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Emozioni forti a Brescia: ieri è tornato Roby Baggio. 10 anni dopo

Era il 9 maggio del 2004, e Roberto Baggio, per molti il più grande calciatore italiano della storia, a 37 anni salutava per l'ultima volta i suoi tifosi al Rigamonti


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Era il 9 maggio del 2004, e Roberto Baggio, per molti il più grande calciatore italiano della storia, a 37 anni salutava per l'ultima volta i suoi tifosi in quel di Brescia. Si giocava Brescia - Lazio, era la 33esima di campionato.

In campo andarono Castellazzi, Martinez, Stankevicius, Di Biagio, Dainelli, Petruzzi, Castellini, Mauri, Guana, Schopp, Bachini, Correa, Baggio, Caracciolo da una parte. Peruzzi, Oddo, Stam, Couto, Negro, Cesar, Fiore, Dabo, Albertini, Muzzi, Zauri, Corradi, C.Lopez e Simone Inzaghi dall'altra. Sulle panchine sedevano De Biasi e Mancini.

All'ingresso delle squadre il Rigamonti in triste festa per l'addio dedicava subito i migliori tributi al capitano: tantissimi striscioni - "Inchinatevi davanti a sua maestà Roby Baggio", "Grazie indimenticabile campione" -, grandi belli e commoventi adornavano lo stadio delle rondinelle. 

E Baggio ricambiava tutto quell'affetto, dentro e fuori dal campo. Assist di tacco per l'1-0 di Mauri e interno sinistro per il 2-0 sul verde rettangolo di gioco, poi il godurioso piacere derivante dalle 4 stagioni trascorse insieme viene ricambiato.

È lui, il numero 10 della storia del pallone, a rivolgersi a tutti i tifosi presenti al Rigamonti con un ringraziamento che entrò nella storia: "Oggi vi applaudo io. Grazie di tutto… Roberto Baggio".

 

Il fenomeno di Caldogno chiuderà la sua carriera la settimana successiva, a San Siro, contro il Milan (che lo ripudiò, 7 anni prima). Tempio del calcio che, sia sponda nerazzurra che rossonera, ebbe modo di godere altrettanto delle sue magie. Ma dove lui, Roby, non provò mai sino in fondo le emozioni di Firenze, Bologna ed, appunto, Brescia.

Al termine della stagione, il Brescia in suo onore ritirò la maglia numero 10.

 

 

Ma la festa, al Rigamonti, è ricominciata ieri sera, alle 19:00 circa, in occasione della serata commemorativa organizzata per celebrare il ventennale dalla vittoria del celebre Torneo Anglo-Italiano, vinto a Londra contro il Notts Country, esattamente il 20 marzo 1994. Si è disputata una partita amichevole tra le vecchie glorie del Brescia Calcio, tra cui anche gli eroi di Wembley: per la cronaca, la partita si è chiusa sul 2 a 2, con doppiette di Possanzini e Hubner

Le poche migliaia presenti allo stadio, forse a causa della clamorosa crisi del Brescia (oggi solo 15° in Serie B), si sono però regalate una serata unica. 

 

Allo stadio, difatti, dopo un decennio è tornato lui, l'uomo che aveva il calcio nel destino e nei piedi fatati, peraltro, nel giorno del 77esimo compleanno di Carlo Mazzone, che di Baggio fu amato allenatore oltre che amico. Sono state ore altrettanto commoventi, ieri, a Brescia. Tra fotografie, autografi, ringraziamenti, ricordi, ed il Presidente che volle Baggio, Ginetto Corioni, a fare gli onori di casa. 

C'è anche Azeglio Vicini, che portò Roby ad esplodere a livello mondiale durante Italia '90. Baggio, come sempre, ha parlato poco, ma regalando comunque emozioni proprio come quando scendeva in campo.

"E' sempre un'emozione enorme tornare qui perché Brescia mi è rimasta nel cuore...Anche se non mi vedete. So che per il Brescia è un momento difficile, ma non devo certo essere io a fare un appello ai tifosi, anche perché loro sanno quanto sono importanti per questi colori. Per me il legame con il Brescia non si è mai spezzato. Sono tornato per salutare tanti amici e quel grande combattente che è il presidente. Sono stati quattro anni stupendi, quelli che abbiamo vissuto qui, dal 2000 al 2004. Un periodo che non potrò mai dimenticare. Come non dimentico la fiducia che mi diede Gino Corioni in un momento particolare. Gli voglio bene: è un leone e combatte sempre”.

Una figura come Roby, a questo Brescia, servirebbe a maggior adesso. Forse più di allora.