Fabio Paratici, direttore sportivo della Fiorentina, ha parlato nel corso di un'intervista concessa al Corriere della Sera toccando tanti temi prima della gara di Europa League di oggi.

Intervista a Paratici

Partita di oggi? «Ho detto ai giocatori che in campionato, per come si sono messe le cose quest’anno, è necessario soffrire. Lo spazio per godere è l’Europa. Attenzione, si può vincere in entrambe le situazioni. Ma è chiaro che il viaggio a Londra dal Crystal Palace restituisce ai ragazzi la dimensione del loro valore».


Non basta il Viola Park? Sinceramente, siamo ai livelli di Valdebebas, il centro sportivo del Real Madrid. «È vero. E in un certo senso è stato un problema supplementare perché a lavorare qui ti senti davvero al Real, salvo bruschi risvegli alla domenica. Alla Fiorentina non esistono ritiri punitivi: quale punizione sarà mai passare qualche giorno qui dentro? Ma ne stiamo uscendo».


Un simile centro sportivo ha avuto parte nella sua decisione di accettare l’offerta viola? «Sì. Ho firmato un contratto lungo perché voglio vedere dieci ragazzi cresciuti qui dentro arrivare in prima squadra, e altri diventare comunque professionisti. Quando Ferrari e Goretti sono venuti a Londra era metà dicembre e la Fiorentina aveva 6 punti: ho subito detto che la classifica non mi preoccupava. Non nel senso che non fosse brutta, ma per la profondità del lavoro di cui parlavamo, e che la famiglia Commisso vuole sostenere con l’amore e la disponibilità che sono l’eredità di Rocco, un anno perso sarebbe stato rimediabile. E comunque non lo perderemo».


Dunque la famiglia Commisso non ha intenzione di vendere? «No… certo che no». 

Cosa ha imparato dalla sua esperienza al Tottenham? «La Premier League vale la NBA, le dico solo che per il mio vice il capo delle risorse umane ha valutato 50 curriculum. Lì è tutto perfetto, e di livello superiore: corrono di più ma soprattutto corre più forte il pallone, devono imparare a passarselo meglio per questo, e i campi d’allenamento sono sempre rasati e bagnati. La tecnica così viene da sé».

Istituirà qualcosa del genere al Viola Park? «Certamente. Innanzitutto, tanta formazione per i 110 dipendenti del centro sportivo. È fondamentale perché io studio ogni giorno della mia vita, mentre in Italia è tutto empirico. Parlo di numeri, non di algoritmi che è un modo per mandare in vacca il discorso: sono i numeri a darmi i nomi dei tre giocatori migliori per il ruolo che cerco, poi la scelta è mia e va anche a sensazione, l’intuito è fondamentale. Invece qui da noi passa tutto come un’opinione, e in quanto tale legittima. Invece io dico che mancare tre Mondiali non è un’opinione, è un fatto. Tremendo».

Dipendesse da lei, quali sono le prime riforme che varerebbe? «La federazione dovrebbe emanare le linee guida per i vivai come il ministero dell’Istruzione fa per le scuole. Uguali per tutti, dovrebbe controllare la loro applicazione con ispettori. A 5 anni si impara il controllo, a 6 il passaggio facendo correre veloce la palla, a 7 si comincia con l’uno contro uno. Niente classifiche almeno fino a 12 anni, parola d’ordine ‘enjoy’ come in Inghilterra - ‘divertiti’ - tattica di reparto a 13, tattica di squadra a 15. E se un allenatore ha la fortuna di avere quattro piccoli numeri 10 in una leva deve trovare il modo di metterli assieme, non schierarne uno e lasciare in panchina gli altri tre».

Riuscirete a trattenere Kean? «Spero di sì, ha una clausola d’uscita importante ma in Europa ne conoscono il valore. E aggiungo il nome di Fagioli, un centrocampista da Barcellona che gioca in Italia».

La Fiorentina punterà sulla Under 23? «Deve farlo, col Viola Park. E deve svilupparsi in ogni possibile direzione. Apprezzo molto il business che sta dietro al Como, questo sviluppo del brand del lago, in effetti un luogo bellissimo. Ma, ehm, vogliamo mettere con Firenze? Fi-ren-ze! Non scherziamo. Le potenzialità sono immense, sono qui per sfruttare le conoscenze che ho acquisito. E sì, secondo me in Serie A possono fare la differenza».