Intervenuto ai microfoni del Corriere della Sera, il direttore sportivo della Fiorentina Fabio Paratici ha parlato del momento della compagine viola, soffermandosi anche sul futuro di Moise Kean e non solo.

Fiorentina, le parole di Paratici

"Ho firmato un contratto lungo perché voglio vedere dieci ragazzi cresciuti qui dentro arrivare in prima squadra, e altri diventare comunque professionisti. Quando Ferrari e Goretti sono venuti a Londra era metà dicembre e la Fiorentina aveva 6 punti: ho subito detto che la classifica non mi preoccupava. Non nel senso che non fosse brutta, ma per la profondità del lavoro di cui parlavamo, e che la famiglia Commisso vuole sostenere con l’amore e la disponibilità che sono l’eredità di Rocco, un anno perso sarebbe stato rimediabile. E comunque non lo perderemo".

Il futuro di Kean

"Speriamo di trattenere Kean. Ha una clausola d’uscita importante, ma in Europa ne conoscono il valore. E aggiungo il nome di Fagioli, un centrocampista da Barcellona che gioca in Italia”.

Il 'caso' Cristiano Ronaldo

"Fu importante per tutti come fu poi Mourinho alla Roma, un campionato ha bisogno di grandi personaggi. Il problema fu che segnando un gol a partita, Cristiano rese troppo facile la vita ai compagni, che peraltro avevano già vinto tanto. Per questo cambiammo allenatore, per provare una shakerata".

Il rapporto con Marotta

"Io non ho problemi, anzi, ho imparato talmente tanto da lui…Vuole un esempio? A vestirmi. Mi prese alla Sampdoria come capo degli osservatori il giorno dopo che avevo smesso di giocare, e io continuavo ad andare in giro come un calciatore, felpa, sneakers e via così. Finché Beppe mi disse che in ufficio si va in giacca e cravatta, e a trattare i giocatori pure". 

La squalifica per il caso plusvalenze

"Non mi sento colpevole di nulla. Premesso ciò, è stata un’esperienza molto pesante perché l’indagine penale è durata cinque anni e mezzo, e per sostenerla è stato necessario essere forti. Sono stato condannato per una strategia tecnico-finanziaria che ha riguardato molti nazionali, le cito Rovella, Orsolini, Spinazzola. È stato applicato un principio contabile mai visto prima e che sto aspettando di rivedere: negli atti si parla di questo e non di plusvalenze gonfiate, come invece si racconta in giro. Nel processo sportivo non ti difendi, c’è poco da fare. Quello penale ho voluto chiuderlo per ricominciare a vivere".

Il mancato approdo al Milan

"Avevamo chiuso. Due volte nel giro di quindici giorni, mancava solo la firma. Poi mi hanno detto che non se ne faceva più niente. Lo zampino di Marotta? Non so, non credo, lui ha smentito. E di certo non l’ho chiamato, cosa potevo dirgli? Sei stato tu? E lui cosa poteva rispondermi? 'Ma no, figurati…' Acqua passata, la mia storia è Firenze".