Lorenzo Colombo, attaccante del Genoa, ha parlato della sua stagione nel corso di un'intervista concessa a La Gazzetta dello Sport.

Intervista a Colombo

De Rossi? «Quando le cose non vanno si provano un po’ di cose. Di sicuro al mister dobbiamo tanto, sia dal punto di vista caratteriale, sia tattico, ma un po’ di meriti dobbiamo prenderceli anche noi».

Errori? «Penso che l’aspetto mentale sia il più importante. Se non gira la testa, non fai nulla. Anzi, a volte i pensieri ti portano dove non dovrebbero. Una persona molto importante mi ha detto che bisogna sempre cogliere gli aspetti positivi della vita. Mi sembra una metafora azzeccata. Un po’ come l’Araba Fenice che rinasce dalle proprie ceneri...».

Svolta? «Sono stati diversi i segnali. La prima vittoria in campionato contro il Verona a fine novembre fu il primo mattoncino di una rinascita poi completata quando ne abbiamo costruiti altri mille».

DDR? «È un grande motivatore, lo vedi nei suoi discorsi prepartita».

Crescita? «È il nostro desiderio e deve diventare un pensiero collettivo di tutti in società, non bisogna accontentarsi né essere mediocri. Anche se ci siamo già salvati, occorre trovare nuove motivazioni anche in queste ultime gare. Dobbiamo acquisire quella forma mentale che hanno i grandi campioni e le grandi squadre. Sempre al massimo, questo fa la differenza».

Paragone con Batistuta? «Avevo i capelli lunghissimi, ancora più di oggi e senza la fascetta in testa. Inoltre, calciavo forte per essere piccolino, ed è nato il paragone. Ma il mio vero modello è Ibrahimovic. L’ho avuto come compagno di squadra al Milan, è stato qualcosa difficile da raccontare. Averlo al fianco ogni giorno ti insegna qualcosa che non puoi spiegare a parole: lì ho compreso il campione che è stato. E qui entriamo nel discorso mentale di ottenere qualcosa in più: ci riesci grazie a giocatori come lui, oltre che al lavoro che in quegli anni fece Pioli».

Allenatori? «Baroni al Lecce: mi ha preso in A come scommessa aiutandomi a creare il ruolo da punta centrale. Non lo ero, stavo molto fuori dall’area. Poi D’Aversa a Empoli: con lui l’anno scorso si è creato un rapporto speciale, era come un padre. Una grande persona, oltre che un ottimo allenatore».