Intervistato da Tuttosport, il centrocampista del Parma Adrian Bernabé ha parlato della imminente sfida con la Juventus, soffermandosi anche sul lavoro di Cuesta e sulle ambizioni della compagine ducale.
Parma, le parole di Bernabé
"Mi sento bene. È stata un’estate strana dopo l’operazione, ma adesso sento che sto recuperando la condizione. Noi spagnoli lavoriamo tantissimo sulla parte tecnica, diamo molta importanza sin da piccoli al modo in cui tocchiamo il pallone. Non è solo una realtà che riguarda Real Madrid e Barcellona, sia chiaro. Anche le squadre provinciali investono tanto tempo sulla tecnica: è una differenza enorme rispetto all’Italia. Il 75% dei giocatori spagnoli sono tecnici: non avevamo dei giganti nella finale dei Mondiali, ma tanti elementi che sapevano sempre cosa fare in campo. E così succede anche nelle nazionali giovanili e nel movimento femminile: siamo il modello da seguire degli ultimi 20 anni".
Il ruolo in campo
"Contro il Cagliari ho fatto l’esterno: mi sento in grado di poterlo fare perché avevo già giocato in quella posizione. Sul mio ruolo c’è sempre la discussione legata alla mia zona di campo, al fatto che non sappiano dove mettermi. Ma io lo vedo come un privilegio: sento la responsabilità di poter giocare in più ruoli. Qui ho iniziato da terzino sinistro, ho fatto il quinto destro, sono reduce da tre anni da regista e ho agito anche da mezzala. Posso aiutare la squadra in tanti modi: è un vantaggio".
La partenza del Parma
"Quando cambi tanti giocatori all’inizio è difficile. Anche i nuovi hanno bisogno di tempo per ambientarsi a Parma: mi è dispiaciuto tantissimo perdere Circati, perché con lui ho un rapporto speciale. Ma anche Suzuki e Pellegrino ci hanno dato tantissimo. Ora, però, guardiamo avanti: abbiamo bisogno di tutti.
L’anno scorso ci siamo abituati a difendere troppo, ma quel modo di giocare ci stava dando risultati. Non è facile trovare la via perfetta. Ora abbiamo un atteggiamento diverso, abbiamo tanti giocatori nuovi davanti e anche a livello di approccio siamo stati più offensivi nelle prime due partite. Col Cagliari, per esempio, nel primo tempo abbiamo fatto meglio noi. Ci hanno attaccato l’etichetta di difensivisti, ma non vedo grandi differenze tra noi e gli altri: ne ho viste tante di squadre che si abbassano in Italia".
Il rapporto con Cuesta
"Ho un ottimo rapporto col mister: è un malato di calcio, per quante partite guarda e per come cerca di migliorarci. Siamo sempre estremamente metodici nel modo di preparare le partite",