Reduce dalla sconfitta di Como il Venezia si appresta ad affrontare l'Udinese nell'anticipo dell'undicesima giornata di campionato.
Il tecnico lagunare Davide Nicola ha presentato il match nella consueta conferenza stampa prepartita. Di seguito le sue dichiarazioni riprese da TMW.
Venezia-Udinese, la conferenza stampa prepartita di Nicola
"L'avversario ha cambiato guida tecnica e può avere stimoli, non lo so e mi concentro su quello che vogliamo fare noi. Le prestazioni del Venezia sono dimostrabili a partire dall'ultima in cui ce la siamo giocata con una signora squadra. Vogliamo fare la nostra prestazione con la voglia di fare sempre meglio certe cose.
L'Udinese è una squadra che da 30 anni è in A, ora è in lotta per il nostro obiettivo ma è strutturata in un certo modo. Il Venezia cercherà di capire come può giocare per creare problemi, limitando gli avversari nelle prossime sfide. Dobbiamo essere coraggiosi, non esistono zone di campo in cui non dobbiamo essere coraggiosi. Grande concentrazione, dedizione e fiducia: le prestazioni sono l'arma migliore per avere continuità.
Il rigore di Como? Certi aspetti non li possiamo controllare e all'interno della squadra non perdiamo tempo a farlo. Cerchiamo di lavorare sulle cose che servono per migliorare. Poi la squadra ha avuto la sensazione di aver fatto un'ottima partita, abbiamo studiato cosa potevamo fare meglio, questo fa una squadra che vuole crescere.
Siamo partiti da una fase, per valutare la possibilità di essere efficaci senza recuperare passivi importanti. Credo nella capacità della squadra di sapersi difendere, che non vuol dire solo stare dietro la linea della palla, ma difendersi in maniera corale. La squadra sta avendo attenzione maniacale, in queste partite abbiamo visto quello che vorremmo proporre, difendersi e attaccare nel minor tempo possibile.
Mi aspetto che la gente ci dia una grande mano, domani potenzieremo tutti le corde vocali. Dovremo saper leggere la partita, capendo quando serve accelerare e quando avere pazienza. Mi aspetto dagli avversari le stesse prerogative, poi alcuni arrivano con una strategia più prudente e altre meno".
La scelta di Juan Jesus capitano
"Credo che anche questo è un discorso di una narrazione che andrà a perdersi, la squadra si sente rappresentata da chi rappresenta certi valori in campo e fuori. Quando sono arrivato io la situazione era questa: c'è chi è più leader tecnico in campo, chi più giocoso, non è importante il concetto di capitano, ma se la squadra si senta rappresentata per me va bene così".