Lunga intervista al Corriere dello Sport per Stefano Pioli, tornato a parlare quasi un anno dopo il suo esonero dalla Fiorentina datato 4 novembre 2025.

L'ex tecnico - tra le altre - di Milan, Inter e Lazio, è tornato sulla burrascosa esperienza in viola di un anno fa ripercorrendo anche altre tappe della sua carriera.

Le parole di Pioli

"Niente alibi. Le responsabilità sono state quasi esclusivamente mie. Penso da sempre che quando le cose non vanno bene le colpe non possano essere totalmente attribuibili all’allenatore, tuttavia in questo caso me le prendo. Mi è dispiaciuto immensamente perché ero tornato a Firenze con tanto entusiasmo, tanta energia, tanta fiducia. Forse è stato proprio questo l’errore, nel senso che tanta energia e tanta fiducia mi hanno portato a sopravvalutare alcune situazioni, ho alzato troppo l’asticella e siamo rimasti schiacciati. Quello di Firenze è un ambiente al quale ero particolarmente legato, lo sono ancora per le cose fatte da calciatore e per la prima esperienza da allenatore. È andata malissimo al di là dei risultati che sono stati completamente negativi in campionato, mentre in Conference avevamo vinto tutte e quattro le partite e fatto un buon lavoro.

Penso che sia stato un esonero giusto in quel momento, soprattutto nell’ultima partita col Lecce non mostrammo alcuna reazione. Io non ho mai dato colpe ad altri, mi sono sempre guardato dentro e ho imparato più dalle situazioni negative che da quelle positive. A Firenze ho anche comunicato male, lo so incoraggiando troppe aspettative".

Il futuro

"Non sono affatto bollito. È vero che l’ultima esperienza è andata male, ma mi sento giovane dentro e ancora in grado di dare tanto. Certo, il calcio è così, i social assegnano etichette emotive. Bastano due vittorie e non sei più bollito. Sono cambiati i giocatori, sono cambiate le dinamiche nello spogliatoio, è normale che sia così. Ho avuto varie esperienze nelle quali la squadra ha espresso un ottimo gioco. Il primo anno alla Lazio è stato fantastico, il primo al Bologna, poi, vabbeh, chiaramente al Milan, i primi tre o quattro anni sono stati veramente significativi. Al Milan avevo raggiunto una maturità, una completezza...".

Pioli su Fabregas

"Non mi ha sorpreso, ma ho capito che ha idee molto chiare e che sa trasferirle alla squadra. Quando assisto agli allenamenti dei colleghi mi piace non tanto vedere quello che fanno, quanto come si pongono con la squadra, come riescono a essere chiari e efficaci nell’esposizione delle loro idee.

Adesso il giro è cambiato anche per lui, perché i suoi non erano abituati a una realtà come Como e tanti giocano per la prima volta le competizioni europee. È un’altra vita per un allenatore, per la squadra. Quindi è calata sicuramente l’intensità degli allenamenti perché non puoi fare altro, ormai si parla solo di recupero delle energie e di preparazione della partita successiva... Cesc è molto intelligente, farà una grande carriera".

Lo scudetto al Milan

"È stato l’apoteosi del nostro percorso, mi ha lasciato soprattutto dei rapporti bellissimi con i giocatori. Li ho sentiti anche l’altro giorno, mi hanno fatto gli auguri per il compleanno. È stata un’esperienza veramente piena di emozioni, gratificazioni, ma anche di alti e bassi, quello di Milanello è un ambiente veramente particolare. Il sostegno di Ricky (Massara, nda) e Paolo è stato fondamentale.

Abbiamo cominciato a puntare al titolo a gennaio quando sono arrivati Zlatan e Kjaer, due leader completamente diversi. Zlatan d’impatto, un leader caratteriale, fisico, che ha cambiato l’atteggiamento della squadra, la più giovane a vincere lo scudetto, quindi non abituata a lavorare con quell’obiettivo. Ha alzato il livello dell’allenamento, dell’attenzione, ha dato una mentalità. Simon un leader silenzioso, uno che andava a parlare coi giocatori singolarmente. Il lavoro di un allenatore è facilitato dalla presenza di giocatori così, è più semplice vincere se hai personalità del genere".

L'esperienza in Arabia Saudita con CR7

"Se non hai avuto a che fare con Cristiano non ti rendi conto di quanto sia grande. È molto rispettoso, ha l’ossessione di restare il campione incredibile che è. Diciamo che l’ho allenato, ma soprattutto accompagnato nella sua gestione del Cristiano quarantenne. Le sue 24 ore sono tutte in funzione della prestazione finale: si sveglia alle 6 e 30, fa colazione, fisioterapia, forza, attenzione a tutto. Una macchina da guerra. Si allena tanto, ha dei metodi suoi, non puoi togliergli il lavoro sulla forza. A livello fisico fa cose che ad altri non potrebbero riuscire. Sa ancora strappare, ha un salto che gli permette di restare in cielo dieci secondi più di chiunque altro".

Il giocatore più forte allenato

"Miro Klose, fortissimo. E Giroud, un campione sia tecnico sia morale, Olli abbina le due cose. Fa gruppo, clima. A differenza di Zlatan che è grintoso, incazzato, divisivo, Olli trasmette una serenità assoluta e che professionista poi... Sempre a 100 all’ora, con qualsiasi acciacco, e ne aveva tanti. Zlatan, certo, di un’intelligenza sopra la media, chiaramente a livello calcistico. C’è lo Zlatan pubblico, il personaggio, e quello nello spogliatoio. Ricordo che quando arrivò da noi, si presentò a Milanello alle 7 di sera, eravamo io e lui, aveva male a un ginocchio, come sempre. Ci vedemmo nel mio ufficio, mi guardò negli occhi e disse: “Tu allenatore, io giocatore, io rispetto te, tu parla chiaro con me e io sarò sempre dalla tua parte”. Così è stato. Una sola volta abbiamo avuto un diverbio, colpa mia, che non gli avevo parlato".