E' rimasto ad Empoli, anche se difficilmente avrebbe detto no al Napoli. Al Milan non ha avuto tempo a disposizione per esplodere, ma in molti, ed anche lui stesso, lo hanno paragonato a Kakà. Riccardo Saponara è già andato in gol tre volte in questo inizio di campionato, costituendo un rimpianto forse per molte squadre italiane. Alla GdS, il trequartista dell'Empoli ha così spiegato le sue prospettive ed il suo rapporto con il lavoro quotidiano.
LAVORO TANTO - "Sono un ragazzo che ha una passione e la coltiva. Resto al campo dalle 9.30 alle 12, poi dall’una e mezza alle cinque, anche se non c’è allenamento: lavoro in palestra e sul campo. Non merito l’immagine classica del calciatore superficiale, sono maniacale. La sera lavoro mentalmente: guardo video e faccio visualizzazione. Cerco di farmi trasportare mentalmente verso i miei obiettivi, visualizzo gli avversari e quello che vorrei fare in campo. Io so che raggiungere i miei obiettivi mi realizzerà. Voglio talmente tanto il successo da essere disposto a fare molti più sacrifici del normale. Se avessi un’altra vita, la vorrei ancora così. Anche Rugani fa così. Lui iniziava l’allenamento sudato: aveva già fatto un paio d’ore da solo".
L'ESPERIENZA AL MILAN - "Mi serviva tempo, mi serviva giocare. La gente non sa che è difficile dimostrare tutto in pochi minuti. Da tifoso e sognatore milanista volevo fare bene, ma ero come impotente. Mi aveva voluto Allegri, senza di lui è stato più complicato".
DIFFICILMENTE AVREI DETTO NO AL NAPOLI... - "Napoli è stata l’unica possibile operazione della mia estate. L’Empoli ha rifiutato e io non ho dovuto decidere. Sarebbe stato difficile rifiutare. A Empoli sto benissimo ma Napoli è una piazza grandiosa. Italia o estero, conta il progetto migliore. Mi piacerebbe solo terminare la stagione qui".