Un risultato clamoroso che ha visto il Como chiuderà la stagione con la qualificazione alla Champions League. La vittoria contro la Cremonese è stata la ciliegina sulla torta di una cavalcata straordinaria che ha visto i lariani conquistare un traguardo che sembrava insperato anche in virtù di quella che era la posizione del Milan, sconfitto in casa contro il Cagliari.
Como, le parole di Fàbregas
Cesc Fàbregas ha parlato nel post partita ai microfoni di DAZN, commentando proprio quelli che sono stati i temi legati al match vinto contro la Cremonese ma in generale su quello che è stato l'importante traguardo raggiunto con la sua squadra.
"Io in tutta la mia vita, anche quando faccio dei cambi, alcune volte pensiamo una cosa, sento un’altra e faccio l’altra. E così non lo so dire. L’altro giorno è vero che prima del Parma ho detto loro che con due vittorie siamo in Champions League. Ho fatto vedere un video di un ciclista che era sesto e che inizia ad andare più veloce, che alla fine della stagione inizia ad andare forte, e alla fine mette il piede davanti e arriva. Un po’ in quell’ultimo secondo, questo è quello che abbiamo fatto. Abbiamo avuto quelle due sconfitte, il pareggio contro l’Udinese, la sconfitta a Sassuolo contro l’Inter, e dopo sapevamo che dovevamo fare, come ha detto anche il mister, cinque-sei vittorie di fila. Il Napoli non l’abbiamo potuto fare, però la sensazione è stata sempre che eravamo lì, e alla fine l’abbiamo potuto fare. Per la prima volta un po’ senza voce, ma ve lo lascio. Vi segnalo solo che non ha mai chiesto il risultato delle altre partite nei novanta minuti, pensava solo a fare gol alla Cremonese".
Sul livello di emozioni
"Altissimo, altissimo, perché si devono valutare tantissime cose. Penso che adesso è difficile valutarlo tutto, però è vero che sicuramente si mette in una posizione altissima, per come si è fatto, con chi si è fatto. Si è fatto con ragazzini: quindici giocatori che hanno giocato di più sono quasi tutti under 23, e questo mi sembra meraviglioso. È un capolavoro di tutta la squadra: come hanno creduto, come hanno rispettato tutto il lavoro che volevano fare, hanno ascoltato, volevano sempre di più, hanno alzato il livello quando si doveva fare. Dopo due sconfitte di fila hanno alzato ancora un'altra volta il livello. Veramente chapeau per la squadra, un grandissimo applauso a loro. Molto contento per la gente di Como, perché lo merita".
Su dove è migliorato
"Un po’ di tutto. Io dico sempre che qui ho dovuto prendere molte decisioni da quando è arrivato il presidente, perché mi ha dato un po’ la chiave dell’operazione calcistica. È vero che non c’è praticamente niente. Oggi parlavo con due fisioterapisti che, quando sono venuto io a giocare quasi quattro anni fa, ci allenavamo senza centro sportivo, in un posto che non ricordo dov’era, e facevamo il massaggio dentro un bar, in un campo. Tutti andavano via alle 12-12.30, non c’era nessuno. E adesso, meno di quattro anni dopo, stiamo giocando la Champions. Il mio secondo anno e mezzo come allenatore, grazie a tutto lo staff per come mi spinge, per come capiscono la mia voglia di andare sempre a vincere. Lo so che alcune volte sono molto pesante, però è stata la mia vita: provare sempre a fare quel calcio che vogliamo fare, ma sempre attraverso la vittoria. E questo mi rende orgoglioso".
Sul futuro
"No, però io sono molto contento, sono molto tranquillo. Sì, è vero che alla volta il timing è importante, però sono molto contento di quello che stiamo facendo qui e con chi lo stiamo facendo. Questo per me rappresenta tanto. Alla fine abbiamo sempre quella voglia, no? Voglio di più, voglio di più. Anche l’anno scorso ho dovuto prendere tantissime decisioni che non sono state facili, però penso che fino adesso questo progetto era la miglior cosa per me. La vita è lunga: ho 39 anni, come mi diceva Mourinho due settimane fa, mancano fino agli 80, quarant’anni di lavoro. Non si deve avere fretta, si deve lavorare, si deve imparare molto, molto, molto tutti i giorni. Quando un giorno ti senti preparato, magari fare il salto. E se non si deve fare il salto, sicuramente perché vuole dire che il Como continua a crescere, e qui è già il salto fatto. Però per questo ancora manca, manca molto".