatte senza batter ciglio. 'Uscirà presto un altro mio libro, e ci sarà da piangere... per tutti. Dirò la verità, tutta la verità'. Quasi un'ora al telefono e sembrano passati cinque, dieci minuti, perché Re Zigo ti conquista con poco, dopotutto, cosa aspettarsi da uno che aveva il permesso di dormire fino a mezzogiorno prima della partite e che incaricava il giovane Guidolin di portargli la colazione a letto? Lo definiremmo un po' hipster, un po' bohémien, un po' George Best, un po' rivoluzionario come il suo Che, paradosso vivente e precursore del calcio moderno, con quella 'Z' ricamata sui calzoncini e le scarpette colorate: fumava 40 Marlboro rosse al giorno, quando giocava, beveva whiskey, quando giocava, andava a letto tardi, quando giocava. E adesso? "Adesso no, ora che ho smesso non bevo più whiskey, non fumo, vado a letto presto e le mie uniche droghe sono il vino ed il salame". Lunga vita a Re Zigoni.

 

Ringrazio di cuore Sebastiano Vernazza, senza il quale non sarebbe mai esistito questo articolo.

 

Alan Bisio

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