Intervistato ai microfoni del Corriere dello Sport, Giuseppe Rossi ha parlato così della Fiorentina, del suo possibile erede e del momento del calcio italiano.
Fiorentina, le parole di Giuseppe Rossi
Purtroppo la Nazionale non si è qualificata per la terza volta di fila.
«Un dispiacere, ora ci vuole qualcuno che voglia bene al calcio».
Cosa non ha funzionato?
«Senza il rosso, con la Bosnia si vinceva, si andava al Mondiale e non si sarebbe stata nessuna discussione».
È vero che gli Stati Uniti le proposero di giocare per la loro nazionale?
«Nel 2006, ma sono felice di aver scelto l’Italia. Era il mio sogno e l’avevo promesso a mio padre».
Nonostante quello che successe nel 2014 con la mancata convocazione?
«Sì, so che potevo fare bene perché stavo recuperando e di testa stavo bene. Ma ormai sono passati tanti anni, non ci penso più».
È vero che è stato vicino a tante big, dal Bayern al Barcellona fino alla Juve?
«È vero. Era il 2012 e avevo già il contratto fatto. C’era anche il Napoli: avevo avuto una bella discussione con De Laurentiis che poi purtroppo non è andata avanti».
L’anno dopo, Firenze.
«Un periodo indimenticabile. Quel Fiorentina-Juventus 4-2 resta una delle soddisfazioni più grandi della mia carriera».
Vede qualcuno nella Fiorentina di oggi che potrebbe raccogliere il suo testimone?
«Magari Gudmundsson. Se diventa un po’ più cattivo e si prende qualche responsabilità in più, può diventare un idolo a Firenze».
Il 29 agosto sarà il centenario della Fiorentina.
«Non lo sapevo, allora verrò sicuramente a Firenze per festeggiare».
Con tutte le italiane già fuori dall’Europa, è crisi della Serie A?
«No, quest’anno è andata così ma il problema vero è la crescita del calciatore italiano. Non c’è pazienza, serve trovare un allenatore con il cuore al posto giusto. È successo anche a me: il presidente del Parma mi aveva proposto a tutte le big, dal Milan alla Juve e all’Inter, ma nessuna ha voluto scommettere su di me, così sono dovuto andare all’estero».